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Cronaca | lunedì 09 luglio 2012, 14:15

Omicidio di Fatima: il fratello della giovane uccisa tenta di aggredire l'imputato in aula

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Il processo è ormai alle battute finali. Momenti di tensione pochi minuti dopo l'inizio della requisitoria del pm

I carabinieri a casa di Fatima dopo l'omicidio

Era iniziata da circa mezz'ora la requisitoria del pm Attilio Offman, quando la mamma di Fatima non ha più retto. Si è alzata e ha iniziato ad agitarsi. Il figlio Mohamed ha cercato di calmarla, poi anch'esso si è lasciato prendere dalla tensione e con un balzo felino si è scagliato contro Abdelilah Mabrak. Gli agenti della polizia penitenziaria e le forze dell'ordine presenti in aula hanno a fatica fatto allontanare dall'aula i familiari di Fatima, quando già Mohamed era riuscito a colpire con un pugno Mabrak alle spalle. Il Presidente Paolo Perlo è stato pertanto costretto ad emettere un'ordinanza di espulsione e di divieto di assistere per la madre ed il fratello anche per le prossime udienze “per gravissima turbativa”.

Oggi e domani la pubblica accusa ripercorrerà l'impianto accusatorio per dimostrare che fu proprio Abdelilah Mabrak, e non Ivan Vercellone, ad uccidere con 49 coltellate Fatima Mostayd nel suo appartamento a Dronero, il 7 febbraio 2011.

Alcuni degli elementi che, secondo il pm, inchioderebbero l'imputato. Fondamentale il fatto che Mabrak avesse confermato che quel giorno quando si recò a casa della ragazza, c'era della musica araba che arrivava dall'abitazione. Circostanza appurata dall'esame del pc di Fatima, che si era collegata ad un sito di musica etnica e che spense l'apparecchio all'arrivo dell'imputato. Le 14 e 46: ora rimasta cristallizzata e che coinciderebbe con il possibile momento della morte della ragazza, calcolata dal medico legale in un arco di tempo fra le 14.30 e le 15.30.

Mabrak sarebbe stato solo e non, come lui stesso ha raccontato, in compagnia di Vercellone, che si è costituito parte civile. Il quale, secondo l'imputato, avrebbe ucciso Fatima dopo che questa gli avrebbe negato un prestito in denaro. Il pm Offman ha spiegato perché Vercellone non poteva essere in via Solferino, a Dronero, quel giorno. Partendo dai tabulati telefonici con la prova che lui era sempre rimasto in casa sua, a Caraglio, alla circostanza che non sono state trovate tracce della sua presenza nella casa di Fatima. Neppure una. Mentre numerose, di contro, le impronte dattiloscopiche ed ematiche di Mabrak ritrovate sul luogo dell'omicidio.

L'imputato avrebbe cambiato versione dei fatti fin dal primo momento e si sarebbe contraddetto più volte. “La tecnica di Mabrak è stata quella di cercare di riportare su Vercellone il vissuto reale che lo riguardava”, ha detto il pm.

Le impronte dell'imputato trovate a casa di Fatima non erano giustificate. Lui stesso infatti aveva detto che in quella casa c'era stato solo molto tempo prima, mentre le tracce dattiloscopiche rilevate erano recenti. Ma ancora più gravi le prove date dalle tracce di materiale biologico che sarebbero state attribuite a lui e che furono rinvenute sui vestiti di Fatima. “Questo non è un processo indiziario ma a prova diretta” ha detto il pm Offman . “Il DNA ci dimostra che è stato proprio lui ad uccidere Fatima. L'imputato non ha saputo dare nessuna spiegazione del perché fosse presente il suo DNA sui pantaloni e la maglia della vittima. Mabrak ha sempre detto che non ci fu contatto diretto con lei”.

Infatti, non avrebbe neppure tentato di soccorrere la povera ragazza quando, secondo il suo racconto, Vercellone avrebbe finito di accoltellarla. “Non ha prestato soccorso perché è lui l'autore dell'omicidio. Se Fatima si fosse salvata, avrebbe potuto indicare in Mabrak il colpevole”.

Domani il pm concluderà la requisitoria con le sue richieste.

Monica Bruna

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