mercoledì 30 luglio 2014 23:15

Attualità | mercoledì 28 marzo 2012, 11:30

Il meteorologo Luca Mercalli a Saluzzo: "Come si cura la febbre del pianeta"

Condividi |  

Lo studioso fa il pieno di energia per la sua auto elettrica in piazza Cavour

Luca Mercalli in piazza Cavour

Prima di ripartire “un biberon di energia” con il cavo attaccato all’erogatore di corrente, sotto l’ala di ferro di piazza Cavour. La macchina elettrica di Luca Mercalli, era in ricarica ieri mattina davanti a palazzo Italia, dove il meteorologo ha tenuto la lezione “Come curare la febbre del pianeta”, per gli studenti delle scuole superiori, in programma nell’ambito della Settimana della Scienza.

Bisogna andare verso nuovi modelli culturali, anche nella mobilità ha detto. “C’è chi è contento di aver tanti cavalli sotto il sedile e di sgommare con il Suv. Io,  di guidare questa macchina con il cervello, come sono contento di vedere quanta  energia ho prodotto in casa mia con i pannelli e la pompa  solare”. Mercalli guida un’auto completamente elettrica che fa 120,130 chilometri con una carica, è ad emissione 0, interamente riciclabile con la batteria al litio.

Invece di grosso e potente, piccolo e efficiente è meglio – ha detto- Si cambia slogan, come dobbiamo cambiare paradigma di riferimento e obiettivi di felicità per salvare il futuro del pianeta e noi stessi”. Non è l’unica dimostrazione pratica di ieri a Saluzzo del meteorologo, che non ha bevuto l’acqua nella bottiglietta di plastica, per evitare rifiuti,”anche se proviene dal Monviso e quindi a km.0. Meglio l’acqua in caraffa” ha suggerito.

Viviamo sulla buccia di uno spicchio di una mela  in sette miliardi di persone” è stata la sua esemplificazione alla platea, compiendo un cammino nella storia dell’uomo, dall’uso dell’energia solare a quella a vapore e fossile, per arrivare ad un punto di partenza fondamentale da cui iniziare la riflessione: Aurelio Peccei, torinese fondatore del Club di Roma e ispiratore del celebre rapporto del Mit sui “Limiti dello sviluppo” del 1972, in cui si pose il problema delle risorse limitate del pianeta e creò il primo modello di come funziona il mondo. Modello a cui nel 2006, 30 anni dopo, i ricercatori di Boston, diedero ragione. “Ma intanto abbiamo perso 30 anni, oggi 40, la luce rossa è sempre più vicina”. 


La crescita demografica da lineare è diventata esponenziale. Oggi siamo 7 miliardi, nel 2050 saremo 9 miliardi e dobbiamo imparare a guidare questo processo: ora stiamo vivendo al di là dei nostri bisogni, perdendo la biodiversità, le specie animali, modificando il clima e il ciclo dell’azoto. “Anche l’aspettativa di vita, quella sana, non cresce più. Stiamo usando il 35 per cento in più delle risorse, attingendo al credito del capitale storico del pianeta a scapito delle future generazioni”. Quale la ricetta per rientrare nei limiti di sostenibilità ? Scendendo di consumi, stabilizzando la popolazione, imparando ad usare bene le risorse e riciclando tutto. Senza dimenticare un nuovo modello culturale che sostituisca quello consumistico, che sposti l’asse della competitività verso quello della convivialità.

Rivolto agli studenti, che nel 2050 saranno nel pieno degli anni: “se non lo faremo avremo bisogno di due terre e se i 9 miliardi volessero vivere secondo il modello americano, avremmo bisogno di altri 7 pianeti”.

Anche riguardo al clima, è spia rossa. “Oggi è sbilanciato il sistema climatico naturale, gli ultimi 10 anni sono stati i più caldi del pianeta, si stima degli ultimi 5 mila anni, i 15 giorni di freddo di febbraio non si avevano da trent’anni,  ma è un fenomeno temporaneo e locale”. Sul quesito glaciazione o surriscaldamento ha risposto: “Ci sono tante anomalie ma la media è che la terra si stia riscaldando con un grado in più nell’ultimo secolo. I ghiacciai si stanno riducendo. Dobbiamo riuscire a contenere l’aumento nei limiti di sicurezza di 2/3 gradi. 7 gradi è la stima se la situazione ci scappa di mano con  conseguenze ingestibili. Il livello dei mari cresce di 3 millimetri l’anno. Nel 2100 avremo quasi un metro di mare in più”.Ancora una volta con conseguenze gravi anche di carattere geopolitico.

Altro problema ha continuato Luca Mercalli, il suolo utilizzato non per il cibo ma per fare capannoni e il suolo cementificato è perso per sempre. “Dobbiamo conservare la terra come i gioielli di famiglia per il futuro delle nostre generazioni”.

Vilma Brignone

Indietro

Versione standard