/ Politica

Spazio Annunci della tua città

Frazione Diano Serreta, a soli 3,5 km dalle spiagge in splendida posizione con vista mare, vendesi casa...

Terranova bellissimi cuccioli neri altissima genealogia americana. Disponibili due maschi solo amanti razza. Nati 16...

Da ristrutturare, su due piani con cantina interrata, portico annesso e garage esterno a parte, con terreno annesso di...

Affittasi trilocale 4/6 posti letto in Residence Blue Marine. Uso degli impianti sportivi piscina tennis bocce palestra...

Che tempo fa

Cerca nel web

Politica | sabato 09 aprile 2016, 17:35

Il futuro delle banche di credito cooperativo per Bene e non solo

Partecipato convegno giovedì 7 aprile a Bene Vagienna

Quando è stato messo a calendario un convegno per discutere del futuro delle banche di credito cooperativo alla luce delle proposte di legge e della paventata fusione tra Bene Banca e BAM nessuno poteva immaginare che si sarebbe tenuto proprio a pochissime ore dall’approvazione definitiva della nuova normativa che prevede che le BCC diano vita a una holding S.p.A. che al contempo controlli le BCC aderenti e intervenga disciplinando il principio di solidarietà che finora le BCC hanno esercitato su base volontaristica. L’alternativa possibile è quella, per non entrare a far parte della holding, di trasformarsi in S.p.A., smettendo, di fatto di essere un Credito Cooperativo.

La serata è stata anche l’occasione per procedere ad una raccolta firme da parte dei soci di Bene Banca per indire un’assemblea straordinaria volta a discutere della prospettata fusione tra Bene Banca stessa e la Banca Alpi Marittime di Carrù.

Nel corso della serata i riferimenti specifici alle vicende di Bene Banca sono stati pochissimi, anche se lo spettro dell’indesiderata fusione era ben presente nel pubblico e in alcuni interventi.

Nella serata di giovedì 7 aprile il sindaco Claudio Ambrogio si è prestato al ruolo del moderatore, mantenendo il tono della serata molto pacato, limitando gli interventi ai tecnici, riuscendo a non trasformare la serata in una assemblea incentrata sulle vicende di Bene Banca.

Molte le figure che si sono alternate sul podio degli oratori.

Il primo ad essere invitato ad intervenire è stato Nazzareno Grechi, socio di Bene Banca che ha ribadito che “la banca è dei soci e non degli amministratori”.

Dopo Grechi, la parola è passata a Maurizio Paoletti, sindaco di Boves, dove ha sede una delle BCC più piccole in Italia. “Ci siamo chiesti se Boves potesse restare sul mercato e abbiamo guardato i numeri. Da 650 soci a quasi 6000 in vent’anni, una partecipazione attiva del 35% dei soci. 379 milioni di raccolta nel 2015, con un incremento del 2,9% rispetto al 2014 e un CET1 del 15,15, nettamente al di sopra della media nazionale. Soprattutto però entrando in banca i clienti sanno che non ti chiedono chi sei, perché lo sanno. La BCC ha una gestione seria che pone l’accento sulla persona. Vorrei che si continuasse con una banca amica, nata dalla fatica dei nonni. Come avvocato posso dire che ci sono due tipi di matrimonio: di interesse o d’amore. È difficile che ci sia amore in una fusione bancaria, ma sicuramente occorre scegliere uno sposo all’altezza delle aspettative”. Naturalmente gli applausi sono arrivati quando Paoletti ha chiuso il discorso dicendo “è possibile che sia opportuno procedere ad una fusione, ma bisogna farlo con attenzione e lo sposo lo devono decidere i soci.

Dopo Paoletti è intervenuto un altro sindaco, Giorgio Lerda, sindaco di Caraglio dove ha sede un’altra BCC, di dimensioni ben maggiori. “Occorre tornare allo spirito delle origini – ha detto sottolineando la storia della Banca di Caraglio – la banca deve fare la banca. La banca deve dare credito. Ed è quello che hanno continuato a fare in questi anni i Crediti Cooperativo. Bene Banca può tranquillamente entrare nella holding senza bisogno di fare una fusione e continuare a fare la banca distribuendo gli utili sul territorio.”

