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Cronaca | mercoledì 11 gennaio 2017, 14:30

“Se non paghi vengo a casa tua e ti sparo”: imprenditore a processo

La difesa dell'imputato : “Non l'ho minacciato, volevo soltanto recuperare il denaro che mi doveva”

Sulla carta doveva essere una commessa importante ma il committente non avrebbe pagato il pattuito e si sarebbe passati alle parole grosse. Il giudice dovrà stabilire se si sia trattato di semplici insulti o di minacce. Con l'accusa di esercizio arbitrario delle proprie ragioni C.T. un imprenditore edile è a processo a Cuneo. La persona offesa si è costituita parte civile.

Il progetto consisteva nella realizzazione di un porticciolo e alcune casette sul Lago Maggiore. A causa di problemi di liquidità nel novembre 2014 C.T. con un collaboratore aveva incontrato il committente, che si era portato dietro un conoscente. L'imputato si sarebbe lamentato perché dopo alcuni acconti non aveva più visto altro denaro e ci aveva già rimesso dell'attrezzatura che era rimasta bloccata nel cantiere: “Non aveva pagato il cemento, il ferro, gli architetti e gli ingegneri, era tutto fermo. Volevo solo i miei soldi e i mezzi, tutto qui”. L'altro sosteneva di non essere in grado di pagare perché a sua volta non aveva ricevuto denaro.

Invece, secondo l'accusa, durante l'incontro chiarificatore la persona offesa avrebbe ricevuto minacce di morte: “Domani vengo a casa tua e o mi paghi, oppure ti sparo”. Frase che l'imputato ha negato di aver pronunciato. Come confermato anche oggi il collaboratore di T. sentito come testimone: “Abbiamo detto che saremmo andati a casa sua ma solo per recuperare la somma che ci doveva ancora pagare, senza riferimenti a sparatorie”. Somme che ammonterebbero a 40 mila euro, per l'attrezzatura diventata inutilizzabile e 16.900 a fronte di lavori già eseguiti.

La presunta vittima si era invece spaventata seriamente, aveva chiamato i carabinieri e denunciato l'imprenditore.

Monica Bruna

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