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Eventi | domenica 07 ottobre 2012, 15:39

Sgarbi, Assessore alla rivoluzione, trascina il pubblico a Saluzzo tra arte, cultura e politica

Non molla la presa sull'Ex Spada Reale di Busca, rilancia il progetto Stati Generali della Cultura del Piemonte cui Saluzzo non ha partecipato e richiama nel pubblico una coscienza profonda dello stato dell’arte

Sgarbi

L’istrionico personaggio televisivo, il polemista, il politico, l’ onorevole e  il professore, lo scrittore e il critico d’arte, tutte le  varie carriere di Vittorio Sgarbi, sono confluite nella sua lectio magistralis, di  venerdì 5 ottobre, nella chiesa di San Giovanni di Saluzzo, gremita di pubblico.

Un’ora e mezza tutta d’un fiato, durante la quale, con indiscusso eloquio, condito come sempre da provocazioni, ha illustrato la tesi contenuta nel suo ultimo libro “L’arte è contemporanea. Ovvero l’arte di vedere l’arte”, parlando a tutto campo di cultura e strategia politica.

Sgarbi ancora una volta a Saluzzo e in questa occasione  in veste di super guest  del secondo appuntamento de “La Santità Sconosciuta- Piemonte Terra di Santi” che ha visto nella stessa serata, i fratelli Chiarlo, organizzatori della manifestazione, esibirsi con bravura in un programma di Mozart e Cilea, Ivan  al pianoforte e Natascia come soprano, accompagnati dall’Orchestra “Arturo Toscanini” diretta da Leopoldo Lo Sciuto.

Il padre Sergio, ha invece diretto l’apprezzato ritorno in scena del coro femminile Milanollo di Savigliano di cui è fondatore.

C’è lo Sgarbi “politico” nell’incipit della lezione e parte dal Sud, dall’esperienza di sindaco di Salemi, (incarico da cui si è dimesso a fine febbraio dopo lo scioglimento dell’ente comunale trapanese per infiltrazioni mafiose) e arriva al Nord, in Piemonte, investito dal comune di Baldissero d’Alba della carica di Assessore alla Rivoluzione  “perché non si può  far altro che così per incidere sul cambiamento della struttura politica e amministrativa italiana. Un modello made in Piemonte che potrà essere poi esportato in Italia”.Come è già avvenuto, afferma il critico, per la sfida e la  rivoluzione culturale, iniziata venti anni fa da Slow Food e dal fondatore Carlin  Petrini, suo amico. Tra le prime iniziative in questa veste, quella del 26 settembre scorso, in cui Sgarbi ha invitato i 1.206 Assessori alla cultura piemontesi per discutere di progetti e prospettive su come definire lo stato della cultura della Regione.

“Si tratta di mettere in atto una vera e propria rivoluzione uscendo dagli schemi usati e dalle miopi prospettive di campanile – ha evidenziato – occorre lavorare su una valorizzazione condivisa delle unicità, come avviene per le biodiversità dei presìdi Slow Food.” Ma, a quella che è stata chiamata “l’assemblea degli Stati generali della Cultura in Piemonte” nel salone polivalente di Baldissero, hanno aderito solo una ventina di comuni. Assenti tra le “sette sorelle” della Granda, anche Saluzzo. Entro fine anno, ci sarà una nuova chiamata da parte dell’assessore alla Rivoluzione. Beni culturali, paesaggio, bellezza, arte: “lo Stato deve prendere coscienza, che siamo il paese più ricco al  mondo in questo senso e che l’arte ha valore economico, milioni, milioni di euro Perché una Ferrari la teniamo bene e un edificio del Quattrocento lo lasciamo crollare? Dovremmo far coincidere i due dicasteri in uno solo: il Ministero del Tesoro dei Beni Culturali, affinché  il patrimonio sia considerato  per quello che è: nella manutenzione, nella conservazione, nel restauro”

Ed esemplifica portando la riflessione che molti beni privati sono aperti al pubblico mentre in molti musei statali non vediamo i beni. Il più grosso museo di arte contemporanea in Italia è il Guggenheim a Venezia, privato e americano.

"Il Martirio di San Lorenzo, il più importante Tiziano in Italia è  esposto nella Banca d'Alba", ha riferito Vittorio Sgarbi "ma quasi nessuno lo sa, non è stata fatta una sufficiente comunicazione A Firenze avrebbe già avuto 200 mila visitatori. Serve dare alla cultura la capacità di essere attraente. La rivoluzione parte da qui".  

“30 milioni di architetture in Italia, 13 milioni di nuovi edifici in trent’anni e oltre a costruire in maniera dissennata, le demolizioni. 220 milioni di euro, per il grattacielo della nuova sede unica della Regione Piemonte e una chiesa come questa in queste condizioni. In tema di demolizioni, Sgarbi si è riagganciato alla polemica dello scorso anno con il primo cittadino di Busca, Luca Gosso sulla decisione di abbattere l’edificio l’ex Spada reale, pratica ora bloccata. “Sappia il sindaco che non lo mollerò” ha attaccato  il critico. Contattato in merito, Gosso non rilascia dichiarazioni. Dopo la pars destruens, quella costruens del critico.

“Negli ultimi vent’anni è aumentata la cultura dei cittadini con  sono iniziative di valorizzazione dei beni. E gli stessi cittadini non vogliono credere che le autorità non capiscono questi valori”. Nella lectio Sgarbi, si sofferma sulla preziosità della Chiesa di san Giovanni,:  del presbiterio, della cappella funeraria dei Marchesi di Saluzzo, una delle opere maggiori di scultura in Piemonte, a cui hanno lavorato artisti che del Quattro e Cinquecento, impegnati anche nelle grandi opere del Duomo di Milano, Parma e Cremona.  La chiusura  del discorso  è  nei panni di critico d’arte e scrittore: la contemporaneità è una dimensione cronologica.  L’arte è contemporanea per il fatto che la pratichiamo, la viviamo, teorizza Sgarbi nel tentativo di ristabilire il rapporto tra arte contemporanea e chi la guarda.

Non c’è una linea di confine tra l'arte antica e quella contemporanea è un continuum e gli ultimi trenta o quarant'anni non rappresentino un mondo a parte. Caravaggio è un pittore contemporaneo, con gli stessi chiaroscuri di Pasolini e i Bronzi di Riace ( scoperti nel mar Ionio nel 1972) hanno per noi quarant’anni. “Le opere d’arte hanno una forza trascinante che non riusciamo a percepire fuori dal contesto in cui sono collocate, sono vive con le persone che vivono quei luoghi. Le opere del ‘400 e ‘500 del Saluzzese sono contemporanee agli abitanti, come lo è l’opera recente nello stesso San Giovanni di Franco Giletta, (il ritratto del Beato Bandelli). Così i beni artistici costringono ad una sorta di movimento, uno spostamento turistico per  andare a vedere questi luoghi, esattamente come  avviene per il piacere di trovare  le persone”.

Per gli appuntamenti de “La Santità Sconosciuta”: www.santitasconociuta.it

Vilma Brignone

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