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Cronaca | mercoledì 16 novembre 2016, 15:24

Picchiava la moglie, marito violento condannato a 3 anni e 8 mesi

La donna per sfuggire alle botte per due volte si era calata dal balcone di casa

 Un matrimonio combinato e segnato da oltre dieci anni di maltrattamenti. Oggi il tribunale di Cuneo ha condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere un quarantaquattrenne saluzzese di origine romena per maltrattamenti in famiglia e lesioni. Vittima la moglie, connazionale, che stanca di subire violenze e minacce, era fuggita per ben due volte dal marito violento calandosi dal balcone di casa. Il pm Chiara Canepa aveva chiesto la condanna a 6 anni: “L'imputato nutriva una forte gelosia nei confronti della moglie, che non aveva libertà di movimento, né la disponibilità del denaro di famiglia, che lui sperperava ai videopocker. Per questo la minacciava e la picchiava”.

Nelle scorse udienze la donna aveva ripercorso la sua storia matrimoniale. “Mi controllava, non potevo parlare con i vicini e neppure affacciarmi dal balcone. In diversi occasioni mi ha minacciata puntandomi un coltello alla gola, mi ha ingiuriata anche di fronte ai nostri figli”. Due gli episodi che erano finiti nel fascicolo della Procura. Il primo riferentesi al settembre 2013, quando la vittima era stata presa a calci e pugni e poi costretta ad andare a pranzo a casa della donna con la quale il marito aveva una relazione extraconiugale. Il secondo a maggio 2014. L'imputato aveva sbattuto la testa della moglie contro una porta e lei, disperata, si era lasciata cadere dal balcone di casa, e ferita aveva cercato aiuto presso il vicino tribunale di Saluzzo.

L'imputato prima della discussione del processo si è difeso: “Dopo la nascita del secondo figlio lei era caduta in depressione. Non usciva di casa per andare a fare la spesa, io dovevo prepararmi pranzo da solo. Avevo perso il lavoro, eravamo in una situazione difficile. Quando è successo che si era buttata giù dal balcone io non mi trovavo in casa, sono stato avvertito dai carabinieri. Lei diceva che l'aveva fatto perché l'avevo picchiata, ma non era vero. Anzi, ho sempre cercato in tutti i modi di aiutarla. Era mia moglie, non potevo alzare le mani su di lei”.

Il suo avvocato difensore ne aveva chiesto l'assoluzione: “Gli unici elementi di prova contro il mio assistito sono nelle dichiarazioni della moglie: le persone che sono venute a testimoniare non potevano sapere nulla perché non erano presenti agli eventi”.



Monica Bruna

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