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Saluzzese | mercoledì 27 marzo 2013, 16:09

Monviso, si apre una via alternativa alla crisi: quella dei cercatori di Giada delle Alpi

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Ricerche confermano che furono realizzate con la giadeide del Re di Pietra, le asce e le accette neolitiche che si trovano nei musei archeologici d’ Europa. Scoperto il giacimento primario nel 2003 sulla punta Rasciassa. Il minerale verde era estratto e lavorato in loco 7.800 anni fa

Giacimento di giadeide sul Monviso (foto Stefano Pollastri) Dislivelli.eu

Il Monviso: un giacimento di risorse che continua a stupire.

Ora, un giacimento prezioso per davvero, secondo recenti tesi che stanno avvalorando una stupefacente correlazione emersa da studi di ricercatori. Sarebbe la giadeite del Monviso (un minerale verde chiaro simile alla giada  cinese) estratto 7.800 anni fa dai giacimenti del Re di Pietra,  il materiale utilizzato per le asce e le accette più preziose e simboliche del periodo Neolitico, che si trovano  nelle torbiere dell’Inghilterra, nei monumenti megalitici della Normandia, in siti dei Paesi Bassi e nei musei archeologici di tutta d’Europa.


Della storia, già nota agli studiosi, ne parla un recente articolo apparso sul sito Dislivelli.eu, associazione nata nel 2009 a Torino, dall’incontro di ricercatori universitari e giornalisti specializzati nel campo delle Alpi e della montagna. 

Secondo le  informazioni riportate la giadeide veniva inizialmente lavorata sul posto di estrazione, dove i blocchi  durissimi ( una delle caratteristiche di questo minerale del Monviso) venivano frantumati con uno shock termico di alternanza  fuoco e neve.  I frammenti  dei blocchi venivano poi scheggiati  per ottenere la forma  del manufatto desiderato “ Degli  scarti che erano elevati, migliaia di schegge di lavorazione  e resti dei focolari si ha traccia in Valle Po con datazioni estese tra il 5200 e il 4700 a.C.”

Dopo aver valicato le Alpi, iniziava  il cammino di trasformazione dei  materiali grezzi,  in Svizzera e Francia, aumentando progressivamente il grado di finitura. “Un cammino durato millenni: i manufatti giunsero a Carnac Saint-Michel in Bretagna verso il 4500 a.C., e in Somerset, Gran Bretagna, nel 3800 a.C .”.

Il primo giacimento  primario di giadeite si colloca in base alla localizzazione trovata nel 2003 da due geologi dell’Università di Torino, Franco Rolfo e Roberto Compagnoni, sulla Punta Rasciassa, 2664 m. di quota.  Alla scoperta, secondo altre fonti,  hanno contribuito anche le figure di due cristalliers, (ricercatori di cristallo)  Franco Manovella e  Franco Salusso, i quali, sempre nel 2003 scoprirono una giada verde tipo “imperiale” come quella birmana e anni dopo la giada “arlecchino “ e “maculata”. 

Sempre nel 2003 l’archeologo francese Pierre Petrequin giunse in Valle Po sulla montagna, dove trovò una tonnellata di jadeitite pura. Nell’ambito del progetto “Jade” lo studioso francese con strumenti spettrografici, stabilì una correlazione tra i campioni di  minerali raccolti sul Monviso e  le centinaia di accette litiche, molto diffuse in età neolitica e oggi conservate nei musei. Lo studio si concentrò in particolare proprio  su alcuni manufatti in giadeite  di cui non è mai stato accertato il luogo di estrazione. 

Interessante la descrizione delle caratteristiche della “giada piemontese” e del suo utilizzo descritta da  Stefano Pollastri "particolari qualità di durezza, lucentezza e colore della jadeite erano così apprezzate da escluderla dall’uso quotidiano. Le accette litiche ritrovate non riportano segni di usura o di utilizzo alcuno, sono anzi rifinite con estrema cura e lucidate a specchio.

L’atto stesso della raccolta in un luogo in quota, impervio e difficilmente accessibile, era parte del valore magico-rituale attribuito a questi antichi oggetti-simbolo. I luoghi di ritrovamento sono spesso altrettanto singolari: venivano seppellite a coppie, con il lato tagliente verso l’alto, al di fuori dei contesti consueti, in prossimità di rocce prominenti, o all’ingresso di caverne, o in riva a un fiume, in torbiere e luoghi paludosi.

L’insieme di rituali che coinvolgeva queste “asce cerimoniali”, dal momento dell’estrazione fino alla sepoltura finale, fa supporre che fossero considerate una sorta di oggetto sacro, forse un simbolo di potere o religioso, tramandato di generazione in generazione per un periodo di oltre un millennio.

La notizia dell’esistenza della giadeite nelle Alpi italiane è però molto datata. Il mineralogista francese Alexis Damour, nel 1881 studiando un campione di una collezione privata classificato come "Diaspro verde del Monviso, Piemonte" concluse che  si trattasse di giada ed invitò i geologi ed i mineralogisti ad esplorare la regione per cercare questo minerale.

La "giada piemontese" è stata presentata per la prima volta alla Mostra Mineralogica di Sainte-Marie-aux-Mines (Francia) 2010 e al Mineralientage di Monaco (Germania) nello stesso anno.

Del minerale verde delle Alpi i gemmologi discutono se considerarla giada sul mercato delle pietre preziose. Per associazioni,  in caso di risposta affermativa e considerato il momento economico,  si potrebbe pensare che, come nel 1848  si aprì la corsa all’oro in California, sul Monviso potrebbe aprirsi una  nuova via: non prettamente alpinistica questa volta,  ma alla ricerca di tesori nascosti.

Una corsa alla giada delle Alpi.

 

 

Vilma Brignone

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