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Saluzzese | venerdì 17 marzo 2017, 07:45

Prende vita l’embrione del “Distretto Bio del Monviso”: ora serve il contributo di tutti, dal pubblico al privato, passando per le associazioni (FOTO)

Tanta gente a Paesana per capire cosa si cela dietro al progetto promosso dal Parco del Monviso e dalla scuola Malva

Le immagini della serata

È stato illustrato nella serata di ieri, giovedì 16 febbraio, nella sede dell’Unione montana del Monviso, quello che, nel futuro, dovrà essere il nuovo “Distretto bio all’ombra del Monviso”.

Un progetto ancora in fase embrionale, salutato però dalla folta presenza di pubblico.

Due gli enti, così come rimarcato dal sindaco di Ostana Giacomo Lombardo, che dovranno svolgere la funzione di fulcro in questa operazione: il Parco del Monviso (presente alla serata il presidente Gianfranco Marengo) e la scuola Malva di Bibiana.

Molteplici, invece, i fattori che compongono l’idea del distretto bio.

La cultura del biologico come conservazioni di risorse e di compatibilità ambientale, lo sviluppo di filiere innovative e la sensibilizzazione attraverso le Pro loco e le realtà associative sono alcune delle sfere toccate in fase di illustrazione del progetto.

Ma l’aspetto su cui si è più rimarcato è stata l’importanza del dialogo fra tutte le realtà, a qualunque livello esse siano: soltanto il confronto e l’interscambio di esperienze potranno fare da volano ad un meccanismo che ponga al centro l’attenzione ai prodotti locali.

Ci sarà poi anche da puntare sulla formazione e sulla comunicazione.

Dovremo trovare – ha spiegato Marengo – un denominatore comune. Ci piace identificare l’ombra del Monviso come il confine del Biodistretto. Non tutti sono tenuti a prendervi parte, non toccheremo la libera scelta di ognuno. Dobbiamo lavorare insieme per promuovere e valorizzare le peculiarità territorio”.

Fondamentale sarà il ruolo anche degli Enti locali, a partire dalla gestione delle aree verdi dei singoli comuni. “L’Unione – ha affermato con forza il presidente e sindaco di Paesana Mario Anselmofarà la sua parte, a patto che si superino le logiche campanilistiche e si faccia squadra: è l’unico modo che abbiamo per portare a casa qualche risultato. Dobbiamo stabilire dei parametri organolettici per valorizzare i nostri prodotti, ma poi dobbiamo portare avanti una logica di territorio. La nostra intenzione è quella di difendere veramente la montagna”.

In sala anche Bruno Bossa, titolare dell’Azienda Montana Achillea e pioniere del biologico in Valle Po. “37 anni fa è partita quest’avventura. – ha detto - Allora nessuno ci avrebbe scommesso e mai avremmo pensato ad una serata così: era un sogno. Allora il biologico era visto come ‘di sinistra’: avevamo una fede personale che ci faceva continuare. Sicuramente l’iniziativa del Distretto Bio è lodevole: si tratta di un momento storico importantissimo per la crescita del biologico, che oltre ad essere una scelta di vita, valorizza la natura e la persona”.

È poi stata rimarcata l’origine dello stimolo che ha dato il “la” al progetto, giunto dal territorio che ha voluto valorizzare le produzioni biologiche; Sergio Beccio, consigliere comunale di Paesana e redattore di uno studio di fattibilità in merito ha ricordato la prima “sollecitazione degli agricoltori del Consorzio di Calcinere (di Paesana: ndr) e dell’alta Valle, che hanno firmato un documento di proposta poi accolto dal Parco”.

Plauso per l’iniziativa è stato anche espresso dal vicepresidente della Provincia di Cuneo, Flavio Manavella (“Dobbiamo solo fare le stesse cose che fanno gli altri, perché partiamo già in vantaggio avendo il Monviso ed il Po”) e dal consigliere regionale Paolo Allemano, che si è complimentato con Anselmo: “Qui – ha detto – la cultura dell’amministrare ha fatto un salto di qualità, lasciando da parte il campanile in favore di un’identicità di area vasta”.

Non so – si è chiesto il sindaco di Ostana - come faremo a mettere insieme così tante persone interessate e non so come potrebbe funzionare, ma sono certo che con le intelligenze, la volontà e la professionalità possiamo farcela. Non basta più sapere nostro, quindi ben venga la scuola Malva. Mi piacerebbe avere prodotto che venga ‘dalla valle del Monviso’”.

Numerosi gli interrogativi giunti dalla platea, dai confini del Distretto, ai riconoscimenti legislativi sino alla necessita di incrementare l’agricoltura biologica, senza la quale – così com’è stato detto – “non potrà mai affermarsi un Biodistretto”.

Quesiti di cui si è preso nota il presidente Marengo e che verranno approfonditi in successivi incontri. “Non saremo noi a cercare gli agricoltori – ha detto il presidente del Parco – ma sarà il contrario: voi verrete a cercarci”.

 

Nicolò Bertola

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