POLITICA | martedì 01 marzo 2011, 11:34
CasaPound: le impressioni del presidente dell'Istituto Storico della Resistenza
Livio Berardo: "Non tutti i giovani hanno a che fare con Casa Pound o Askatasuna, ma 20 anni di tv berlusconiane, grossolani revisionismi e svilimenti della scuola pubblica hanno ridotto il patrimonio storico delle ultime generazioni a un cumulo di macerie"
La manifestazione di sabato 26 febbraio a Cuneo come era stata decisa unanimemente dal Comitato antifascista contro ogni provocazione neofascista era un presidio in piazza del Municipio, simbolo della medaglia d'oro della città per il suo contributo alla lotta di Liberazione e atrio alla impareggiabile lapide di Piero Calamandrei. Come tale, la manifestazione si è svolta regolarmente. Terminati gli interventi, essa era conclusa. La responsabilità di quanto accaduto dopo ricade tutta e solo su chi è venuto da fuori provincia con l'intenzione di cercare lo scontro fisico, atteso dalla parte opposta come un'impagabile patente di vittimismo.
Nel mio breve intervento a nome dell'Istituto storico della Resistenza avevo cercato di ricordare il valore della memoria e il ruolo della storia come "magistra vitae". Non credo di essere stato prolisso o noioso, ma, guardando verso il gruppo dei torinesi per nulla attenti se non sprezzanti, ho visto, come diceva Gramsci, che la "maestra di vita" ha spesso pochi scolari disposti ad ascoltarla. Altrimenti non esisterebbe un gruppo che porta il nome di una organizzazione basca dichiarata terroristica e incompatibile con gli ordinamenti democratici non da una corte qualsiasi, ma dal Tribunale dei diritti dell'uomo né si considererebbero forme normali di lotta le occupazioni degli alloggi, dal momento che anche i gruppi di estrema destra vi fanno ricorso e soprattutto si terrebbero gli occhi bene aperti di fronte agli intrichi, alle metamorfosi, alle complicità antagoniste che possono formarsi o si sono formate in passato (destra "sociale", fascismo "di sinistra" ecc.).
Sul versante opposto non esisterebbe un gruppo che utilizza il nome del poeta Ezra Pound, nonostante la diffida della figlia e unica erede, sapendo che l'analisi politica dell'amico di Eliot (ma anche di Pasolini) non era pari alla forza immaginifica dei suoi canti. L'odio per l'usura, in Pound concetto dantesco, cioè medioevale, non si traduceva in vero e proprio anticapitalismo. Mai come sotto Hitler e Mussolini il grande capitale ebbe il pieno dominio dell'economia. Nel 1943 Mussolini, rimesso dai tedeschi a capo di uno stato fantoccio, tentò con la Carta di Verona di riconquistare il favore popolare, promettendo casa e lavoro per tutti, abolizione della monarchia, socializzazione delle fabbriche (Repubblica sociale). La classe operaia, che con gli scioperi di marzo era stata alla radice della caduta del regime, non gli credette e continuò a osteggiarlo, a fornire quadri alla resistenza e a preparare la spallata finale.
Fortunatamente non tutti i giovani hanno a che fare con Casa Pound o Askatasuna, ma vent'anni di televisioni berlusconiane, altrettanti di grossolani revisionismi e continui svilimenti della scuola pubblica hanno davvero ridotto il patrimonio storico medio delle ultime generazioni a un cumulo di macerie, tra le quali possono attecchire tutte le teorie più aberranti.
Livio Berardo, presidente dell'Istituto storico della Resistenza di Cuneo
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