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Saluzzese | 23 febbraio 2015, 08:16

"Vorrei dire a Valmaggia ed Allemano, novelli Alice nel Paese delle Meraviglie, ciò che sul Parco del Monviso continuano candidamente ad ignorare"

Lettera di un cacciatore di Revello: Alta Valle Po completamente interdetta all’attività venatoria

"Vorrei dire a Valmaggia ed Allemano, novelli Alice nel Paese delle Meraviglie, ciò che sul Parco del Monviso continuano candidamente ad ignorare"

Egregio Direttore,

la presente per sottoporre, all’attenzione Sua e dei lettori, alcune considerazioni, dal punto di vista di un cacciatore residente e praticante la propria passione in valle Po, sulla vicenda “Parco del Monviso”. Quale membro del Comitato di Gestione del Comprensorio Alpino CN1, ci terrei a rendere edotti di alcuni dati consiglieri ed assessori di maggioranza, soprattutto nelle persone di Paolo Allemano ed Alberto Valmaggia, ormai novelli Alice nel Paese (o Parco, fate voi) delle Meraviglie. Dati che, ho appreso con sommo sconcerto nel corso del dibattito di Piasco di mercoledì scorso, continuano candidamente ad ignorare.

E’ il caso, per l’appunto, delle ripercussioni sul Comprensorio Valle Po che il Parco produrrebbe. Il Comprensorio gestisce un territorio, globalmente inteso (quindi non coincidente con quello venabile, perché dal dato vanno sottratti i centri abitati dei vari Comuni, le zone di rispetto in termini di distanze da case e strade etc. ) di 31.552 ettari.  In alta vallata, cioè nell’area che verrebbe interessata dal Parco, al momento insistono 462 ettari della Riserva Naturale di Pian del Re, già gestita dal Parco del Po su cui vige un divieto permanente di caccia, più 2.854,26 ettari di SIC della Rete Natura 2000, dove invece l'attività venatoria può sì essere oggetto di vincoli più stringenti (es. munizioni atossiche-caccia solo previ censimenti) ma dove, punto fondamentale, L'ATTIVITA' VENATORIA NON E' BANDITA, ASSOLUTAMENTE, perché è la stessa Unione Europea che ha istituito i SIC a permetterla espressamente. Poi c'è, sempre nell'area che un domani ricadrebbe all’interno del Parco del Monviso, la Zona di Ripopolamento e Cattura di Tartarea con 882,37 ettari, su cui la caccia è vietata per scelta del CA e della Provincia, ma che può comunque essere riaperta a tutti gli effetti al momento della nuova programmazione faunistica, che a norma di legge dovrebbe avvenire ogni sei anni.

Ciò significa che, attualmente, la valle Po conta, nella zona che finirebbe dentro al Parco, 462 ettari di Riserva Naturale (quindi caccia bandita in modo duraturo) più 882 di ZRC, quindi caccia bandita temporaneamente, per un totale di 1.344 ettari. Con la costituzione del Parco, vi sarebbero 5.373 ettari interdetti stabilmente alla pratica venatoria (dati desunti dagli allegati al ddl sul sito web della Regione)!!! Se la matematica non è un'opinione, penso di poterla definire a pieno titolo una follia, che azzererebbe letteralmente un Comprensorio, cioè un ente emanazione della Provincia e, in seconda battuta, della stessa Regione.

La valle Po, forse lor signori sicuramente più adusi alla frequentazione di Piazza Castello a Torino lo ignorano, è sostanzialmente “corta” e “stretta” rispetto ad altre vallate confinanti: ciò significa che il capitale faunistico, soprattutto in termini di camosci e tipica fauna alpina minore, che si è faticosamente riusciti a costruire in 20 anni dall’entrata in vigore della legge regionale che istituiva i CA e gli ATC, è in larga parte (avifauna alpina) o pressoché totalmente (camosci) concentrato in poche zone, che finirebbero tutte dentro al Parco.

La conseguenza inevitabile sarebbe la FINE DELLA CACCIA IN ALTA MONTAGNA IN VALLE PO PER MANCANZA DI TERRITORIO, lo scrivo a caratteri cubitali così magari lo capiscono anche i più duri di comprendonio e con essa la fine di una gestione del territorio che, tramite la caccia programmata e di selezione (sempre effettuate, giova ricordarlo, previ censimenti annuali), si è sin qui rivelata un’esperienza di successo, sfido chiunque a dimostrare il contrario nonché, dato non secondario di questi tempi, la perdita dei posti di lavoro legati al Comprensorio stesso. E’ inoltre del tutto inutile che Allemano e Valmaggia tentino di confondere, volontariamente o meno non lo so, le carte in tavola continuando ad affermare che nel nuovo Parco si potrà cacciare, in forza di una già vigente Legge Regionale.

Ribadisco loro, al riguardo, un paio di punti: anzi tutto, i contenimenti dei capi ungulati in sovrannumero nei Parchi (quelli a cui si riferiscono loro) sono attività a carattere straordinario volte a porre riparo a ciò che il divieto di caccia all’interno dei Parchi di norma provoca, appunto l’aumento numerico dei contingenti fin oltre ogni ragionevole parametro di sostenibilità (e con conseguenze a lungo andare dannose sulla salubrità delle popolazioni animali stesse, vedasi gli stambecchi del Gran Paradiso). Tradotto, non è caccia: la caccia, signori miei, è quella che si pratica, previo pagamento di laute tasse di ogni tipo, da agosto/settembre, a seconda dei casi, fino al 31 dicembre (un po’ più in là in alcune zone del Piemonte); se pensate di barattare le due attività per dare il contentino a qualcuno, scusatemi ma venatoriamente parlando state prendendo lucciole per lanterne. Inoltre, mi spiace ma non riesco a credere che una Regione come la nostra, che “vanta” gli animalisti più organizzati d’Italia in termini di strutture, anche legali e che nemmeno tre anni or sono, rischiava di vedersi abolire tout court l’attività venatoria da uno sconsiderato referendum promosso nel 1987 e la cui storia si è protratta per un quarto di secolo,  una Regione simile, si diceva, riuscirebbe come se nulla fosse a promuovere attività di contenimento (badate bene, non caccia, repetita iuvant) nei Parchi, senza che i soliti noti non fomentino ad arte delle mezze sommosse? Suvvia, siamo seri, il Carnevale è finito e con esso il tempo degli scherzi!

Tanto credevo di dovere, a Lei ed ai Suoi lettori, che in quanto cittadini vanno messi a conoscenza di come sin qui il CA ha gestito, e di come non potrebbe sostanzialmente più gestire, quel capitale pubblico (è la legge statale 157/92 a qualificarlo così) che la fauna tutta, ed in questo caso quella venabile di alta montagna, rappresenta. Ovvio e scontato, alla luce di tutto ciò, il mio accorato appello ad un ravvedimento totale delle proprie intenzioni da parte della Regione.

Grazie per l’ospitalità, cordiali saluti

Marco Forno – Revello (CN)

 

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