La serata ha poi spostato il fulcro dell’attenzione dalle banche del territorio al piano dei crediti cooperativi in Italia e in Europa con l’intervento di Giovanni Ferri, professore ordinario di economia, management e amministrazione d’azienda alla Libera Università Maria SS Assunta di Roma che ha spiegato nei dettagli, sebbene con toni chiari anche ad un pubblico di non addetti ai lavori, i punti fondamentali della riforma: “Questa riforma fa bene al credito cooperativo. Dopo 9 anni di crisi, che nessuno si aspettava così grave e lunga, chi non ha smesso di fare credito si è trovato in sofferenza. E sono le Banche di Credito Cooperativo che hanno continuato a fare credito. In molti dicono che in Italia ci sono tante banche e poco credito, ma quel credito è reso possibile proprio dalle tante piccole banche perché le grandi S.p.A. hanno interrotto le linee di credito, mentre le piccole hanno continuato ad intervenire. Il sistema delle holding aiuta proprio ad alleggerirsi dalle sofferenze. Fino ad ora se una BCC era in difficoltà le altre intervenivano su base volontaristica. La holding disciplinerebbe il principio di solidarietà tra Banche sostenendo le banche in sofferenza. La normativa comunitaria prevede che la BCE possa chiedere una ricapitalizzazione e una holding può andare direttamente sul mercato, mentre la BCE deve fare richiesta ai soci. In questo modo le operazioni di fusione saranno necessario solo in caso di necessità e la holding svolgerà funzione di ombrello che ripara le BCC al di sotto.” Anche Ferri ha precisato che la fusione non è necessaria senza convinzione “Se non siete convinti, non avete ragione di proseguire con la fusione – ha detto spiegando che per restare al di fuori della holding occorre avere un patrimonio di 200 milioni di Euro a dicembre 2015. “A meno di interpretazioni della normativa al momento non previste, le fusioni successive al 31 dicembre 2015 non influenzeranno l’entrata o meno nella holding e comunque si potrà restare al di fuori della holding solo versando un 20% di imposte allo stato e trasformandosi in S.p.A.

Ha poi preso la parola Alberto Cirio, eurodeputato di Forza Italia, chiamato sul palco come conoscitore del territorio e intervenuto, come Fulvio Martusciello, rientrando direttamente da Bruxelles nonostante le difficoltà di movimento aeroportuale di queste settimane. Colpisce il suo giudizio di questa riforma “Tutti sanno che questo governo non gode delle mie simpatie, ma questa è una riforma necessaria. I fatti hanno dimostrato che anche le banche possono fallire. In Italia ci sono 330 BCC che saranno normate. La holding sarà una sorta di ‘mamma’ che, come ogni mamma, ha la funzione di controllare i figlie e garantire per loro. Mi sento di dire che questa è una buona riforma. Da domani, essere soci di una BCC sarà più sicuro perché la ‘mamma’ ha una responsabilità solidale. Quanto cosa questa solidità? Si pagherà con un po’ di autonomia che però sarà proporzionale al comportamento dei ‘figli’. Più le banche saranno stabili, maggiori sarà la loro autonomia, più saranno in sofferenza, maggiore sarà il controllo esercitato dalla holding”. Anche la chiusura di Cirio è un invito all’autonomia “Se la legge impone di dare vita ad una holding perché aderire a un’altra capofila?”

Ultimo intervento, quello di Fulvio Martusciello, eurodeputato nelle fila del PPE e, sebbene in aspettativa per il suo incarico politico, funzionario della Banca d’Italia. Anche secondo lui questa è “una riforma che cambia la storia delle BCC”. Anche l’invito di Martusciello è alla condivisione delle decisioni e al ruolo delle banche per il territorio di appartenenza.

Lo scetticismo nei confronti della necessità di una eventuale fusione emerge anche dalle parole ribadite dal dottor Ferri al termine dell’incontro: “La nuova normativa per le BCC con la creazione di una holding rende meno urgente che le singole BCC crescano per diventare più forti. Infatti, la holding fornisce uno scudo difensivo per l'intera categoria e, quindi, eventuali fusioni che prima erano necessarie oggi forse non lo sono più".

Soddisfatta la platea che ha avuto modo di ottenere delucidazioni senza che fossero accese altre micce della contestata fusione Bene Banca BAM.

Agata Pagani

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore