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Agricoltura | giovedì 12 febbraio 2015, 14:18

Alpeggi, il Tar del Lazio ripristina il divieto al pascolamento da parte di terzi

Una sentenza del tribunale amministrativo riammette la circolare AGEA dell’ottobre 2013

Alpeggi, il Tar del Lazio ripristina il divieto al pascolamento da parte di terzi

Alpeggi nuovamente vietati al pascolo di terzi. Con la sentenza n. 00802/2015 il Tar Lazio, infatti, ha ripristinato l’efficacia della circolare AGEA dell’11 ottobre 2013 che stabiliva, a partire dalla Domanda Unica presentata per la campagna 2014, l’impossibilità del pascolamento da parte di terzi ai fini dell’ammissibilità delle superfici dichiarate a pascolo magro.

La Confagricoltura di Cuneo, nell’apprendere della decisione del Tribunale amministrativo, esprime rammarico nel notare come ancora una volta importanti questioni che riguardano l’agricoltura siano gestite in maniera caotica senza garantire l’adeguata certezza agli operatori del settore. Alla luce della sentenza del Tar, Arpea ha comunicato di respingere, per la campagna 2014 e in attesa di direttive, il pagamento nella lista 2014 dei beneficiari che avevano dichiarato nella domanda unica il pascolamento da parte di terzi.

La vicenda, iniziata nell’ottobre 2013, aveva destato non poche incertezze nel mondo allevatoriale, visto anche il pronunciamento del Consiglio di Stato che nell’aprile 2014 aveva sospeso la circolare AGEA, ora invece riammessa dal Tar del Lazio. 

Si tratta di una vera e propria svolta per chi vive di alpeggio, soprattutto in Piemonte, dove ci sono 305mila ettari di pascoli, il 44% dei quali di proprietà pubblica. Sulla vicenda si era espressa a suo tempo anche l’Adialpi (Associazione difesa alpeggi Piemonte) che aveva inviato un documento all'Assessorato all'Agricoltura del Piemonte per chiedere un maggior impegno a tutela degli alpeggiatori.

Fino ad oggi il sistema prevedeva quale unico vincolo, che il terreno fosse pascolato da ovini, bovini o altre specie la cui proprietà è indipendente da chi ha richiesto il premio su quella superficie. La sentenza del Tar rischia inoltre di provocare conseguenze del tutto imprevedibili sul regime di pagamenti diretti, con ripercussioni anche sul calcolo dei diritti per il 2015.

c.s.

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