CRONACA | venerdì 03 febbraio 2012, 10:46
La Guardia di finanza di Bra scopre truffa ai danni dell’Inps per 460 mila euro
Percepivano l’assegno sociale, ma erano di fatto all’estero. Nei paesi come Marocco, Macedonia, Albania, Argentina si godevano quanto ricevuto indebitamente
All’anagrafe risultavano residenti in Italia ma, di fatto, si trovavano nei loro Paesi d’origine (Marocco, Macedonia, Albania, Argentina) a godere di quanto indebitamente percepito ogni mese. E’ quanto appurato dal Nucleo Mobile della Compagnia Guardia di Finanza di Bra che, dopo un’accurata indagine durata circa un anno, ha denunciato alla Procura della Repubblica di Alba, per il reato di truffa aggravata, 53 extracomunitari che avevano illecitamente ottenuto assegni sociali dall’INPS, per un valore complessivo di circa 460.000 euro.
L’attività investigativa portata avanti dagli uomini del Capitano Luciano Cotroneo, con la fattiva collaborazione degli Uffici INPS di Alba e Bra, è stata incentrata sulla verifica della sussistenza dei presupposti necessari per ottenere l’assegno sociale che l’ente previdenziale eroga a favore di persone in condizioni economicamente disagiate e per la cui assegnazione non servono contributi versati: basta aver compiuto 65 anni d’età ed essere stabilmente e effettivamente residenti nel territorio italiano.
Dai controlli svolti e dai vari sopralluoghi eseguiti nei confronti di un centinaio di nominativi acquisiti presso gli uffici INPS è emerso che oltre il 50% degli interessati era solo apparentemente in possesso dei requisiti necessari. 53 tra i beneficiari di assegno sociale, infatti, di nazionalità Albanese, Macedone, Marocchina ed Argentina, giunti in Italia grazie ad istanze di ricongiungimento familiare, risultavano sistematicamente assenti dal luogo in cui avevano dichiarato di risiedere. I militari, quindi, hanno formalmente invitato a presentarsi in caserma ognuno di costoro, individuando così 5 beneficiari di “assegno sociale” che erano, da tempo, rimpatriati in via definitiva, mentre altri 48 trasgressori, avvertiti da familiari e conoscenti delle verifiche in corso, sono rapidamente rientrati in Italia, nel tentativo di non essere scoperti, ma l’esame dei timbri apposti sui loro passaporti ha confermato che essi erano rimasti all’estero per lunghi periodi, perdendo, quindi, il requisito della residenza effettiva e stabile nel nostro Paese. Due tra i responsabili della frode sono riusciti ad incassare indebitamente sino a, circa, 40.000 euro ciascuno. Ai denunziati, sarà ora revocato il beneficio indebitamente ottenuto e chiesta la restituzione del denaro illecitamente percepito (c.s.)
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