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Ad occhi aperti | sabato 24 giugno 2017, 15:45

Quando “il Male” è vicino, anche troppo – Twin Peaks

Il Male in quanto concetto esiste. Ma sembra sempre non avere posto, nel mondo reale, finché non se ne ritaglia uno con la forza

Quando “il Male” è vicino, anche troppo – Twin Peaks

Twin Peaks (I Segreti di Twin Peaks) è una serie televisiva andata in onda in due stagioni dall'8 aprile 1990 al 10 giugno 1991, ideata da David Lynch e Mark Frost. L'intera narrazione, ambientata proprio nella fittizia cittadina di Twin Peaks a poche miglia dal confine tra USA e Canada, ruota attorno all'uccisione violenta di Laura Palmer, giovane bellezza locale dalla vita apparentemente idilliaca. A lavorare al caso viene messo l'agente dell'FBI Dale Cooper che scoprirà, intrattenendo rapporti con gli altri (affascinanti e inquietanti insieme) abitanti di Twin Peaks, quanto l'apparenza del nostro mondo fisico, come si dice, spesso inganni.

State divorando anche voi le nuovissime puntate di Twins Peaks (e non ditemi che non avete sentito parlare dell'arrivo della terza stagione, perché questo significa che non avete avuto modo di accedere a internet o alla televisione o alla radio nel corso dell'ultimo anno e mezzo, e nel qual caso, beati voi)? Io, come spesso faccio quando fenomeni “popculturali” come questo impattano nella mia vita con preponderanza esagerata, ho deciso che la recupererò tra qualche mese, quando l'incendio mediatico in merito si sarà finalmente (e auspicabilmente) quietato un po'.

Purtroppo o per fortuna, però, in questa settimana non ho potuto non pensare alla più amata delle cittadine di provincia degli Stati Uniti quando in redazione ci siamo imbattuti nella lettera di una madre (che per ragioni di sicurezza e di tranquillità ha evitato di riferirci il suo vero nome) dedicata a una giovane attivista contro la violenza sulle donne: la donna chiedeva la pubblicazione del messaggio, poi in effetti avvenuta, per ringraziare quest'ultima, che durante un incontro informativo in una scuola della Granda è riuscita a comprendere senza difficoltà il disagio della figlia.

Una violenza di qualche tipo: la lettera della madre non entrava (e giustamente) nei particolari, ma allo stesso tempo non lasciava spazio a dubbi.

Una violenza che lei non era mai riuscita non solo a realizzare, ma addirittura a immaginare perché “il Male” sembra sempre non avere posto, nel mondo reale, finché non se ne ritaglia uno con la forza.

Commentare qualcosa, in tutta la questione, mi pare sinceramente sbagliato; tutto quello che posso fare è ringraziare pubblicamente la giovane attivista e tutte le altre associazioni, tutti i gruppi e gli enti che quotidianamente si impegnano per avvicinarsi al dolore delle vittime di abusi e violenze e tentare non di risolverlo (cosa improbabile, per così dire) ma di alleggerirlo almeno per un po'.

Mi piacerebbe soffermarmi proprio su ciò che ha reso Twin Peaks un cult, un fenomeno mediatico, una perla fondamentale nella carriera e nella produzione di quel geniaccio matto di David Lynch.

È un po' quello che ho detto sopra: il Male in quanto concetto esiste, e tutti prima o poi rischiamo con ottime probabilità di farne esperienza, di avvicinarvisi in qualche modo e con qualche intensità. Ma fino a quando non succede, probabilmente in modo inconscio, non riusciamo a renderci conto davvero della sua presenza, del suo peso all'interno delle nostre esistenze.

E non è colpa nostra. E non è colpa dei nostri genitori. E non è colpa dei nostri amici e dei nostri figli: non è colpa di nessuna, semplicemente siamo fatti così. Perché, come succede in Twin Peaks e nella migliore delle narrazioni fanta-horror, se riuscissimo a considerare sempre e comunque e in ogni caso l'intero quadro dell'esistente non riusciremmo a fare nient'altro.

simone giraudi

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