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Cronaca | mercoledì 17 maggio 2017, 15:29

Padre condannato a 13 mesi per aver dato da fumare hashish al figlio

L'uomo era stato denunciato dalla ex moglie dopo che il ragazzo si era sentito male

Padre condannato a 13 mesi per aver dato da fumare hashish al figlio

 “Qualcosa di serio era accaduto il 1 novembre 2013, altrimenti la madre non si sarebbe presa il mal di pancia di andare a porgere denuncia”. Quella sera il padre, residente in un paese della Valle Gesso, era andato a cenare presso l'abitazione della ex moglie nelle vicinanze di Cuneo, presenti i figli entrambi minorenni. L'uomo aveva chiesto il permesso di fumarsi uno spinello. Il ragazzo più grande aveva confezionato la sigaretta e le aveva tirato un paio di boccate. Poi si era alzato, ma in seguito a un capogiro era andato a sbattere contro lo stipite della porta, crollando a terra. La madre, spaventata, aveva fatto intervenire il 118.

L'uomo è stato condannato questa mattina a 13 mesi di reclusione e 3.000 euro di multa per cessione di sostanze stupefacenti a minori. E' stato invece assolto dall'accusa di aver causato lesioni (la caduta dopo aver fumato lo spinello) come conseguenza dell'aspirazione della sostanza stupefacente. L'imputato è stato anche scagionato per aver procurato hashish al figlio più piccolo.

Una vicenda che ha visto coinvolti due minori in una situazione famigliare particolarmente problematica”, ha detto nella sua requisitoria il pm Gabriella Viglione, chiedendo la condanna dell'imputato.

Essendo trascorsi quattro anni dai fatti, la ricostruzione in dibattimento non è potuta essere precisa. Tre le versioni parzialmente discordanti, della madre e dei figli. L'imputato invece non era stato sentito.

Testimonianze contrastanti fra di loro”, ha commentato il difensore Paolo Monica. “I ragazzi avevano riferito che il padre aveva chiesto alla ex moglie di poter fumare lui, e non che fumassero i figli. Ed entrambi avevano detto che era stato il fratello maggiore a prendere l'iniziativa di preparare la sigaretta. In quanto al malore, non poteva essere previsto dall'imputato, né la madre lo aveva denunciato per questo fatto specifico”.

Monica Bruna

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