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Cronaca | venerdì 21 aprile 2017, 15:15

Omicidio di Paroldo, il medico legale: “Il pensionato fu narcotizzato e soffocato”

Nella stufa di casa i carabinieri avevano trovato i resti di una confezione di un sonnifero

Morto a causa di una asfissia meccanica dopo essere stato narcotizzato. In estrema sintesi sono queste le conclusioni cui è intervenuto il medico legale che aveva esaminato il cadavere di S.V., 78 anni, il pensionato di Paroldo il cui corpo era stato trovato nel noccioleto a pochi passi da casa l'8 giugno 2016. La 60enne moglie A.C. è imputata per omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. Anche oggi era presente in udienza, apparentemente impassibile.

Questa mattina in Corte d'Assise il medico ha spiegato come sia giunto a quelle conclusioni, mostrando anche alcune immagini del cadavere del pensionato: “Poiché indossava vestiti da lavoro la vittima quando ha perso conoscenza doveva trovarsi all'esterno, ed era già morto quando fu messo sulla carriola che fu utilizzata per spostarlo ai piedi del nocciolo, dove tu rinvenuto”. Il momento del decesso risalirebbe alla sera del 6 giugno, a “non oltre un'ora e mezza dopo aver cenato”. Escluso l'incidente o il suicidio: “Verosimilmente si tratta di una morte violenta dovuta ad asfissia successiva all'intossicazione del farmaco”.

Alcune domande dell'accusa e del difensore Andrea Naso hanno trattato uno dei punti forse più controversi: A.C., donna di 56 kg e alta 1,43 avrebbe potuto spostare il corpo del marito, seppure persona piuttosto esile, di circa 55 kg di peso per un'altezza di 1,60? La risposta del teste: “Credo non sia impossibile, anche se muovere un cadavere può essere piuttosto complicato”.

Un altro testimone del pm Attilio Offman, un maresciallo del carabinieri di Cuneo, ha riferito degli esiti del sopralluogo compiuto presso l'abitazione della coppia il 16 giugno per verificare le affermazioni dell'imputata, secondo la quale il marito si era allontanato da casa volontariamente portando con sé la carta d'identità e la carta di credito. Quest'ultima fu ritrovata sopra un tavolo, insieme al tesserino sanitario di S.V. e al suo codice fiscale. Ma nella camera di combustione di una stufa i carabinieri recuperarono anche ciò che restava di una confezione di zolpidem, un farmaco per il trattamento dell'insonnia, e un blister vuoto.

Gli inquirenti avevano inoltre effettuato numerose intercettazioni ambientali e telefoniche, che sono state elencate in aula. Fra queste anche alcune chiamate di A.C. ad un servizio di cartomanzia. Dopo la morte del marito, la donna chiedeva come si sarebbero concluse le indagini e se potesse essere stato qualcun altro ad ucciderlo, sostenendo di essere innocente e di subire una persecuzione da parte della Giustizia.



Monica Bruna

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