AL DIRETTORE | mercoledì 08 settembre 2010, 14:20
Quel totem non era protetto: ecco perché per gli "hacker" l'ipotesi di reato non è fondata
Lettera di precisazione al nostro articolo da parte dei legali dei tre ragazzi che avevano "inserito" un filmino porno sul monitor esterno dell'ascensore inclinato
Egregio Direttore,
letto l'articolo da Voi pubblicato in data 07 settembre u.s. col titolo "Senza colpe e senza volto gli autori della manomissione dell'ascensore inclinato di Cuneo" in qualità di difensori fiduciari dei presunti "hacker" abbiamo l'obbligo di precisare - al fine delle opportune rettifiche - che con decreto in data 10.05.2010 il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale Ordinario di Torino ha disposto, quanto al reato previsto e punito dall'art. 615ter cod. pen. (accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico), l'archiviazione del procedimento non ritenendo che all'esito delle espletate indagini sussistessero "elementi per considerare fondata" l'ipotesi di reato formulata, con ciò sostanzialmente aderendo alla tesi difensiva, secondo la quale per potersi configurare una violazione dell'art. 615ter cod. pen. è indispensabile che il sistema informatico sia protetto da misure di sicurezza, mentre nel caso di specie emergeva del tutto pacificamente come il "totem", benché posto in luogo pubblico e destinato, quindi, ad essere utilizzato indistintamente da tutti i consociati, ne fosse completamente privo. Appare dunque errata l'affermazione, contenuta nell'articolo in questione, secondo cui i nostri assistiti sarebbero sottoposti a processo.
Quanto alla residua ipotesi di reato contestata ai nostri clienti, pubblicazioni e spettacoli osceni prevista e punita dall'art. 528 cod. pen., il fascicolo è stato trasmesso per competenza territoriale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Cuneo e si trova ancora in fase di indagini.
Cordiali saluti.
Avvocati Massimo Taricco e Alessandro Ferrero




