ATTUALITÀ | lunedì 26 luglio 2010, 15:50
Tenda bis, storia infinita di un'opera indispensabile: quanto reggerà ancora la vecchia galleria?
Insieme con la Asti-Cuneo è l'opera più attesa dalla gente di Granda, da sempre abituata ad aspettare il completamento di infrastrutture che non arrivano mai.
L’incidente di sabato pomeriggio nel tunnel del Tenda, quasi costato la vita ad un motociclista, è solo l’ultimo evento, in ordine di tempo, legato ad una ormai purtroppo lunghissima serie d’inconvenienti e limitazioni inerenti le infrastrutture che la gente del cuneese è costretta a subire da decenni. Non solo per il vetusto tunnel.
Da 40 anni almeno questa gente operosa, intraprendente dal punto di vista lavorativo, che ha saputo importare ed elaborare il cosidetto “modello nord est” degli anni ‘90 fino a farlo diventare simbolo di qualità da imitare per il resto d’Italia, attende opere essenziali. Che non arrivano mai. Storie infinite e storie mai cominciate. Infinite come l’autostrada Asti-Cuneo, capitolo di un’opera che tratteremo a parte, attesa da almeno cinque lustri e che, nonostante i proclami, è ancora ben lontana dal vedere scritta la parola fine. Nata male, con un percorso assurdo a zeta rovesciata e che probabilmente finirà anche peggio, con quel faraonico e costosissimo progetto di attraversamento sotterraneo del Tanaro previsto nella zona dell’albese. Ma tant’è, ormai il dado è tratto: pare che i politici da quelle parti puntino i piedi, o così, o niente.
Poi ci sono le opere mai cominciate, come lo scandaloso “traforo” del Mercantour che tra la fine degli anni sessanta e settanta inghiottì un bel po’ di soldi pubblici (tantissimi), per concludersi con sontuose inaugurazioni, banchetti luculliani dei soliti politici dell’epoca ed un buco lungo non più di 100 metri nella montagna. Tutto coperto: la dabbenaggine degli uomini dal passare del tempo ed il buco da qualche camion di terra.
E poi c’è il Tenda.
Inaugurato nel 1882 come passaggio della carrozze che portavano il sale dal mare, in 128 anni, a parte qualche strato di asfalto in più e sicurezza in meno, il “traforo” è rimasto tale e quale: passare lì sotto, oggi come oggi è come fare un terno al lotto. Nonostante l’interminabile serie di lavori che costringono la chiusura della galleria nelle ore notturne da anni. Avete provato a tenere il conto di quanto tempo, per lunghi mesi, il tunnel è già stato chiuso dalle 22 alle 6? Tra ventilatori da sostituire, normative antincendio da rispettare, videosorveglianza da insatllare e Dio solo sa quant’altro, gallerie nuove ne avrebbero costruite almeno due.
Invece, siamo ancora qui a parlare del “futuro Tenda bis”. Per il quale, l’unica cosa certa è il costo preventivato: oltre 209 milioni di euro, con una quota in carico all'Italia per più di 122 milioni e oltre 87 alla Francia. Conoscere una data certa su quando partiranno i lavori non è dato sapere: ogni tanto assistiamo a qualche sopralluogo da parte dei nostri politici all’imbocco della galleria, la vetrina di un paio di telecamere, la decisione di un’altra limitazione al traffico (mal segnalata) e tutto torna come prima.
Eppure, idee a parte (se ne parla da 30 anni) a mettere nero su bianco non si è iniziato l’altro giorno, ma il 30 luglio 2001, con l’insediamento della CIG per l’esame delle soluzioni progettuali elaborate l’anno prima dal gruppo di lavoro italo francese, composto da ANAS, DDE e CTU: 10 anni per non assistere neppure ad un colpo di piccone.
Tralasciando l'infinito iter che ci ha portati fin qui, solo un anno fa, quando sembrava che le cose si mettessero finalmente bene, il 6 ottobre 2009 l’allora neo presidente della Provincia, Gianna Gancia, si sbilanciava così: “La consegna dei due progetti esecutivi e la loro approvazione è prevista rispettivamente per settembre 2010 e marzo 2011. In definitiva, nel rispetto delle condizioni attuali, si può prevedere l’inizio del lavori contrattuali a settembre 2010. La durata dei lavori sarà di 3-4 anni per la realizzazione della nuova canna, prima di adeguare quella vecchia”.
Parole pronunciate senza tener conto dell’inevitabile iter burocratico all’italiana, che quasi un anno dopo, con la situazione in normalissimo stallo, ha costretto la rampante numero 1 provinciale a correggere il tiro: “Non è facile spiegare alla comunità della Granda che 11 mesi non sono stati sufficienti per uscire dalle secche procedurali dell'appalto per passare ai cantieri. Lavoriamo e lavoreremo perché non un solo giorno vada perduto”.
No, non è davvero facile presidente, ma ci provi. Una cosa, però, ci auguriamo: il giorno, cui Lei fa accenno, non vorremmo che, più che perduto, si rivelasse fatale: qualcuno si è mai posto il problema di quanto tempo quella galleria possa ancora resistere alle pressioni cui è sottoposta?




Cesare Mandrile