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Attualità | martedì 19 febbraio 2013, 11:10

Sulla collina di Manta, ecco “Il baco da seta”, dove accoglienza e confort incontrano i sapori d’una cucina straordinaria

Un agriturismo da vedere e da gustare, almeno una volta nella vita. La seconda verrà da sola

Merinella Franchelli, ai fornelli de "Il baco da seta"

A volte gli incontri casuali, come quello fatto nei giorni scorsi nei boschi della collina di Manta di Saluzzo, poco più sù del santuario intitolato a San Leone, sono quelli più capaci di lasciare traccia. Di rimanerti impressi nella mente. Di farti dire “non sarà l’ultimo”.

Ad un chilometro o poco più dal centro, in quello che è un caratteristico casolare d’altri tempi, dai quali ti aspetti di veder uscire un anziano coi capelli bianchi, i pantaloni di velluto, la camicia bianca ed un panciotto nero con in testa l’immancabile cappello, incontriamo invece Enrico Meina e la splendida cuoca Merinella Franchelli. Poco più di quattro anni fa, quando avevano 63 anni lui e 61 lei, di quell’immobile – sorto nel 1688 e che nel primo Novecento ospitò un allevamento di bachi da seta con annesso reparto di filatura e che dagli abitanti di Manta (e non solo) è conosciuto come “La fabbrica” – hanno iniziato un lungo ma attento e certosino restauro. Sino a trasformarlo in un accogliente ed ospitale, oltre che goloso agriturismo. Che, memore dei trascorsi del caseggiato, si chiama appunto “Il baco da seta”. All’interno è un mix di stili, dove le porte laccate si mescolano ai basti per buoi diventati porta-asciugamani, che hanno però un unico comune denominatore: la valigia dei ricordi dei due proprietari.

All’interno la calda atmosfera rustica del passato, dove prevale la “bargiolina” (antica quarzite di Barge), il cotto, il legno e gli arredi antichi. Il caldo colore della sala ricrea l’atmosfera tipica della casa rurale. Qui il pane è da forno a legna, il latte è appena munto da vacche che pascolano negli alpeggi  del Monviso, i formaggi rappresentano una selezione dei prodotti provenienti dai caseifici sparsi nelle Terre del Marchesato (San Martino, Martiniana), i vini arrivano dalle colline saluzzesi si accompagnano con quelli delle Langhe e del Roero, cedendo il passo ai bianchi più famosi del Veneto. Nelle quattro camere arredate con letti in legno e ferro battuto gli armadi e gli scrittoi raccontano quello che era la vita contadina.

Qui tutto è da vedere. Ma soprattutto le antiche “cantine del Castello”, dove troviamo una sala colazione ed una biblioteca con zona relax e camino a legna. Ma anche il “crutin”, un’ampia cantina-enoteca per degustazione di vini e “merende sinoire” a base prodotti tipici delle “Terre del Marchesato” che verrà inaugurata di qui a qualche settimana.

Il pranzo è una squisitezza. “Acciughe barìce” (in salsa rossa), “mela Biancaneve”, una mela rossa farcita di carne cruda, e “salsiccia manteisa” al vino rosso su letto di polenta come antipasti. Gnocchi “al blu di mucca” come primo. Pollo all’arancio con semi di papavero come secondo. Mousse al caffè e semifreddo all’amaretto (una vero attentato alla glicemia) come dolce. Tutti rigorosissimamente “fatto in case”. Antipasti, primo e secondo accompagnati da “Barbera delle Marie” di Barge. Il dolce da “Quagliano” di Costigliole Saluzzo. La sorpresa, dopo il caffè ed un digestivo alle erbe, arriva con il conto: 25 euro, formula all inclusive. Uno spettacolo.

W.A.

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