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Monregalese | 20 maggio 2017, 07:03

La legittima difesa: cosa dice la legge e cosa potrebbe cambiare

I recenti fatti di cronaca hanno riportato all'attenzione delle masse l'annosa questione della legittima difesa e dei suoi limiti

La legittima difesa: cosa dice la legge e cosa potrebbe cambiare

I recenti fatti di cronaca hanno riportato all'attenzione delle masse l'annosa questione della legittima difesa e dei suoi limiti.

Da ultimo, anche il legislatore è intervenuto con una proposta di modifica del dettatto normativo, già approvata dalla Camera ed ora in attesa del passaggio al Senato.

Tuttavia, prima di analizzare nel dettaglio il contenuto di tale proposta, sarà sicuramente utile effettuare un breve ripasso della normativa ora vigente.

Innanzitutto, è bene premettere che la legittima difesa rientra tra le cosiddette scriminanti (o cause di giustificazione), ovvero quelle situazioni in presenza delle quali una condotta penalmente rilevante non è sanzionabile.

Di per sé, la legittima difesa costituisce l'ultimo spazio di autotutela riconosciuto dall'ordinamento al cittadino il quale, qualora si trovi ad essere ingiustamente aggredito – e non possa ricorrere alla tutela dell'autorità pubblica – è autorizzato a difendersi autonomamente.

Più precisamente, l' art. 52 c.p. prevede che "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa".

Perché sia esclusa la punibilità del soggetto agente è pertanto necessario:

–        che l'aggressione abbia per oggetto un diritto o interesse giuridico (personale o patrimoniale) proprio o altrui;

–        che l'aggressione determini un pericolo immediato (non futuro) per tale diritto o interesse;

–        che la reazione difensiva dell'aggredito costituisca l'unica possibilità di tutela del bene minacciato, ovvero sia insostituibile con altra meno dannosa;

–        che l'aggressione non trovi alcuna giustificazione nell'ordinamento giuridico;

–        che vi sia proporzione tra il bene giuridico minacciato ed il bene giuridico dell'aggressore leso dall'azione difensiva.

A titolo di esempio, nel caso di un furto (offesa ingiusta) la reazione del derubato potrà essere considerata legittima solo qualora sia diretta ad impedire la sottrazione dei beni ovvero a recuperare la refurtiva (pericolo attuale), mentre continuerà ad essere perseguibile penalmente laddove la reazione del derubato intervenga nel momento in cui il ladro si è già spogliato del maltolto o si è dato alla fuga.

Ugualmente, non sarà coperta dalla scriminante della legittima difesa la reazione del verduriere che spari al ladro che gli ha sottratto una mela in quanto vi è un evidente sproporzione tra il bene giuridico minacciato (proprietà della mela) e quello leso dall'aggredito (vita del ladro).

In tema di scriminanti, l'art. 59 c.p. prevede poi che "se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo".

Ciò significa che non sarà sanzionabile colui che reagisca violentemente ad una aggressione che ritiene erroneamente di subire, ma solo ed esclusivamente nel caso in cui tale errore appaia "ragionevole" e "scusabile": in caso contrario risponderà del reato commesso a titolo di colpa.

Ipotesi diversa è infine quella in cui, pur sussistendo i presupposti (sovraelencati) della legittima difesa, il soggetto aggredito oltrepassi colposamente – non volontariamente –  i limiti del comportamento consentito (vedasi l'esempio del fruttivendolo che uccida il ladro di mele).

Tale situazione è definita dai giuristi eccesso colposo: il soggetto aggredito risponderà per la lesione provocata all'aggressore a titolo di colpa.

 

La legittima difesa nel domicilio privato

Una particolare disciplina è poi dettata dal 2° comma dell'art. 52 c.p. per i casi in cui l'aggressione avvenga all'interno del domicilio privato, ovvero nel luogo in cui è svolta un'attività commeciale, imprenditoriale o professionale.

In tali luoghi, qualora l'aggressore vi si sia introdotto contro la volontà dell'avente diritto (violazione di domicilio ex art. 614 c.p.) il Giudice è esentato dall'accertare la proporzionalità tra la condotta offensiva e l'azione difensiva purché questa sia diretta a "difendere:
a) la propria o la altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione".

In altre parole, l'uso delle armi (legittimamente detenute) o di altri mezzi analoghi, è consentito qualora sia diretto contro un intruso che minacci l'incolumità di taluno ovvero i suoi beni (ma in tale secondo caso la legittima difesa opera solo ove l'aggressore non intenda interrompere la propria condotta  offensiva e persista il pericolo di aggressione alla persona dei presenti).

Pertanto, anche qualora l'aggressione abbia luogo nel domicilio domestico, la reazione difensiva violenta dell'aggredito potrà essere scriminata solo nel caso in cui la stessa sia intervenuta per far cessare una minaccia concretamente incombente sulla integrità personale di una person presente.

All'opposto, sarà sempre perseguibile la reazione difensiva armata posta in essere per difendere un pericolo diretto al solo patrimonio, ed in assenza di minaccia alla vita della persona offesa.

 

La proposta di riforma

Nei giorni scorsi la Camera dei Deputati ha approvato con 225 voti favorevoli, 166 voti contrari e 11 astenuti, la proposta di legge n. 3785 recante “Modifiche agli articoli 52 e 59 del codice penale in materia di legittima difesa”.

La riforma, il cui testo passa ora al Senato per l'esame e l'approvazione definitiva, prevede:

 

•    la modifica del secondo comma dell’art. 52 cp., nel senso di ritenere coperta dalla scriminante della legittima difesa "la reazione a un'aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell'introduzione nei luoghi ivi indicati con violenza alle persone o sulle cose ovvero con minaccia o con inganno";

•    l' aggiunta di un secondo comma all'art. 59 c.p. che, nei casi di legittima difesa, esclude la colpa dell'agente "quando l'errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione posta in essere in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l'integrità fisica o per la libertà personale o sessuale”;

•    l'attribuzione a carico dello Stato delle spese processuali e dei compensi degli avvocati in tutti quei casi in cui sia dichiarata la non punibilità per legittima difesa dell'aggredito.

 

Tali modifiche hanno destato immediatamente numerose perplessità in chi ha ravvisato elementi di criticità nella previsione di una distinzione tra le aggressioni diurne e quelle notturne (oltretutto in assenza di chierimenti circa i limiti temporali della notte), nonché nella definizione di "grave turbamento psichico", concetto di difficile determinazione ed accertamento nel caso concreto.

In ogni caso, ora la palla passa al Senato, dove assai probabilmente il testo di legge subirà rimaneggiamenti e modifiche.

Staremo a vedere.

 

 

Avv. Alessandro Viglione - Avv. Luca Blengio

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