POLITICA | martedì 22 novembre 2011, 08:33
Appello dei sindaci del territorio alla Regione Piemonte: “Non chiudete le Comunità Montane!”
Ma è tutto inutile: la Regione ha deciso di calare il sipario su questi Enti che entro la fine di novembre riuniranno presumibilmente per l’ultima volta i loro Consigli
La prossima settimana tornerà a riunirsi il Consiglio della Comunità Montana del Monviso: lo vogliono le scadenze tecniche dovute all’approvazione dell’ultima variazione di bilancio. Sarà con ogni probabilità la recita finale, prima che su questo e su tutti gli Enti montani la Regione Piemonte cali definitivamente il sipario.
La scorsa settimana frattanto, un documento redatto dall’Unione Nazionale Comuni, Comunità e Enti Montani del Piemonte, è stato sottoposto in tutta fretta per la firma a tutti i sindaci del territorio interessato dal “taglio”. L’Ente montano delle Valli del Monviso ha addirittura inviato a mo’ di messaggero un proprio impiegato, al domicilio di tutti i “suoi” sindaci per far siglare loro l’urgente missiva. Sembrerebbe una sorta di fulmine a ciel sereno e non invece “cosa” trita, ritrita e risaputa, ribadita ad ogni incontro con l’assessore competente Elena Maccanti.
La missiva dell’Uncem, controfirmata da non si quanti primi cittadini, parte con una constatazione: quella “che le Comunità Montane gestiscono attualmente per delega dei Comuni da un minimo di 5 ad oltre 20 servizi comunali”. Poi, rileva “che le Comunità Montane non sono ‘un costo’ per la comunità regionale, bensì una grande risorsa visto che ‘costano’ alla Regione appena il 30% dell’attività che producono (nel 2009 le Comunità Montane – a fronte di un finanziamento regionale di 23 milioni di euro – hanno realizzato attività per oltre 71 milioni di euro”. Quindi rammentando che la stessa “Uncem Piemonte ha più volte, su sollecitazione degli Assessori regionali alla Montagna ed agli Enti locali, espresso la disponibilità degli Enti rappresentati a adottare nuovi e più rigorosi criteri di montanità, purché i parametri non siano esclusivamente altimetrici, ma tengano conto delle effettive e differenti peculiarità territoriali tra Alpi ed Appennini ed all’interno della stessa catena alpina e rivedere – ove opportuno – gli accorpamenti del 2008 per costituire Comunità più rispondenti ai criteri di omogeneità e coesione dei territori” arriva la proposta appello alla Regione Piemonte.
Una proposta che chiede di “confermare le Comunità Montane nelle loro attuali funzioni, ivi compresi la stipula delle convenzioni con i Comuni di qualsiasi dimensione demografica, per la gestione associata, sia obbligatoria che facoltativa, delle funzioni e dei servizi comunali, di ridefinire il titolo di montanità dei Comuni e quindi l’appartenenza alle Comunità Montane sulla base di criteri oggettivi stabiliti dal Consiglio Regionale” ma invita anche, eventualmente, a “procedere – d’intesa con i Comuni interessati e le Comunità Montane – alla revisione delle aree omogenee anche con la separazione di Comunità Montane aggregate dalla Legge Regionale del 2008 ove ne ricorrano le richieste del territorio e le esigenze oggettive”.
L’impressione è che sia tutto inutile. Prova ne sia che qualcuno da queste parti, quatto quatto, ha nel frattempo già cercato un altro “posto” al caldo sole della politica.
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Walter Alberto