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| 09 agosto 2010, 10:50

Racconigi: "Sono incazzato nero" ha inaugurato la X^ edizione della rassegna "La fabbrica delle idee"

La kermesse teatrale si svolge nell'ex ospedale psichiatrico.

Disegno di Rossana Costa Giani

Disegno di Rossana Costa Giani

"L'Africa non si ribella: emigra per la sua dignità": è questa una delle frasi più intense di "Sono incazzato nero", lo spettacolo con cui Progetto Cantoregi ha inaugurato la X edizione de "La fabbrica delle idee", la prestigiosa rassegna teatrale che si svolge ogni estate nel parco dell'inquietante ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi. Un allestimento particolarmente "politico" che con brutale franchezza ha mostrato le difficoltà di integrazione e il problematico quotidiano degli immigrati che vivono in Italia.

Autore e protagonista, Berte Bakery, uno degli straordinari attori-carcerati de "La soglia", lo spettacolo che ha reso famoso il laboratorio teatrale del carcere di Saluzzo. Giunto in Italia dalla Costa d'Avorio per sfuggire alla persecuzione etnica che colpiva la minoranza malinke, ha scoperto proprio nel teatro uno strumento per ritrovare se stesso dopo tanti momenti difficili. Tornato in libertà (vive a Carmagnola e lavora in fabbrica a Barge), ha scritto "Lividi" e "Tarabou" con Grazia Isoardi di Voci Erranti e ora - appunto - questo testo, che il regista Koji Miyazaki ha voluto mettere in scena con lo stesso Bakery e altri 11 giovani e giovanissimi africani senza esperienza teatrale, provenienti da Senegal, Nigeria e Costa d'Avorio.

Nove monologhi di forte impatto, intrecciati a coreografie tanto semplici quanto potenti grazie anche all'uso di barre metalliche (di volta in volta lance, inferiate e pesi da portare) e di scelte musicali intriganti e imprevedibili (tra l'altro: musica sacra di Bach e brani dalla colonna sonora di "Valzer con Bashir").

Ecco così sbattuto in faccia allo spettatore il fastidio per il pregiudizio, la generalizzazione etnica (marocchini-spacciatori, albanesi-mafiosi, nigeriane-prostitute, etc), la strumentalizzazione politica del senso di insicurezza e i deleteri effetti collaterali delle leggi sull'immigrazione. Ma anche la ricerca dell'identità (come nel monologo sulla bellezza e ricchezza del colore nero) e la nostalgia per una terra dove le donne tengono i bambini sulla schiena (e non nei passeggini) e si può respirare il profumo del miglio cotto.
 
MENTEINPACE
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Paolo Bogo

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