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Ad occhi aperti | sabato 01 luglio 2017, 16:47

Atleti o gladiatori, sport, violenza ed emozioni - The Sublime

Dovremmo smetterla di considerare lo sport come vissuto e gestito da automi, da "esseri non-umani" cui si può comandare di seguire istinti e provare emozioni dall'esterno, o a cui richiedere di non farlo in assoluto

Foto da Photopin

"The Sublime" è uno spettacolo teatrale dell'autore australiano Brendan Cowell. Al centro della vicenda c'è il particolarissimo sport del Rugby Australiano e due fratelli, entrambi giocatori, che si troveranno a fronteggiarsi in merito allo stupro di una loro amica ginnasta da parte proprio di alcuni membri della squadra (e del capitano, che non solo assiste, ma lo esalta): i due giovani e l'intera comunità locale si troveranno quindi a dover riflettere sul concetto di agonismo e su come lo sport venga visto a livello socio-culturale.

La notizia ha fatto il giro non del mondo, probabilmente, ma sicuramente della provincia Granda e dell'hinterland torinese: un direttore sportivo cuneese, ma "al lavoro" in una piccola squadra di calcio giovanile di Torino, è stato scoperto colpevole di molestie ai danni di più di un centinaio di ragazzini appartenenti ad alcune squadre, molestie perpetrate nel corso di circa 3 anni.

Questo, secondo la questura di Torino, il Modus Operandi: il 24enne (attualmente agli arresti domiciliari) si fingeva una loro coetanea di sesso femminile per adescare i ragazzini su diversi social network, facendosi mandare da loro alcune fotografie "intime" e quindi ricattandoli per averne delle altre. Una storia terribile, ovviamente. E purtroppo, non così rara nel verificarsi di quanto i media generalisti sembra vogliano lasciar intendere.

Ok, è una mia impressione: vado a spiegare. E vado a spiegare portando alla vostra attenzione, miei carissimi dieci lettori, quella che è la primissima pièce teatrale ad apparire nella nostra rubrica (non so quanto capiterà ancora, quindi siatene entusiasti)... ovvero "The Sublime".

Il tema al centro di "The Sublime" non è lo sport, come potrebbe sembrare, esattamente come non lo è affatto nella questione di cronaca di cui ho parlato prima. Lo sport in quanto attività fisica non ha assolutamente alcun peso in tutta la questione: ce l'ha, però, in funzione di come viene visto e osservato e vissuto, prima dall'esterno e poi dall'interno.Seguitemi (o guardate "The Sublime" in qualche modo, che è anche meglio): lo sport a livello agonistico è la trasposizione moderna dei giochi gladiatori dell'Età Romana, poiché di base risponde alla stessa domanda del pubblico, una richiesta di divertimento, certo, ma soprattutto di sublimazione delle proprie stesse nevrosi. Insomma, odi il tuo capo? Non prenderlo a spallate nello stomaco, ma urla contro un tizio in scarponcini perché prenda a spallate nello stomaco un altro tizio in scarponcini (visto che stiamo parlando di rugby... e sì, capisco che sia una semplificazione, ma teoricamente dovrei avere un limite di battute, qui).

E' proprio uno dei protagonisti in scena, in "The Sublime", a spiegare questo concetto, sostenendo che il pubblico, la gente comune, chiede inconsciamente a ciascuno dei propri "eroi" di dare il massimo in ogni partita, di annientare completamente l'avversario, di versare il proprio sangue e soprattutto quello degli altri... e tutti loro tentano di farlo, ovviamente.

Ma un trasporto di questo genere si conclude nel giro di un paio di azioni soltanto per gli spettatori: il giocatore non è detto che ci riesca. E allora la violenza trova comunque il modo di esplodere all'esterno, come sempre.

Quel che intendo dire è che dovremmo smetterla di considerare lo sport come vissuto e gestito da automi, da "esseri non-umani" cui si può comandare di seguire istinti e provare emozioni dall'esterno, o a cui richiedere di non farlo in assoluto. Siamo noi, siamo sempre noi: fuori e dentro i confini del campo da gioco.

simone giraudi

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