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In&Out | domenica 08 gennaio 2017, 14:45

"Viaggio più di 200 giorni l'anno, ma il paese più bello del mondo rimane l'Italia": parola di Sebastiano Ramello

"Il Movimento è l'essenza del viaggio, l'importante non è dove andare, ma andare"

Sebastiano Ramello

Spesso (e con spesso intendo "spesso nelle vite tutto sommato agiate che viviamo noi rappresentanti del mondo Occidentale del XXI° secolo") per mettersi in viaggio non è necessaria una motivazione vera, concreta, materiale: è sufficiente, e ragionavole, l'intenzione stessa di voler cambiare qualcosa, di voler spezzare la propria quotidianità, di volersene allontanare per un periodo di tempo più o meno lungo.

Probabilmente l'esperienza di vita di Sebastiano Ramello, consulente internazionale di vini italiani che (per sua stessa ammissione, come leggerete) trascorre 3/4 dei giorni dell'anno lontano dalla natia Fossano e dalla sua casa di Centallo, è partita proprio in questo modo, ma si è lentamente trasformata in un lavoro vero e proprio: da "turista per caso", a "uomo di mondo" impegnato in affari internazionali.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui, all'inizio di questo nuovo anno.

- Iniziamo parlando un po' di vino. Come vedi lo stato del mercato in provincia Granda?

La Granda, per quello che riguarda il vino e i suoi territori, negli ultimi anni ha fatto un grande lavoro, tanto che ormai è riconosciuta nel mondo come il territorio del vino italiano più importante per l'alta qualità... anche se secondo me si può fare ancora di più.

Un consiglio che mi sento di dare alle aziende vinicole, sopratutto a quelle piccole e medie che vogliono crescere all'estero, è di unirsi, affidarsi a professionisti nell'internazionalizzazione, di non pensare che si possa fare tutto in famiglia. L'idea della famiglia è quello che ha reso l'Italia grande, ma che negli ultimi anni ha anche rallentato il paese rendendola a volte non così competitivo con gli altri, a volte qualitativamente inferiori ma commercialmente più attrezzati.

Ormai il Barolo docg è un vino conosciuto e riconosciuto per la sua importanza un po' ovunque al mondo, ed è ora che si inizia a promuovere anche quelle altre denominazioni meno conosciute e a volte totalmente non conosciute in alcuni paesi come il Dolcetto, il Barbera, il Roero, il Dogliani... vini altrettanto importanti che, se ben promossi, possono dare grandi riscontri non solo dal punto di vista delle vendite ma anche come ritorno di immagine dei nostri territori e conseguente attrazione turistica, perché quando si promuove un prodotto si promuove anche il suo territorio.

Parlando di vini importanti del territorio come Barolo, ma anche Barbaresco, che tra tutti e due arrivano non sempre a 20milioni di bottiglie annue, bisognerebbe poter fissare un prezzo minimo di vendita in modo da dare una stabilità al mercato, cosa che manca da sempre, non è possibile che un vino come il Barbaresco docg considerato uno dei vini importanti italiani si trovi a 6, 7 euro ( a volte meno) in un supermercato, e un vino come il Barolo docg a meno di 10 euro a bottiglia. A parer mio non si può svendere alcuni dei vini più importanti d'Italia, o meglio permettere la svendita e impedire la crescita che meritano. In Borgogna, considerata alla pari per sistema di produzione e filosofia alla Langa, le aziende vinicole sono molto più unite e coerenti sui prezzi.

- La tua attività di consulente ti ha portato a toccare diversi paesi del mondo: quali?

Prima di diventare consulente internazionale di vini Italiani ho passato gran parte della vita viaggiando per passione, scoperta, avventura e conoscenza di culture differenti, per un periodo in Asia ho anche lavorato come fotoreporter freelance, lavoro che mi ha dato la possibilità di conoscere meglio i paesi che attraversavo. Dal 2007 ho unito le mie principali passioni (viaggio, cultura, giornalismo e vino), dando vita così alla mia nuova attività di consulenza internazionale nel settore vino Italiano.

Mi occupo di internazionalizzazione, promozione del territorio italiano, selezione delle aziende vinicole e vini italiani per l'inserimento nei mercati che si sono  prefissate come obiettivo, e per far si che il brand cresca all'interno del paese. Un lavoro che mi ha portato non solo a viaggiare in molti paesi tra Europa, Asia, America ma anche di approfondire la conoscenza di questi stessi Stati sotto il profilo commerciale e politico.

Negli ultimi 10 anni ho trascorso dai 200 ai 250 giorni all'anno all'estero, visitando Brasile, Nord America (Stati Uniti e Canada), Russia, Europa un po' ovunque, Marocco, Messico, Guatemala, Cuba, India, Cina, Hong Kong, Taiwan, Giappone, Vietnam, Cambogia (dove mi trovo attualmente), Tailandia, Indonesia, Malesia e Singapore. I paesi che visito ogni anno, e dove trascorro attualmente più tempo sono Hong Kong, Cina, Stati Uniti, Sud Est Asiatico, Russia, Germania, Inghilterra.

