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Cronaca | 23 maggio 2017, 13:38

Cuneo, aveva accusato l'ex marito di averla minacciata:“Ti rimando a casa in una bara”, assolto nel processo

L'uomo:“Mi ha denunciato per impedirmi di vedere i nostri figli”

Cuneo, aveva accusato l'ex marito di averla minacciata:“Ti rimando a casa in una bara”, assolto nel processo

I rapporti fra gli ex coniugi di origini tunisine erano pessimi da anni, con accuse reciproche. La donna aveva denunciato numerose volte il marito, lui invece l'aveva incolpata di impedirgli di vedere i figli. L'uomo, accusato dalla ex di averla minacciata, è stato assolto con formula piena dal tribunale, perché il fatto non sussiste.

Anche il pm Alessandro Borgotallo aveva chiesto il proscioglimento, seppur con formula dubitativa, dopo le testimonianze degli agenti che erano intervenuti a Cuneo il 18 e 20 ottobre 2014, chiamati dalla donna. Questa aveva riferito davanti al giudice che il giorno 18, dopo che la polizia lo aveva allontanato da casa, l'ex marito l'aveva chiamata al cellulare, spaventandola: “tanto non possono farmi niente, ti ammazzo e ti rimando in Tunisia dentro a una bara”. Due giorni dopo sarebbe stata nuovamente minacciata di morte per telefono. Minacce che si sarebbero ripetute anche in presenza dei poliziotti chiamati da lei: “Mi disse 't'ammazzo' in arabo e poi in italiano in modo che sentisse anche la polizia 'sono qui per te'”. Versione smentita dai poliziotti. La signora ci aveva chiamati proprio perché non voleva parlare con lui, che non abbiamo sentito urlare, né in italiano né in arabo. L'imputato voleva soltanto vedere i figli”.

L'avvocato della donna, costituita parte civile: “L'ex marito non versa gli alimenti per i figli. Lei si è perfettamente integrata, lavora e da sola mantiene i bambini, che non vogliono neppure parlare con il padre”.

La difesa: “Il mio assistito aveva tentato vanamente di vedere i figli nei giorni assegnati in sede di separazione. E anche lui in passato aveva chiamato la polizia perché la ex glielo impediva. Non c'è stata alcuna prova della veridicità delle accuse neppure per la telefonata minacciosa”.

Monica Bruna

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