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Attualità | 25 settembre 2010, 08:47

La collina del Monserrato? Per i borgarini è un patrimonio da difendere

A Borgo, serata dibattito sul piano regolatore che destina l'area ad uso residenziale. Varrone: "Vorremmo acquisire l'area ma per il momento non abbiamo risposte"

La vista di Borgo dal Monserrato

La vista di Borgo dal Monserrato

Che sulla collina di Monserrato esistesse un castello è documentato da diversi testi e carte storiche. Sicuramente si trattava di una fortezza, un importante luogo strategico per il controllo sulle valli che partono da Borgo e sui passaggi per la Francia e la costa; un edificio situato in alto, con un’ottima visuale e perfettamente in contatto visivo con le altre roccaforti della zona, da Roccavione a Vignolo. Oggi però di quel castello, che ha subito distruzioni e ricostruzioni nei secoli e che fu sede di incontri importanti, come quello tra Federico Barbarossa e Raimondo Berengario, non restano che pochi ruderi, forse i resti di una delle torri di guardia e di un edificio chiamato “la chiesaccia”.

Durante la scorsa estate sono state sollevate diverse polemiche, più o meno accese, sulla destinazione che il Piano regolatore ha previsto per la zona: residenziale. Si è diffusa l’idea che quel che resta del castello possa essere definitivamente demolito per lasciare spazio a nuovi insediamenti abitativi. Si sono mosse, quindi, diverse associazioni e molti cittadini per cercare di informare l’opinione pubblica sulla vicenda. Tra le iniziative, l’ultima è partita dall’associazione “Amici di Monserrato", che ha organizzato, giovedì sera, un incontro con il prof. Franco Actis Alisina, che ha messo in luce la necessità di “ricordare il nostro passato, perché un popolo che non conserva le tradizioni e ciò che gli è stato lasciato dai vecchi è destinato a morire”.

La storia geologica della collina di Monserrato è stata affidata al prof. Domenico Sanino, presidente di Pro Natura, che ha collaborato nell’organizzazione della serata, ed è tra le associazioni che hanno presentato le loro osservazioni al Piano regolatore. Il professor Sanino, poi, ha illustrato la storia nota del castello, tra distruzioni e ricostruzioni, che inizia nel 1153, fino al crollo definitivo dopo la rivoluzione francese, passando di proprietario in proprietario, seguendo le vicende storiche di Borgo. La parola è passata in seguito al prof. Mario Bongioanni, agronomo, che ha presentato le varietà di piante presenti nel parco Grandis, all’interno del quale si trovano i ruderi del castello.

Ospite della serata, oltre ai relatori, era il sindaco di Borgo, Pierpaolo Varrone, che ha colto l’occasione per fare chiarezza sulla vicenda del Piano regolatore. Nel 1996 arrivò da parte dei proprietari del terreno la richiesta di edificazione sul crinale del parco Grandis, nella zona dove insistono i ruderi. Il consiglio comunale accolse la richiesta e inserì la modifica di destinazione del Piano regolatore. Già nel 1999, quindi, era stato riconosciuto il diritto di costruire. “Quando nel 2002 si è insediata la nostra Giunta – ha spiegato Varrone – abbiamo espresso da subito la nostra contrarietà a questa scelta. Il Comune però non può togliere al privato cittadino il diritto di costruire, se non a seguito del pagamento di un indennizzo, ammesso che la controparte lo accetti. Nel 2008 la famiglia Grandis ha venduto il terreno ed è stata presentata dai nuovi proprietari una richiesta di edificabilità. Il Comune ha sospeso il procedimento, imponendo al privato di richiedere il parere della soprintendenza e di effettuare un sopralluogo congiunto. Ad oggi non sono arrivare risposte, quindi non si corre il rischio che inizino pratiche edilizie. Non possiamo fare altro che cercare di rendere il meno possibile appetibile la costruzione, ma il nostro impegno, come Amministrazione, è quello di arrivare ad acquisire l’area. Il problema è che non otteniamo risposte, mentre l’unica via che possiamo percorrere è quella di arrivare ad ottenere la cessione dell’area”.

Barbara Reghezza

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