Questi sono anche i paesi più attenti, per ora, ai nostri grandi vini e alla mia ricerca, iniziata circa 6 anni fa riguardo l'intolleranza alimentare legata al vino (la prima al mondo nel suo genere); oggi il brand "Low Histamines" seleziona e certifica vini con contenuto di istamine inferiori a 0,5mg/litro, vini, come suggerito ormai da diversi medici nutrizionisti, che possono essere suggeriti a sensibili e intolleranti. Questa ricerca, poi trasformata in progetto auto finanziato, e oggi realtà internazionale, è avvenuta grazie a intuizione e lavoro da parte mia, ma anche alla conoscenza appresa viaggiando in paesi così diversi, che mi hanno permesso di confrontarmi in continuazione con persone e studi di paesi differenti: purtroppo l'Italia non sempre, o meglio molto raramente, sa investire su nuove idee e innovazione.

- Se dovessi descrivere i principali paesi che hai visitato con una sola frase per ciascuno, quale sarebbe?

Stati Uniti "marketing - denaro", Cina "evoluzione - capitalismo comunista", India "filosofia", Sud Est Asiatico "tranquillità mista a crescita", Giappone "qualità", Hong Kong "banche- affari", Cuba "voglia di aprirsi", Europa "centro del mondo occidentale o vecchio mondo".

- Chiaramente, ami viaggiare. Nel caso fosse possibile spiegare il perché, quale credi sia la ragione?

La passione per il viaggio mi è sempre stata dentro. Ho 43 anni, a 7/8 mi perdevo difronte ai viaggi di Ambrogio Fogar, "Jhonatan Missione Avventura". Il viaggio in qualche modo mantiene giovani, è un continuo apprendere, scoprire, mettersi al confronto. E poter lavorare viaggiando permette di conoscere il paese che si attraversa sotto ancora un'altra luce.

Fin da ragazzino durante i miei viaggi mi ha sempre seguito una breve frase scritta in giovane età: "Il Movimento è l'essenza del viaggio, l'importante non è dove andare, ma andare".

- Attualmente ti trovi in Cambogia assieme a tua sorella, che ci vive. Personalmente non ho idea di come possa essere la vita lì... che cosa ci puoi dire?

Riguardo questa domanda sicuramente mia sorella Francesca saprebbe rispondere meglio visto che sono oltre 2 anni che si è trasferita in Cambogia e da altrettanti ha acquistato con il suo compagno giapponese una bellissima guest house a Sihanoukville a pochi metri dal mare, una avventura interessante anche se non facile, in quanto ha dovuto affrontare difficoltà portate non solo dalla differenza culturale e linguistica ma anche da minacce e da un tentativo di espropriarla dal suo business (problema che purtroppo si presenta spesso da queste parti ma che comunque si sta risolvendo in tribunale.

Quello che posso dire da parte mia e che la Cambogia, come del resto un po tutta l'Asia, si sta evolvendo rapidamente; qui le strade e le cittadine sono diventati cantieri a cielo aperto, medi e grossi investitori sopratutto Cinesi e Giapponesi si sono lanciati nella corsa agli appalti.Ricordo in uno dei mie primi viaggi nel 2002 che parte del paese era ancora chiuso ai turisti in quanto scoppiavano ancora sommosse legate al vecchio regime di Pol Pot; a quei tempi le uniche strade erano strade bianche e si percorrevano a bordo di vecchi e arrugginiti pik-up, si vedevano ovunque fuoristrada che portavano effigi delle varie ONG di appartenenza, mentre oggi ci sono strade che collegano tutte le città, autobus a due piani percorrono l'intero paese, hotel stellati e ristoranti di lusso nascono dall'oggi al domani.

Anche per quello che riguarda il mio lavoro sta diventando un paese interessante anche se per il momento controllato al 95% dai Francesi. In Cambogia non c'è ambasciata italiana e neanche Camera di Commercio, insomma non ci sono rappresentanze italiane governative, anche se tanti cittadini italiani stanno varcando il confine con l'intenzione di trasferirsi in questo paese e dare vita a piccole attività, per lo più legate alla ristorazione.

- La tua residenza, nonostante tutto, è ancora a Centallo. Hai in programma di spostarla, magari in uno dei paesi che hai gia visitato?

In passato ho pensato più volte di spostare la mia residenza altrove, in uno di questi paesi emergenti, paesi che al confronto del nostro attualmente offrono molte agevolazioni, sopratutto dal punto di vista burocratico, di opportunità di lavoro, tassazione... ma alla fine l'amore per il mio paese, territorio e lavoro, mi ha sempre riportato in qualche modo a casa.

Dopo aver passato 23 anni della mia vita in continuo viaggio, visitando paesi un po' in tutto il mondo, sono dell'idea che l'Italia è il paese più bello del pianeta; bisognerebbe solo esserne un po' più tutti consapevoli e non svenderlo, essere più uniti in modo da ridargli la nuova vita che merita, e che meritano sopratutto molti italiani che non solo hanno e fanno grandi cose in Italia, ma anche all'estero. Se si aspetta ancora un po' i migliori saranno presto tutti fuori dal nostro bel paese.

simone giraudi

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