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Eventi | giovedì 08 dicembre 2016, 11:22

Tutti innamorati del Monviso, icona della montagna piemontese, al teatro civico di Saluzzo

Presentato nella serata-evento il nuovo grande libro sul Re di Pietra edito da Fusta editore e scritto da Roberto Mantovani. Ospite speciale Luca Mercalli

Saluzzo, Roberto Mantovani e il gruppo di autori del volume Monviso l’icona della montagna piemontese

Monviso, grande attrattore, ha riempito anche martedì sera il teatro civico di Saluzzo.

"Monviso-l'’icona della montagna piemontese" è il volume prestigioso presentato davanti al folto parterre di alpinisti, sciatori e appassionati di montagna, locali e non, realizzato dell’editore saluzzese Paolo Fusta, scritto dal giornalista storico dell’alpinismo Roberto Mantovani con il contributo specialistico di Stefano Fenoglio, ecologo e zoologo, Enzo Cardonatti alpinista e sciatore del ripido, Roberto Costamagna geologo. Un libro arricchito dai suggestivi scatti del fotografo Livio Ruatta.

Una vera e propria squadra con la collaborazione del Museo della montagna, per un libro che arriva dopo molti anni a trattare in modo completo, da angolature diverse e attualizzate, con ricerche e approfondimenti, il Re di Pietra. Il volume di carattere divulgativo raccoglie storia, esplorazione, alpinismo, natura e geologia della montagna più alta delle Alpi Cozie.

Nella serata condotta da Alberto Gedda, un ritrovarsi idealmente tra amici intorno alla cuspide di 3841 metri, lo special guest Luca Mercalli con alcune curiosità meteorologiche sul Monviso “una montagna che si vede bene d’inverno e non si vede quasi d’estate, per la nebbià" (alla francese) che risale, nel periodo caldo, dalla pianura padana. Una sentinella del cambiamento climatico, come lo ha definito, riferendosi al crollo, nel 1989, del ghiacciaio superiore Coolidge, che divenne un caso studio per i meteorologi.

Dell’idea e del libro caldeggiato per anni dall’editore Fusta, ha parlato l’autore Montavani. "Avevamo il confronto con monumenti in materia come il libro di Nicoli e altre importanti pubblicazioni escursionistiche e alpinistiche. La storia del Monviso è stata inserita all’interno della grande storia alpina, arretrando nel tempo e scavando all’interno del pianeta alpino, in un arco che va dal neolitico alla contemporaneità. Abbiamo potuto contare sulla disponibilità di ricerche recenti, come la scoperta dell’estrazione della giadeite, la pietra verde in cui si facevano, nell’era neolitica, asce di lavoro o per rituali, delle quali si è trovata traccia nelle più disparate parti del mondo".

Dai Saraceni, alla Repubblica degli Escarton, al Buco di Viso, alle mitiche salite dell’inglese di Matthews che arrivò in vetta alla piramide rocciosa nel 1861, alla prima ascensione italiana capeggiata da Quintino Sella, fino alle recenti scoperte destinate a cambiare la storia dell’alpinismo con i protagonisti delle salite e i campioni dello sci ripido, autori di discese spettacolari, ripresi nel film di Cardonatti "Monviso Mon Amour".

Testimonial delle side sportive sul Viso, i due cugini fuoriclasse Dario Viale e Nino Viale, il primo detentore del record di salita al Viso, un record da trent’anni imbattuto e Nino, il primo a scendere il Monviso con gli sci. Senza dimenticare Hervè Tranchero, guida alpina del Viso e gestore del Quintino Sella a cui è andato  l’applauso caloroso della  sala.

Eccezionalmente sul palco, l’editore Paolo Fusta, che ha sottolineato l'entusiasmo e lo sforzo editoriale per questo volume, portatore di identità e valori territoriali che è in distribuzione in tutte le librerie, in Italia e all’estero. Il libro sarà interamente tradotto in francese.

L'evento di presentazione ha avuto il patrocinio del Comune, del progetto Move, Parco del Monviso, Gruppo Guide Alpine del Monviso e il sostegno del Cai saluzzese.

Tra i tanti aggettivi attribuiti al Re di Pietra, biosfera Mab, anche quello di Mercalli legato al noto proverbio locale “Se il Monviso ha il cappello o che fa brutto o che fa bello”. "Il proverbio meteorologico più onesto che ci sia" secondo il meteorologo - perché da un elemento locale non è mai possibile fare una buona previsione meteo".  

Vilma Brignone

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