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Ad occhi aperti | sabato 15 aprile 2017, 16:50

A Monterosso Grana si va a lezione di “scuola marocchina” - Avatar

Un'eventualità, tra tantissime, nella quale il “noi” decide di starsene zitto e di ascoltare i “loro”, per poter (magari) imparare qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore

“Avatar” è un film anglo-americano del 2009 scritto e diretto da James Cameron, celebre autore di kolossal quali “Titanic” e “Terminator”.

La vicenda, ambientata in un futuro lontano in cui l'umanità ha sviluppato la capacità di raggiungere altri pianeti, vede come protagonista un ex-marine invalido cui viene data l'opportunità di esplorare il pianeta Pandora, abitato da giganteschi umanoidi blu, i nav'i; la missione dell'uomo, che innesta la propria coscienza in un ibrido umano-nav'i per muoversi tra di loro, sarebbe quella di scovare il giacimento principale di unobtainium (metallo alieno estremamente prezioso) e segnalarne la posizione agli umani... ma più entrerà nella cultura nav'i e più deciderà di disattenderla.

Piccola premessa: in questo nostro appuntamento con “Ad occhi aperti” farò una cosa che nel passato più e meno recente ho detto non si dovrebbe fare e che, nella vita di tutti i giorni, mi sforzo costantemente di non fare (con risultati altalenanti purtroppo, ma alla fine siamo tutti figli della stessa cultura occidentale), e cioè... parlare di “noi” e “loro”. È necessario, credetemi.

I “loro” sono gli straniera extracomunitari, e per la precisione gli abitanti del Marocco, un'etnia che (volenti o nolenti) percepiamo ad assoluta ragione molto più vicina a noi di tante altre, e la notizia che questa settimana mi piacerebbe evidenziare è l'incontro di approfondimento in programma a Monterosso Grana per il 20 aprile prossimo riguardo al sistema scolastico ed educativo marocchino. Sì, avete capito bene: proprio nel comune che nel corso degli ultimi mesi del 2016 si è visto più scosso dalle proteste riguardo al possibile arrivo di migranti, si parlerà molto presto di stranieri. E come un possibile esempio a cui guardare: sono strabiliato anche io, credetemi.

Ma non è magari questo il punto? Che la notizia ha dello straordinario. Un'eventualità, tra tantissime, nella quale il “noi” decide di starsene zitto e di ascoltare i “loro”, per poter (magari) imparare qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore.

Per secoli, e secoli, e secoli, da luoghi come il Marocco noi occidentali abbiamo preso tutto quello che era possibile prendere: risorse naturali, sudore, sangue, non ci siamo fatti poi troppi problemi nello spuntare tutte le voci nell'elenco della lunghissima lista della spesa su cui abbiamo incentrato i nostri vari imperi. E l'abbiamo fatto tanto bene e tanto a lungo da convincerci, anche solo inconsciamente, che le culture e i territori a cui abbiamo sottratto tutto con la forza non avessero più nulla da regalarci.

Lo so anche io che “Avatar” ha molti difetti. Primo fra tutti il fatto che un centesimo dei soldi spesi per il comparto grafico sarebbero sicuramente bastati per pagare uno sceneggiatore con un po' più di voglia e inventiva, ma in questo singolo e specifico caso non mi importa assolutamente. Perché quella del primo film americano per incassi nella storia è una narrazione sì banalotta, ma perfettamente aderente alla realtà di quello che le culture più sviluppate (o convinte di esserlo) hanno sempre fatto nel corso della propria esistenza: trafugato, solo per poi smarcarsi di qualunque responsabilità, convinti che il passare del tempo avrebbe dato loro ragione.

Ma il tempo è circolare, di questo penso sia facile convincersi guardando al passato. E oltre a essere circolare è davvero, come si dice “galantuomo”: non importa che noi si creda o meno al Karma, e in quale misura e traduzione, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine, magari in modi che non ci saremmo mai aspettati.

Nel film, lo scontro tra nav'i e umani è inevitabile ed è di fatto il climax narrativo, il momento che gran parte degli spettatori (se non tutti) arrivano pian piano ad attendere con forza. Nella nostra realtà, quella del “noi” e “loro”, forse, dovremmo sfruttare ogni occasione possibile di imparare qualcosa gli uni dagli altri, prima che chiunque sceneggi le nostre vite ci conduca inevitabilmente verso lo stesso climax.

simone giraudi

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