ATTUALITÀ | sabato 12 febbraio 2011, 17:31
Il senso del comico dal teatro greco al cinema di massa
Gli atti del convegno monregalese del 2010 in un volume presentato a Mondovì
Un percorso che parte dal teatro e dalla letteratura greca e arriva sino al cinema, in un viaggio dove il senso del comico resta sempre presente e costante. Gli Atti del Convegno monregalese “Il senso del comico e la commedia”, in collaborazione con l’Associazione Italiana di Cultura Classica pubblicati in un volume curato dal Professor Stefano Casarino, insegnante presso il Liceo Classico Beccaria di Mondovì, e dal Professor Amedeo Alessandro Raschieri, filologo dell’Università di Torino, sono stati presentati nel pomeriggio di venerdì 11 febbraio presso la Sala Conferenze a Mondovì. Oltre i due curatori, al tavolo dei relatori era presente il Professor Paolo Lamberti, anch’egli del Liceo Beccaria e Pietro Meineri, in qualità di studente del liceo Classico di Mondovì.
Ad aprire il dibattito ci ha pensato il Professor Casarino con tre citazioni autorevoli a rimarcare l’importanza del linguaggio, con “la necessità di una parola onesta, di una precisione del linguaggio. Commedia e tragedia sono parole che designano un genere, sono altresì parole di sentimento con una funzione riflessiva. Dalle fonti classiche leggiamo che il comico si intreccia con altri generi. La comicità è uno specchio ribaltatore e incendia la realtà e le intelligenze. Di queste cose si parla un po’ a scuola, ma c’è la necessità si uscire ad altri livelli, fuori dalla Scuola, su livelli di Provincia di Cuneo, di Regione Piemonte e di Regione Liguria, dove abbiamo deciso di portare a conoscenza il volume pubblicato”.
Pietro Meineri ha parlato della sua condivisione dal punto di vista di studente con la comicità “genere che ha saputo sempre reinventarsi, che resa presente sino ad oggi, magari nelle sue forme più volgari, ma è presente. Sono convinto che la realtà scolastica possa e debba aprirsi alla gente, può educare noi ragazzi a vivere nella società, aprendosi ad essa. Purtroppo la cultura è sempre più sterile, senza pubblico, ciò che abbiamo voluto fare noi è condividere questa esperienza di cultura con parte della popolazione che qui oggi si è presentata”.
Il Professor Lamberti e il Professor Raschieri hanno avuto modo di analizzare più tecnicamente i loro interventi e la struttura del volume in sé. Paolo Lamberti ha parlato di “uno studio quasi strutturalista, senza i fanatismi di quarant’anni fa, ma utile a dare un tocco meno impressionistico con lo studio filologico, di confronto con i testi. Ad una parte generale è seguita una parte più tecnica, con lo studio anche delle metriche classiche, e di temi che non si affrontano più nella Scuola odierna. Il comico è libertà di espressione, e non si può non attualizzare,; il comico è una pratica feroce, si ride di tutto, non può esistere nel comico l’odierno politically correct, si ride dei politici, degli etero e degli omosessuali, delle donne, dei preti e dei politici, la comicità non può risparmiare nulla in nome del pudore”.
Il Professor Raschiero ha dato saggio al pubblico del suo lavoro “che parte dalla studio di Plauto, con qualche incursione nell’età medievale; poiché un classico si può e si deve rileggere guardando al tempo in cui si vive, anche attualizzando la storia”. La chiusura del dibattito è spettata al Professor Casarino che ha salutato il pubblico dicendo “Ora ci chiederete perché bisogna acquistare il volume, se siamo venuti qui a raccontarlo, ebbene, gli interventi sono stati rivisti, riletti e studiati ulteriormente dagli studiosi intervenuti al convegno”.
Casarino ha poi tenuto salutare i due Presidi che si sono succeduti sullo scranno del Liceo Beccaria Agostina Dalmazzo e Franco Russo, “il quarto personaggio, colui che agisce ma che non parla quasi mai. Questo sono stati i nostri dirigenti che hanno permesso di svolgere questo lavoro e che lo permetteranno ancora”. Russo ha poi salutato e ringraziato gli intervenuti, rimarcando l’importanza di questi luoghi e momenti di cultura rammaricandosi del fatto che “purtroppo, numeri alla mano, siamo un Paese dove sono più i libri che si scrivono, di quelli che si leggono”.
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Simone Floccari