/ Cronaca

Spazio Annunci della tua città

Da ristrutturare, su due piani con cantina interrata, portico annesso e garage esterno a parte, con terreno annesso di...

Affittasi trilocale 4/6 posti letto in Residence Blue Marine. Uso degli impianti sportivi piscina tennis bocce palestra...

Km reali iscritta ASI con CRS (possibilita` di pagare meno di assicurazione e dal 2020 tariffa ridotta anche sul bollo)...

(IM) vicinissimo piazza del mercato ampio monolocale mq 35 luminoso con parete mobile per separare zona cucina/notte,...

Che tempo fa

Cerca nel web

Cronaca | martedì 13 giugno 2017, 14:15

“Mi fecero inginocchiare davanti a mia figlia minacciando di tagliarmi la gola”

La testimonianza di una vittima del Saviglianese nel processo contro i presunti autori di un centinaio di furti

La foto della conferenza stampa in cui vennero annunciati gli arresti

Mi fecero inginocchiare davanti a mia figlia minacciando che se lei non gli avesse rivelato dove era la cassaforte, mi avrebbero tagliato la gola”. E’ il drammatico racconto di un uomo che, nella notte di Pasqua, il 20 aprile 2014, aveva subito una rapina insieme alla famiglia presso la loro abitazione a Monasterolo Savigliano, e che questa mattina ha testimoniato nel processo contro M.B., E.D., T.M. e R.R., di nazionalità albanese e romena.

I quattro sarebbero fra i componenti della banda della quale una decina di persone erano state arrestate nel giugno 2014 nell'operazione denominata “Bisanzio”, coordinata dal sostituto procuratore Attilio Offamn e condotta dai carabinieri del reparto operativo di Cuneo. Le posizioni degli imputati sono state stralciate da quelle degli altri malviventi coinvolti e già condannati in primo e secondo grado. Circa novanta persone avevano denunciato un centinaio di furti, rapine o effrazioni presso le proprie abitazioni in tutta la provincia, fra la fine del 2013 e i primi del 2014. I malviventi agivano in orario serale o notturno introducendosi nelle abitazioni anche in presenza dei proprietari, scavalcando recinzioni, arrampicandosi sulle grondaie, e forzando gli infissi.

Stavamo dormendo quando siamo stati svegliati da tre individui incappucciati”, ha raccontato il teste. Fummo presi dal panico. Impugnando coltelli e cacciaviti molto grandi chiedevano dove tenevamo i nostri ori. Nel frattempo, svegliata dal baccano, in camera era entrata anche nostra figlia (all’epoca dodicenne, ndr). Mi fecero inginocchiare davanti a lei chiedendole dove si trovasse la cassaforte, che non abbiamo mai posseduto. La bambina disse che non c’era nessuna cassaforte e gli offrì il denaro che teneva nel suo portafoglio”. I rapinatori, dopo aver cercato di tranquillizzare la ragazzina, avevano costretto l’uomo a fare il giro della casa per racimolare ori e denaro in contante. Quindi avevano legato le mani a padre, madre e figlia e li avevano chiusi a chiave in bagno, minacciando di non chiamare aiuto: “Altrimenti ci avrebbero buttato una bomba nel cortile”. Poi i tre malviventi, che parlavano con accento dell’est, erano fuggiti insieme ad un quarto individuo che aveva fatto da palo. Riuscimmo a liberarci facilmente e io uscii dalla finestra per cercare aiuto”, ha continuato l’uomo.

Siamo stati in cura dallo psicologo”, ha riferito la moglie, ancora scossa mentre raccontava davanti ai giudici la traumatica esperienza. “Nostra figlia si è ripresa solo quest’anno, abbiamo dormito tutti insieme per molto tempo, scioccati”.

Nel novembre 2013, mi trovavo fuori casa. Mi è arrivato l’avviso sul cellulare del sistema antifurto nella mia abitazione”, ha ricordato un altro testimone, di Ceva. “Ho telefonato al vicino di casa perché controllasse se fosse tutto a posto. Lui aveva visto tre persone saltare oltre la recinzione e scappare. Quando sono arrivato, ho trovato la porta d’ingresso forzata e la sirena dell’allarme staccata dal muro, la casa era sottosopra. Mi avevano portato via una quindicina di orologi, del valore complessivo di 5 mila euro e altri ori, oltre a tremila euro in contanti. I carabinieri di Cairo Montenotte mi avevano poi restituito alcuni degli orologi”.

Un altro teste, residente a Cengio, aveva denunciato un furto avvenuto il 3 gennaio 2014: “Mi trovavo in Lombardia per lavoro, anche mia moglie non era in casa. Sono stato avvisato sul cellulare, ho chiesto al vicino di controllare. Qualcuno era entrato dalla finestra, e avevano rubato gioielli e un pc. Dopo quella esperienza ho preferito cambiare lavoro in modo da non dovermi più allontanare da casa per troppo tempo”.

Altri testimoni saranno sentiti a luglio.


Monica Bruna

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore