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AL DIRETTORE | venerdì 03 febbraio 2012, 17:09

La lettera di un disabile al presidente Cota: "Allunga le tue mani verso noi"

Il lettore Gian Paolo Sandri si rivolge al Governatore del Piemonte

Roberto Cota

Gentilissimo Presidente della Regione Piemonte,

sono di nuovo qua a scriverti per l’ennesima, non perché è mio divertimento, ma perché come ti scrissi già mesi fa i tagli che hai "pensato e attuato" con la tua Giunta nei confronti di noi disabili e delle nostre famiglie ci mettono proprio in difficoltà. Tagli che ricadono interamente sui servizi assistenziali, sul sostegno nelle scuole, sull’affiancamento degli educatori e anche sui centri diurni. E non solo. Perché la riduzione degli stanziamenti dedicati al welfare, e in particolare all’handicap, ricade su chi vive tutti i giorni la disabilità: La famiglia è la prima ad essere colpita dai tagli. La disabilità è un problema sociale, non privato, per questo siamo venuti a Torino sotto casa tua, ma tu non c'eri….

Forse fatichi a capire che sono in tanti, ma proprio tanti, quelli che ci vogliono bene davvero e che con noi non si danno pace nel vedere la tua totale assenza. Ti ho visto poco fa in un servizio in tv, eri nel duomo di Novara a dare l'ultimo saluto al nostro ex presidente della Repubblica Scalfaro, eri assorto, a mani giunte, e sembravi preoccupato e triste. Ho pensato: forse di fronte al mistero del dolore anche tu intuisci che qualcosa nella nostra regione non funziona, che anche noi disabili stiamo davvero faticando a causa di tue decisioni prese e altre non prese.

Presidente Cota, non credo che tu voglia assistere ad un lento massacro dei disabili e delle loro famiglie, ci sono voluti anni per cercare di riprenderci la nostra dignità, e ci vuole davvero poco per ricadere nel baratro. Per questo ti chiedo la cosa più importante per noi: ascoltaci Presidente, dacci un po’ del tuo tempo, allunga le tue mani verso di noi, guardaci negli occhi e ascoltaci, scoprirai che le nostre richieste non sono poi così lontane da quello che tu come uomo, come marito e come padre chiedi alla vita per la tua famiglia.

E se partiamo da questo, davvero potremo lavorare insieme per continuare a dare dignità a tutti, ma se anche questa volta tu fai finta di niente e passi oltre, noi non potremo più permetterci il lusso di far finta di niente…

Sandri Gian Paolo

 

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