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Ad occhi aperti | sabato 22 aprile 2017, 12:10

Casualità e responsabilità: il “triplo miracolo” di Fossano - Irrational Man

In disastri come quello di Fossano (il terzo in poco tempo, nel nostro paese) pare ormai che la casualità sia davvero al centro di tutto. Che differenza avrebbe fatto, al ponte stesso, cadere circa 24 ore prima, con il traffico della Pasquetta in pieno scorrimento?

“Irrational Man” è un film americano del 2015 scritto, diretto e prodotto da Woody Allen.

Abe Lucas è un professore di filosofia che si trasferisce nel Rhode Island per lavorare al college di Brailyn; insoddisfatto e in profonda crisi esistenziale, conoscerà due donne (la collega Rita e la studentessa Jill) e troverà un nuovo scopo nella vita nell'eliminare un giudice, responsabile di aver tolto l'affidamento dei figli a una donna, a lui del tutto sconosciuta. Ci riuscirà, ma questa sua azione innescherà una catena di eventi apparentemente casuali che porteranno alla sua stessa dipartita.

Avrei tanta voglia di parlare di altro, come potrete immaginare. E potrete anche immaginare, però, come non possa assolutamente farlo: quella della caduta di una campata della tangenziale di Fossano, ovviamente, è la notizia della settimana (se non del mese o dell'anno, per la nostra provincia), ripresa in lungo e in largo anche da diversi media nazionali.

Al di là di tutte le analisi e le verifiche strutturali del caso, credo sia molto interessante la primissima dichiarazione del sindaco di Fossano Davide Sordella; nel caso ve la siate persa, ha sostanzialmente definito l'evento in sé un “triplo miracolo”: è stato un miracolo infatti che nessuno stesse passando al di sopra della campata, al di sotto della campata e che i due carabinieri siano riusciti ad accorgersi in tempo degli scricchiolii di ammonimento e siano riusciti a fuggire.

Andando oltre all'ovvia accezione religiosa, la parola “miracolo” indica nel linguaggio comune un qualcosa di straordinario, un fatto eccezionale capace di destare meraviglia pura. Credo si possa concordare tutti quanti che l'assenza di vittime di sorta nella caduta della campata a Fossano corrisponda senza alcun dubbio alla descrizione. Alcuni hanno parlato di fato, di destino. Benevolo, s'intende, in questo caso.

E di destino, di fato, della pura casualità della vita (che invece forse non è assolutamente casuale, ma di certo è così che l'interpretiamo noi esseri umani) parla Woody Allen in “Irrational Man”, proprio come aveva fatto in diverse altre pellicole della sua estesissima cinematografia.

Nel film si guarda alla casualità come unica e sola componente universale portatrice di vera Giustizia: è un caso che il protagonista, Abe, si trovi un bar quando la donna sconosciuta sta parlando del giudice che le ha portato via i suoi figli ed è altrettanto casuale la presenza nella borsetta di Jill della torcia su cui poi lo stesso Abe inciamperà, finendo giù dall'ascensore e trovando la morte. Nella narrazione, fatta come al solito con Allen di dialoghi incredibilmente brillanti e di situazioni comuni nelle quali viene svelata la dimensione ironica o inquietante, la casualità è l'unica vera divinità esistente, capace di dare e di togliere allo stesso tempo, di rendere la nostra vita unica o di terminarla all'improvviso: le successive valutazioni vengono lasciate allo spettatore.

In disastri come quello di Fossano (il terzo in poco tempo, nel nostro paese) pare ormai che la casualità sia davvero al centro di tutto.

Che differenza avrebbe fatto, al ponte stesso, cadere circa 24 ore prima, con il traffico della Pasquetta in pieno scorrimento? Che differenza avrebbe fatto, cadere qualche minuto più tardi, magari dopo che un'automobile o due avessero deciso di imboccare lo svincolo per Marene? Nessuna, ovviamente: per gli eventuali coinvolti, invece, tutta la differenza del mondo.

Ci sono delle responsabilità, certo, e nessuno mi toglierà mai dalla testa l'idea che se un cavalcavia (cioè una struttura costruita appositamente per passare sopra un'altra, per rimanervi sospesa al di sopra) viene giù è perché qualcuno non ha fatto come doveva il proprio lavoro.

Ma il fatto che le nostre vite siano letteralmente “appese a un filo”, o a dei tiranti d'acciaio se preferite, e che gran parte delle cose che utilizziamo quotidianamente sono quasi del tutto fuori dalla nostra comprensione pratica non è una prospettiva molto rassicurante.

Spinge a riflettere un po', non credete? Magari a lato di una strada, all'aria aperta.

simone giraudi

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