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Al Direttore | 13 febbraio 2017, 12:55

"Hai deciso di abbandonare la tua battaglia. Sono qua per dirti che la porterò avanti io"

Deborah, 24 anni, disoccupata di Moretta, si rivolge al 30enne di Udine che si è suicidato. E lancia un appello ai politici: "Quale futuro ci state offrendo?"

"Hai deciso di abbandonare la tua battaglia. Sono qua per dirti che la porterò avanti io"

Ciao Michele,

non ci conosciamo ma abbiamo molto in comune. Sono Deborah una ragazza di ventiquattro anni, precaria. A settembre ho perso il lavoro e da allora è iniziata la mia "odissea".

La chiamo così perché è un percorso lungo e faticoso quello che ci troviamo davanti dopo la fine di un lavoro. Ho portato e inviato alle aziende il mio curriculum, ma ogni volta è la stessa storia. La storia del no. No perché non hai un titolo di studio, no perché hai troppa esperienza lavorativa, no perché sei in "età da figli", no perché vogliamo qualcuno più giovane. 

È frustrante e avvilente sentirsi sempre rispondere così, ancor più quando convivi, o vivi solo, e hai paura di non riuscire a provvedere per te stesso. Hai paura di non poterti costruire una famiglia. Hai paura di diventare un peso per chi ti è vicino.

E ogni giorno in cui la tua ricerca non porta frutti, il cielo si abbassa ancora un po’. Ma nonostante questo, non voglio far vincere un sistema che non permette a noi giovani di vivere tranquilli.

Non voglio più sentire di precari come noi che non hanno alternative, persone sfinite da questa ricerca per un diritto che dovrebbe esserci garantito. Nei giorni scorsi su alcuni giornali, ho letto che hai deciso di abbandonare la tua battaglia. Sono qua per dirti che la porterò avanti io, perché non sei solo. 

Nelle tue parole ho trovato la difficoltà dell’essere giovani nel nostro Paese. La difficoltà di chi si trova senza lavoro oggi. Tante persone dicono che basta avere volontà e che bisogna "darsi da fare", ma come possiamo riuscirci se ogni volta ci vengono chiuse le porte in faccia?

La realtà è molto diversa da quanto possa sembrare, per questo motivo ho deciso di "lanciare" un appello alle istituzioni. Voglio farmi sentire perché so di non essere sola, tanti giovani vivono il mio stesso disagio e non è giusto continuare così. 

Non voglio puntare il dito contro nessuno ma sicuramente la classe politica ha un ruolo fondamentale in questa vicenda, le opportunità di lavoro per noi non esistono e ci ritroviamo a vivere in balìa di un futuro senza via d’uscita. Non possiamo scegliere un lavoro che ci piace o per il quale abbiamo studiato, perché è già una fortuna trovarne uno, e una volta trovato dobbiamo accontentarci di essere sottopagati senza avere un contratto. Dobbiamo accontentarci dei voucher o di essere stagisti e di un posto fisso neanche l’ombra.

Ora chiedo a voi politici: quale futuro ci state offrendo? Quali strumenti ci state dando per poter vivere dignitosamente? Quando inizierete a fare qualcosa di concreto per noi precari? Siamo stanchi di vedervi in tv a litigare senza poi concludere nulla. Vogliamo vedere che oltre ai vostri interessi vi stiano a cuore anche i nostri.

Vi chiedo di mettervi nei nostri panni, vi chiedo di offrirci la dignità di cui parlate tanto perché abbiamo il diritto di una vita felice. Non siamo una gioventù senza coraggio, siamo una gioventù derubata del nostro potenziale.

Deborah Groppo

redazione

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