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Ad occhi aperti | sabato 15 luglio 2017, 17:51

Fasi di accettazione della violenza: quanto siamo diventati insensibili? - In the name of the father

Quanto ci siamo assuefatti all'esplosione, alle morti, ai feriti, alle rivendicazioni e a tutto il resto? Quanto siamo rimasti esattamente i cittadini europei che sono andati a dormire nella notte del 13 luglio 2016?

“In the name of the father” (Nel nome del padre) è un film del 1993 di produzione anglo-irlandese scritto da Gerry Conlon, Jim Sheridan e Terry George, e diretto dallo stesso Sheridan.

Basata su fatti realmente accaduti allo stesso Conlon, autore del soggetto, la pellicola ambientata a Guildford racconta della diatriba legale che l'ha coinvolto nel 1974 assieme al padre Giuseppe, ad alcuni amici e a un'altra famiglia intera, arrestati da innocenti in quanto sospettati di far parte di una rete di terroristi pro-IRA: prima che la verità possa trionfare passeranno ben 5 anni (ovviamente di durissimo carcere), che poteranno però Gerry e Giuseppe a riavvicinarsi.

Non poteva essere diversamente, e in questo nostro nuovo appuntamento con “Ad occhi aperti” non si poteva proprio parlar d'altro. Poche parole di preambolo, dubito servano davvero: che cosa abbia significato, per i francesi prima di tutto ma anche per noi cuneesi, che alla Costa Azzurra siamo ben più vicini di quanto ci piace pensare a meno che non ci si prospetti un bel weekend lungo di ferie, la giornata di ieri, venerdì 14 luglio, è chiaro a tutti.

Ottantasei morti e trecentodue feriti, questo il bilancio finale della Strage di Nizza. Tra di essi, anche tre nostri conterranei, tra cui una signora di Piasco che purtroppo rientra nel primo dei due conteggi.

Ricordo bene quella sera: ero al lavoro per il turno conclusivo del giornale come capita ancora adesso molto spesso, ansioso di ricevere le ultime foto e le ultime informazioni sull'inaugurazione della seconda edizione dell'Illuminata a Cuneo. Lo schermo del mio computer si è riempito in fretta con notizie, commenti social, link, fotografie, richieste di aiuto e di conferme, tutte accomunate da un solo concetto, quello dell'attacco terroristico durante la celebrazione nizzarda della festa nazionale francese.

Mi dispiace rendermene conto, ma un anno fa una notizia del genere mi faceva tutto un altro tipo di effetto, e so che lo faceva anche a tanti di voi.

È proprio dell'impatto sociale che possiede e realizza il terrorismo in quanto traduzione, modifica, evoluzione del concetto di guerriglia, parla la pellicola di questa settimana, “In the name of the father”: il “tipo” di terrorismo è differente, così come l'epoca, ma la risonanza che riesce ad avere sulla nostra normale quotidianità è la stessa (probabilmente, in realtà, è addirittura inferiore viste le differenze dal punto di vista della globalizzazione e dell'interconnesione tra il XXI° secolo e il precedente). Motore narrativo della vicenda ritratta nella pellicola sono due sigle, EPA e PTA, ovvero rispettivamente Emergency Provisions Act e Prevention of Terrorism Act, ovvero due decreti d'emergenza varati nel '73 e nel '74 dal governo inglese che (facendola breve) accordavano alle forze di polizia e all'autorità giudiziaria poteri ben più ampi, aggressivi e repressivi del normale, con l'obiettivo di rispondere al terrorismo nordirlandese con la durezza più assoluta.

Nel caso vi aspettaste una mia invettiva su quanto sia sbagliato l'abituarsi alla violenza inaspettata, anche inconsciamente, che porta inevitabilmente all'accettare misure restrittive della propria libertà allo scopo di combattere la “giusta battaglia contro il terrorismo”, forse questa volta avete sbagliato indirizzo: non è lì che voglio andare, e anzi penso che davanti a eventi così forti qualunque reazione sia perfettamente comprensibile (non giustificabile) e del tutto rientrante nel concetto di “umanità”.

Vorrei soltanto ci facessimo una semplice domanda, ovvero: dopo 366 giorni da quell'orribile notte, quanto si è spenta l'eco di fatti come quelli? Quanto ci siamo assuefatti all'esplosione, alle morti, ai feriti, alle rivendicazioni e a tutto il resto?

Quanto siamo rimasti esattamente gli stessi cittadini europei che sono andati a dormire nella notte del 13 luglio 2016?

simone giraudi

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