| venerdì 10 febbraio 2012 03:49

| venerdì 06 agosto 2010, 11:30

Resistere, resistere, resistere… quando tutto attorno è silenzio e solitudine

La montagna vive il suo tempo consapevole di essere a volte come un’enclave medioevale in pieno ventunesimo secolo

La storia di Briga Alta, quel piccolo comune cuneese molto più vicino a Imperia che al nostro capoluogo di Provincia, raccontata dal nostro giornale, ci ha ricordato ancora una volta che la globalizzazione che rende il mondo intero simile a un villaggio, nulla può con i veri villaggi che ancora popolano le nostre montagne. 

Briga non ha l’esclusiva di quell’isolamento che trasporta in una sorta di enclave del Medioevo all’interno del Ventunesimo secolo i coraggiosi abitanti che in quel lembo di terra montagnosa si ostinano a vivere. Briga, come molti altri minuscoli comuni delle nostre vallate, vive caparbiamente il suo tempo che è molto differente dal tempo di tutte le altre persone.

In questi posti - stupendi e così ricchi di storia e umanità che il solo pensiero che tutto possa essere perduto dovrebbe allarmare ogni persona di buon senso - le regole del vivere sono inesorabilmente dettate dal ritmo delle stagioni. L’estate sempre più breve sia sotto l’aspetto climatico sia per la penuria di villeggianti, regala ai tanti posti come Briga, un po’ di vita e magari anche un briciolo di comodità. Per comodità si intende quello che in ‘basso’, ovvero nei paesi di pianura o anche in quelli montani ma non relegati tra le rocce dei monti, è la norma: telefonare, leggere i giornali, partire senza problemi con l’auto. Vivere in sostanza il nostro tempo. Essere, per un po’, XXI secolo.

Poi, quando anche i pochi villeggianti salutano giurando eterno amore ai paradisi montani mentre danno loro appuntamento all’anno successivo, per quelle poche decine di montanari che invece si fermano, quei posti tornano ad essere quello che sono: paradisi. Paradisi a volte infernali. Di normali servizi  nemmeno l’ombra. Di negozi manco a parlarne. I giornali? Non sempre arrivano. Quando la linea telefonica resiste, i più giovani possono affidarsi a Internet e sentirsi nel mondo, mentre gli anziani tornano magari alle veglie, sempre ammesso che qualche giovane ci sia ancora e gli anziani abbiamo la voglia di tuffarsi nei  racconti di masche e sarvanot com’era uso un tempo, per ingannare il tempo. Per chi suona allora la campana? Muta anche quella, perché la montagna è anche senza preti.

Il “Venerdì” attraverso le righe che compongono questo spazio si è inerpicato più volte tra i bisogni di questi borghi, anzi Comuni, che resistono a dispetto di tutto e di tutti. Ma il fare elenco dei bisogni e il ricordare l’abbandono patito da questi posti assomiglia un po’ a guardare il dito mentre la mano è protesa verso la luna.  Eppure noi che scriviamo, altro non possiamo fare se non provare a dire e ricordare, ridire e tornare a ricordare, che i doveri sono simili per tutti mentre i diritti sono un’esclusiva di molti, ma spesso non lo sono per i montanari.  

Nessuno pensa che a Briga Alta, Elva, Oncino, Chianale, Ostana, Alto, Canosio, Marmora, Bellino, Capruana – tanto per dire – debba esserci l’università o il Banco di Roma con sei sportelli, ma la consegna della posta regolare e l’arrivo dei giornali questo si.  Magari l’energia elettrica sempre e le strade aperte e praticabili tutto l’anno anche. Un minimo garantito di servizi sociali o pseudo sociali non elargiti sotto forma di elemosina dovrebbero essere la norma. Purtroppo sono la norma o quasi il non esserci.  Eppure tra le lamentele di cui sono sommersi giornali, media in generale e anche i pubblici amministratori non c’è traccia o quasi di questi antichi e moderni custodi della nostra Civiltà e della nostra Storia che sono la gente di montagna. È difficile, insomma, trovare traccia di piagnistei da parte di chi avrebbe tutte le ragioni del mondo per protestare. È difficile trovare traccia di proteste eclatanti quando non solo la protesta sarebbe sacrosanta, anche laddove la stessa dovrebbe far arrossire più di una persona.

Quando qualcuno ha la voglia di starli ad ascoltare viene fuori a poco a poco la difficoltà di vivere così fuori dal mondo, viene fuori quel senso di ‘abbandono’, ma mai una parola contro il loro eremo quotidiano. O contro quello che molti di noi vedono come un presepe popolato tutto l’anno. È gente fiera quella che ha scelto di restare in montagna. Ed è gente solida anche chi ha scelto di tornare a vivere nel paese degli avi oppure ha fatto la cosiddetta “scelta di vita”. È a tutti costoro che dovrebbero essere riservate le attenzioni di chi ha il potere di rendere meno grama la vita di una sempre più esigua pattuglia di coraggiosi.

Sappiamo bene che non è facile trovare la quadratura del cerchio, ovvero la sintesi tra i normali bisogni dei residenti effettivi e i bilanci degli Enti sovracomunali, perché guardare e sperare nei bilanci dei Comuni equivale a trovare un misto di nulla condito dall’effetto miracolo che ne accompagna l’esistenza.  Ma il fare finta di niente, l’allargare le braccia e rivolgere lo sguardo al cielo, equivale a emettere una sentenza di condanna non solo contro la montagna, ma anche (o soprattutto) contro noi stessi.        

gianpiero.ferrigno(at)targatocn.it
 

Gianpiero Ferrigno

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