CRONACA | sabato 16 ottobre 2010, 17:30
Processo Caboni-Morzenti: l’accusa chiede la condanna rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione
Due persone socialmente pericolose, questa la conclusione dell’accusa nel processo che vede imputati il tenente colonnello della G.d.F e il presidente della F.I.S.I per sei episodi di concussione
Due persone socialmente pericolose, avvezze al reato, specializzate in concussioni, che agivano seguendo piani ben premeditati, con metodi abituali che si ripetevano sempre nello stesso modo, dalla scelta delle vittime alle modalità di attuazione delle concussioni: è questa la conclusione del dott. Alberto Bernardi, pubblico ministero al processo che vede come imputati per concussione il tenente colonnello della Guardia di Finanza Maurizio Caboni e il manager Giovanni Morzenti, che ha presentato questa mattina al tribunale di Cuneo le proprie richieste di condanna al termine di una requisitoria durata circa quattro ore.
Il dott. Bernardi ha ripercorso le sei vicende oggetto del processo, le presunte richieste di denaro fatte all’imprenditore Walter Lannutti, al commercialista Stefano Beltritti, ai due titolari della Bi.esse di Fossano Trigari e Sarvia, all’imprenditore Sergio Pejrone e al costruttore Osvaldo Arnaudo, fissando in sequenza i contenuti delle denunce fatte dalle parti offese – di cui solo Trigari e Sarvia, Arnaudo e Pejrone costituiti in giudizio – e confrontandoli con la cronologia dei fatti oggetto di contestazione, con i riscontri documentali di quelle denunce tramite l’utilizzo dei tabulati telefonici e delle intercettazioni ambientali, con le dichiarazioni dei vari testimoni chiamati a deporre in giudizio.
Secondo l’accusa tutto il materiale raccolto non solo proverebbe che quegli episodi si configurarono come veri e propri atti di concussione, ma che alla base ci fosse un vero e proprio sodalizio criminale tra due persone legate da uno stretto rapporto di amicizia. Più volte nel corso della requisitoria il dott. Bernardi ha ribadito che tutti i fatti in discussione al processo non debbano essere configurati come reati di corruzione, atti che comporterebbero un ruolo attivo e consapevole da parte della persona cui viene chiesto il denaro, ma che sono da considerare, e giudicare, come veri e propri atti di concussione nei confronti di persone poste in un evidente stato di soggezione e timore per eventuali ritorsioni. L’aver agito sfruttando il proprio ruolo, conoscenze e sfere d’influenza, costituirebbe in pratica, secondo l’accusa, il cardine su cui posa tutto l’impianto degli episodi in discussione.
A tutte le parti offese, questa la tesi dell’accusa, sarebbe stato prospettato un vantaggio dalla dazione di denaro: favori e benevolenze che avrebbero potuto però trasformarsi in altrettanti danni rilevanti qualora l’accordo non fosse stato raggiunto. E tutti, più che credere a vantaggi e favori futuri, avrebbero ceduto alle richieste di denaro per evitare guai peggiori. Nessuno dei due imputati, secondo l’accusa, sarebbe quindi meritevole delle attenutati generiche, né la loro incensuratezza sarebbe un elemento giustificativo di una tale concessione.
Il dott. Bernardi ha giudicato negativamente anche la condotta processuale dei due imputati che non si sarebbero sottratti neanche al tentativo di inquinamento delle prove: un punto della requisitoria, questo, che ha sollevato le aspre critiche dei difensori di Giovanni Morzenti i quali hanno inviato alla nostra redazione una replica in merito – e che alleghiamo in link – e di cui torneremo a rendere conto in occasione delle arringhe difensive della prossima settimana.
Per entrambi è stato quindi chiesto che tutti i reati contestati vadano considerati in continuazione fra loro e il dott. Bernardi ha concluso con la richiesta di condanna per Maurizio Caboni a 10 anni di reclusione e a 7 anni per Giovanni Morzenti. Dopo il pubblico ministero hanno parlato gli avvocati Leone, per Sergio Pejrone, e l’avvocato Macchia per Trigari, Sarvia e Arnaudo: entrambi, oltre a sottolineare alcuni passaggi dell’inchiesta, hanno chiesto un risarcimento per i propri assistiti quantificato in 100.000 euro per Pejrone, 50.000 euro per Arnaudo e 50.000 euro ciascuno per Trigari, Sarvia e la Bi.esse.
Sabato prossimo sono in programma le conclusioni dell’avvocato Ferrero per Giovanni Morzenti e dell’avvocato Galasso per Maurizio Caboni. L’avvocato Anfora, sempre per Giovanni Morzenti, ha chiesto invece di parlare sabato 30 ottobre; dopo di che ci sarà lo spazio per eventuali repliche prima della sentenza.
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Camilla Pallavicino