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Attualità | 11 aprile 2016, 19:00

Una fornace di calce e mattoni attiva dal Quattrocento sotto la chiesa Santa Maria della Stella

E’ emersa dagli scavi dell’intervento di recupero della Fondazione Cr Saluzzo che trasformerà la chiesa del convento di monache cistercensi in auditorium e Sala Consiglio. I resti della fornace saranno visibili in un documento in 3 D

Saluzzo,i resti di una antica fornace sotto il pavimento della Chiesa della Croce Rossa in via Mcallè. Li illustra Monica Girardi

Saluzzo,i resti di una antica fornace sotto il pavimento della Chiesa della Croce Rossa in via Mcallè. Li illustra Monica Girardi

Un drone ha filmato i risultati dei lavori di scavo, prima della ricopertura con la nuova pavimentazione. La registrazione consentirà di riprodurre la realtà virtuale di ciò che è stato scoperto sotto il pavimento della chiesa della Croce Rossa in via Macallè: una fornace attiva dal ‘400.

La chiesa, conosciuta anche come Santa Maria della Stella o Sacro Cuore di Gesù, è oggetto, dal settembre scorso, dell’intervento di recupero funzionale da parte della Fondazione Cr Saluzzo, che la trasformerà in auditorium, mentre la sagrestia alle spalle dell’altare sarà la prestigiosa sede del Consiglio dell’Ente.

Contrariamente ad altri casi, l’edificio non fu costruito sopra un’area cimiteriale: gli scavi dicono infatti che le strutture più antiche, sono i resti di un’ area produttiva di calce e mattoni, attiva in questa parte della città, tra il 400/500 e fine ‘600.

Solo successivamente, nel 1698, iniziò l’edificazione della chiesa del monastero delle monache di Revello (dove erano insediate già dal XIII secolo) e di cui parla anche il resoconto di una visita pastorale del 1701, che dà indicazioni sul completamento.

“In questo luogo stiamo vedendo la fase finale dello sviluppo del monastero cistercense legato al Marchesato - spiega Sofia Ugge della Soprintendenza di Torino – da quando le suore giungono a Saluzzo, alla fine del 1500, usando in un primo tempo come residenza l’edificio delle Clarisse. Le  fonti archivistiche dicono che costruirono anche un precedente edifico sacro, rivolto verso le mura, tra il 1600 e 1611. Di questo si stanno cercando le tracce con sopralluoghi oltre a comparazioni archivistiche e di scavo".

Obiettivo culturale della Fondazione bancaria saluzzese è che il cantiere possa essere un importante documento storico per indagare, legandosi agli studi precedenti sulle monache di Rifreddo, la storia di questi ordini monastici femminili, centri di potere e di importanti relazioni dinastiche.

Non solo: verrà studiato il complesso dell’isolato con il quale l’edifico ha molte interconnessioni, per mettere a fuoco un’altra pagina di storia cittadina. Dell’antica fornace, sotto la chiesa che si presenta come il negativo di una fotografia, sono visibili varie sezioni, canali, vasche e la zona di cottura, attraverso la lettura di Monica Girardi della Ft studio scavi archeologici.

Calce e argilla erano le materie prime che si lavoravano avendo a disposizione in loco un terreno argilloso. Un altro impianto produttivo si trova verso la crociata. A sud invece i resti di alcuni isolati abitativi, probabilmente legati all’area produttiva. Anteriore all’edificazione è visibile anche un muro di terrazzamento. Verso ovest in uno spigolo che fa da contrafforte all’edificio sono stati trovati tre anni fa, scheletri di religiose.

Probabilmente l’area cimiteriale del convento si trova nel cortile a lato della chiesa, sul quale continueranno le ricerche. Il cantiere aperto nella chiesa, dopo i saggi sulle pareti e sugli elementi architettonici, ridarà nuovo volto all’interno, che appare buio e barocco allo stato attuale, ma che potrebbe cambiare totalmente aspetto. 

Sono in corso parallelamente i lavori nella ex sagrestia, futura sala Consiglio della Fondazione. Un unico grande ambiente dal soffitto altissimo (18 metri) con un pavimento di legno di 2 secoli anni fa, in corso di restauro.

Per realizzare la nuova sede la Fondazione Cr Saluzzo ha stanziato 2 milioni  e 700 mila euro. L’edificio è stato acquistato dai Gesuiti nel 2007 per circa 330 mila euro. Due unità immobiliari attigue che ospiteranno gli uffici sono state acquistate invece da privati. La fine lavori è prevista tra un paio di anni, mentre il trasloco degli uffici entro fine anno.

Il complesso del monastero femminile durato fino all’800 e smantellato da Napoleone, è stato frazionato nei secoli da passaggi di proprietà di cui sono individuabili, nella struttura, gli accessi. Sono chiusi, ma potranno facilitare la possibilità di ampliamento.

E’ collegato all’ex archivio notarile di proprietà del Ministero di Grazia e Giustizia e arriva fino al Pio Istituto Guglielmi Baralis Oberti, in corso Piemonte. 

 

Vilma Brignone

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