CRONACA | giovedì 02 settembre 2010, 23:00
Incidente sul Monviso: la vittima è il cuneese Giovanni Panero
Dipendente dell'ASO Santa Croce e Carle, ogni anno saliva sul Viso con alcuni amici. Ci sono volute molte ore prima di conoscere l'identità dell'uomo
E' di Giovanni Panero la salma recuperata la mattina del 2 settembre sul Monviso. L'uomo, classe 1960, padre di due figli, abitava a San Benigno, frazione di Cuneo. Era un dipendente dell'Azienda Ospedaliera cuneese Santa Croce e Carle. Come ogni anno, era salito sulla cima più alta delle Cozie assieme a tre amici e colleghi, due di Brossasco e uno di Villafalletto. I quattro, già verso le 7.30 avevano raggiunto Punta Viso, a oltre 3800 metri di quota, segunedo la 'normale'. Non avevano dormito al rifugio Quintino Sella ma, con tutta probabilità, al bivacco Andreotti, a due ore circa dalla cima. Dopo una colazione tutti insieme sulla vetta, verso le 8.30 avevano preso la via di discesa. E proprio durante la discesa Giovanni è incappato in una caduta fatale: mentre percorreva il cammino dei 'Fornelli', forse il tratto più impegnativo della via, non è riuscito ad agganciarsi ad una roccia ed è caduto, finendo al fondo del canale del Calcino, 200 metri più in basso. E' morto sul colpo.
I suoi compagni di cordata, impossibilitati a chiamare i soccorsi per l'assenza del segnale telefonico, sono dovuti scendere al bivacco Andreotti prima di riuscire ad allertare qualcuno. Immediato l'intervento dell'elisoccorso del 118 e del soccorso alpino delle Valli Po e Varaita. Il cadavere è stato recuperato già verso le 11, ma non è stato possibile, per molte ore, risalire all'identità dell'escursionista, che non aveva documenti addosso. Nella caduta, infatti, lo zaino con cui Giovanni Panero camminava è stato sbalzato via e il suo recupero è stato impossibile per ragioni di sicurezza, a causa del forte vento e del continuo scarico di pietre nel punto dove era stato individuato. Così, in assenza di documenti, per molte ore non si è saputo niente della salma recuperata.
Solo verso le 17.30, quando i tre compagni della vittima, in stato di choc, sono scesi a Castello, da dove erano partiti e dove avevano lasciato la vettura, gli uomini del soccorso alpino e i carabinieri di Crissolo sono riusciti fiinalmente a sapere le generalità dell'uomo, a fare chiarezza sull'accaduto e ad avvisare la sua famiglia. La salma, subito dopo il recupero, è stata trasportata presso la camera mortuaria dell'ospedale di Saluzzo.
Come ha commentato il sindaco di Crissolo Piero Riverdito, il Monviso è una montagna che conta una, due vittime ogni anno, come testimonia anche la cappella costruita al lato del rifugio Quintino Sella, dove vengono ricordati i tanti morti di questa montagna maestosa e irriducibile al tempo stesso.




Barbara Simonelli