AL DIRETTORE | giovedì 26 agosto 2010, 08:58
Mauro Calderoni: “Ricostruire il Pd partendo dagli amministratori locali”
L’assessore saluzzese vede in Sergio Chiamparino l’esempio di buon governo periferico contrapposto ad un partito romano-centrico
Egregio direttore,
Era il maggio del 2008 quando, sull’onda del brutto risultato delle elezioni politiche, nacque anche nella nostra provincia un dibattito approfondito ed ampio che si estese anche al di fuori del PD. Sembrava un nuovo avvio, la nascita di un partito popolare per davvero, non spaventato dal dibattito e dal confronto, che anzi da essi traesse spunti, consensi, visibilità e radicamento.
Ovviamente era un fuoco di paglia se, dopo due anni ed un congresso, la situazione è tutt’altro che migliorata: in questi anni non è affatto cresciuto il radicamento del PD sul territorio. Certo non al Nord, dove si rischia l’estinzione di fronte al dilagare del populismo leghista. Eppure c’era l’occasione in questo lungo periodo privo di pressioni elettorali, di imbuti mediatici, di scadenze irrimandabili, di riprendere con umiltà un confronto dal basso, dalle sezioni e dalle piazze, dai piccoli comuni, dalle città, utilizzando e valorizzando la straordinaria rete di amministratori locali.
I tanti amministratori locali sono infatti l’ultimo baluardo, l’argine estremo contro la dilagante marea forza-leghista a cui si sta uniformando l’intero paese. Donne ed uomini che con la loro azione quotidiana sovvertono il luogo comune berlusconiano di una sinistra priva della cultura del fare: persone serie, operose, appassionate e disinteressate, al servizio dei cittadini, in ascolto delle loro esigenze. Nelle città e nei comuni stanno le migliori risorse del Pd ed interpretano bisogni e paure diffuse, sviandole dalla macchina della paura, dalle semplificazioni estreme, dagli incantesimi e lo fanno attraverso il buon governo, attraverso la bella politica.
Nella nostra provincia a trazione leghista è visibile in modo macroscopico questo paradosso politico poiché sei delle sette maggiori città del cuneese sono guidate da amministrazioni di centrosinistra nonostante l’orientamento politico dei cuneesi sia sbilanciato prevalentemente a destra. Questo accade anche in altre parti del paese, in molte provincie e regioni dove onesti ed operosi amministratori locali riescono ad opporre un modello di società diverso da quello che viene quotidianamente celebrato e propinato dai mezzi di informazione, mettendo quotidianamente alla prova le proprie qualità, aspirazioni, passioni civili, in uno sforzo di coesione e di sintesi per il bene dei territori che guidano.
Tra costoro uno dei più visibili e certamente tra i più capaci è Sergio Chiamparino, agli occhi dei torinesi e degli Italiani, un esempio di buon governo periferico contrapposto ad un partito romano-centrico ed immobile. Il Sindaco di Torino è uomo del Nord, l’area produttiva più importante del paese ed una delle economie più forti d’Europa; un Nord di cui sa interpretare bisogni, contenere le pulsioni ed indirizzare le energie. È anche uomo del fare, infaticabile costruttore della metamorfosi post industriale di Torino da città operaia a città di servizi e di turismo internazionale. Infine è anche dotato di grande consenso, apprezzato nel centrosinistra, ma anche fuori per come sa interpretare le istituzioni e gestire l’azione di governo.
È dunque dal basso che si può ricostruire questo partito prima che sia troppo tardi, a partire dalla selezione dei candidati, privilegiando chi ha una reale rappresentatività ed un curriculum di impegno civico. Una scelta fra questi esponenti della base, attivi nelle proprie comunità, attraverso le primarie che sono il più valido strumento di selezione dei rappresentanti reali dei territori, oltre che un efficacissimo momento di condivisione e confronto con gli elettori: questa è la strada.
Realizzando poi coordinamenti permanenti almeno a livello provinciale tra gli organismi di partito e gli eletti che ricoprono ruoli istituzionali (consiglieri provinciali, regionali ed amministratori locali) per analizzare le problematiche comuni nelle varie provincie (acqua, rifiuti, infrastrutture, trasporti, energia, scuola, welfare, economia, lavoro ecc.), per individuare delle azioni politiche coordinate, perché nessuno si senta solo nell'impegno quotidiano nel suo comune o nella sua comunità montana e nessuno viva il proprio impegno come una delega in bianco, come una semplice investitura. Solo il continuo confronto, infatti, fortifica lo spirito civico, frena le ambizioni personali, corregge le valutazioni che possono essere errate.
Infine, l'organizzazione di seminari intensivi di discussione su tali temi strategici nelle città e nei paesi più importanti di ogni provincia, per consentire agli iscritti ed ai militanti una formazione concreta e continua con la collaborazione di amministratori ed esperti. Sarebbe un modo serio di intervenire nel dibattito politico delle comunità (ormai solo teorico), uscendo dall'apatia a cui la società dei media commerciali ha tutto l'interesse a spingerci e in cui ha tutto l'interesse a tenerci.
Cordiali saluti
Mauro Calderoni
Saluzzo




