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Racconti Digitali | sabato 20 maggio 2017, 00:26

Digital Advertiser: alla ricerca della vetrina migliore

Creare una campagna advertising significa avviare delle strategie comunicative finalizzate alla creazione di consenso in relazione alla propria immagine e ai propri prodotti o servizi con lo scopo ultimo di trasformare tale consenso in comportamenti di acquisto. Nell’era digitale chi si occupa di avviare questo processo di conversione? Chi decidere quali prodotti esporre in vetrina?

“Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario. Lei mi crede pianista in un bordello” è questo il titolo dell’ironico libro scritto nel 1979 da Jacques Séguéla, pubblicitario francese che con brio ed autoironia racconta la vita di un pubblicitario tra passione e cattiva reputazione.

 

Purtroppo sì, dopo i “Mad Men”, gli spietati pubblicitari americani degli anni ‘50, la reputazione della pubblicità e degli addetti ai lavori è stata rovinata e associata indissolubilmente a termini quali “manipolazione” e “senza di scrupoli”.

Nella nostra nuova realtà digitale è difficile trovare un corrispettivo di questa figura tanto controversa, le professioni digitali sono molteplici e hanno frazionato il processo creativo del pubblicitario in diverse fasi e ruoli a seconda del target e del mezzo utilizzato.

Abbiamo già parlato del Copywriter Digitale che crea i contenuti, ma chi si occupa di  renderli visibili al momento giusto, nel modo giusto alle persone giuste?

Per adempiere a questo compito entra in gioco il Digital Advetiser, evoluzione del classico advertiser responsabile dell’acquisto degli spazi pubblicitari, che si occupa di incrementare il traffico del brand committente, decidendo dove, come e quando spendere il budget pubblicitario, allo scopo di massimizzare l’audience del cliente. Nel fare questo può utilizzare diversi media, diversi canali che possono essere di proprietà dell’azienda stessa (owned media) o acquistati (paid media come gli spazi di visibilità a pagamento), ma esistono anche mezzi che si fondano sulla creazione di un passaparola, un effetto diffusione che non costringe il cliente ad investire denaro (i cosiddetti earned media).

Cosa fa nello specifico questo esperto di visibilità?

In primis si occupa di analizzare la Campagna.

Attraverso report delle diverse piattaforme valuta la performance degli annunci già inseriti e gli atteggiamenti degli utenti avvalendosi dei dati più rilevanti, i cosiddetti KPI (Key Performing Indicator), ovvero quei numeri che meglio di altri riesco a valutare l’andamento e la performance di una pubblicità (ad esempio i CPF “cost per fan” o CPL “cost per lead”). Grazie a questi indici potrà capire su quale campagna o target intervenire.

A questo punto potrà effettuare degli A/B test con versioni lievemente differenti dello stesso annuncio per paragonare gli effetti, oppure potrà ampliare il target per cercare di allinearlo in modo migliore al prodotto, puntando in ogni caso ad ottimizzare al meglio la sua campagna.

Alcuni Adviser si occuperanno principalmente di Branding puntando il proprio lavoro sul posizionamento del prodotto, mentre altri saranno più indirizzati verso la Conversion, ovvero la vendita del prodotto, ma questi due obiettivi differenti  costituiscono in realtà solo due momenti differenti della stessa azione.

Se nel descrivere il lavoro del Digital Advertiser distinguiamo tra la fase di comprensione e quella di azione, possiamo adottare la stessa classificazione parlando degli strumenti che egli utilizza.

Per cui distinguiamo tra strumenti di comprensione utilizzati per individuare la migliore strategia da utilizzare come:

●     i dati di performance dei nostri contenuti (es: Facebook Page Insight)

●     gli strumenti di analisi dei comportamenti e degli interessi (es:Twetbinder)

●     i tools di analisi attraverso keyword (es: Screaming frog)

●     le community del settore (es: Think with Google)

e Strumenti di azione quali:

●     le singole piattaforme di Advertising (Facebook Ads, Twitter Ads, Google AdWords..ecc..)

●     i dashboard di reportistica delle piattaforme (negli ultimi anni si è diffusa la tendenza a creare formati Nativi, creati appositamente per la singola realtà digitale)

●     i tool di analisi come Google Analytics o Optimizely

Il web è vario, interattivo e multicanale con un alto tasso di obsolescenza per cui le informazioni diventano in poco tempo superate, ma allo stesso tempo una cattiva informazione o una pubblicità manipolatoria possono essere facilmente smascherate. Questo non significa che non ve ne siano, ma che possiamo abbandonare l’ideale di pubblicitario perverso e corrotto e apprezzare le nuove figure e dinamiche che si sono sviluppate nell’advertising online.

Una Buona pubblicità è quella che aiuta le persone a conoscere prodotti e servizi di cui hanno bisogno, per cui un buon Digital Advertiser è semplicemente colui che cerca di allineare bisogni e domanda, desideri e offerta avvalendosi di tutte le nuove possibilità offerte dal mondo digitale.

 

Roberta Levet

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