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Cuneo e valli | lunedì 20 febbraio 2017, 08:30

Patrizia Manassero dopo l’assemblea del Pd: “Voglio capire quel che succede e come accadrà”

La senatrice cuneese, da sempre vicina a Pierluigi Bersani, si mostra pessimista sulla possibilità che il partito resti unito, ma per il momento preferisce non sbilanciarsi nel caso di una scissione che appare sempre più probabile

Da sinistra, Gigi Garelli, Patrizia Manassero e Pierluigi Bersani

La posizione della senatrice Pd cuneese Patrizia Manassero, alla luce di quel che sta succedendo in queste convulse ore che seguono l’assemblea nazionale, assume particolare rilevanza.

Considerato il dibattito che per mesi ha segnato il confronto interno al centrosinistra e vista la strenua battaglia che il circolo cuneese ha condotto per indurla a candidarsi a sindaco a nome e per conto del Pd, apparirebbe davvero singolare se la senatrice, considerata una “bersaniana” di stretta osservanza, lasciasse il partito per aderire ad una nuova formazione che dovesse nascere da una sempre più probabile scissione del Pd.

Siamo riusciti rintracciarla mentre stava rientrando dalla capitale e le abbiamo rivolto alcune domande.

Senatrice, qualche impressione a caldo sull’assemblea nazionale…

“Devo premettere che l’ho seguita in streaming. E’ stata una giornata intensa, di grande passione ma anche di sofferenza, con tanti interventi importanti e di elevata qualità”.

Perché parla di sofferenza?

“Sentire aleggiare la parola “scissione” per chi, come me, ha fatto un lungo percorso nel Pd fin dalla sua nascita, è indubbiamente motivo di sofferenza”.

Lei pensa che non ci siano più margini di mediazione?

“L’intervento di Emiliano nel tardo pomeriggio mi aveva fatto ben sperare. Poi, intorno alle 19, è arrivato, a sorpresa, il comunicato firmato insieme a Rossi e Speranza che ha raffreddato gli entusiasmi. Mi pare che i margini di composizione si siano assottigliati”.

Oggi a Rimini si è concluso il congresso di Sinistra Italiana. Mi pare che da quel palco non siano venuti segnali di disponibilità nemmeno nei confronti di quella parte che dovesse staccarsi dal Pd. Se non vado errato siamo in presenza di un quadro destinato a complicarsi ulteriormente a sinistra. È così?

“Temo sia così. Il rischio di una frammentazione a sinistra è quanto mai reale. Per questo ritengo che le prossime ore, quelle che ci separano dalla Direzione nazionale di martedì, dovrebbero indurre tutti ad un supplemento di riflessione”.

Quali sono gli ambiti su cui ancora si può lavorare per scongiurare una rottura irreversibile?

“Quelli che sono stati evidenziati da Orlando e Zingaretti, in particolare, ma non solo da loro e riguardano il metodo e l’organizzazione del partito”.

Lei è considerata vicina a Pierluigi Bersani, una delle voci più critiche nei confronti di Matteo Renzi. Se Bersani mollasse gli ormeggi e abbandonasse la nave del Pd lei lo seguirebbe?

“In questo momento preferisco attendere. Voglio capire quel che succede e in quali termini accadrà”.


 

 

          

 

 

Giampaolo Testa

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