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Attualità | lunedì 17 luglio 2017, 15:00

Il ricordo del 16 luglio tra commozione e riflessione al Molino Cordero di Fossano (foto e video)

Ieri si è tenuta una cerimonia di commemorazione delle vittime con Masca Teatrale

Un morto sul lavoro ogni 7 ore. Questa è la media italiana di una strage continua di chi, vuoi per una tragica fatalità, o per negligenza o ancora per la spregiudicatezza di chi in nome del profitto mette a tacere la coscienza, perde la vita sul posto di lavoro. A ricordare questi dati, ieri sera, domenica 16 luglio, a 10 anni esatti dall’esplosione che lacerò il Molino Cordero di Fossano, strappando alle proprie famiglie 5 persone, è stata la compagnia Masca Teatrale.

Antonio Martorello ha riproposto, proprio in via Paglieri davanti a ciò che del Molino rimane, l’opera teatrale “Con il sudore della fronte” dedicato a Valerio Anchino, Marino Barale, Antonio Cavicchioli, Massimiliano Manuello e Mario Ricca e scritto a un anno dalla tragedia.

Sul palco attori fossanesi, detenuti della casa di reclusione di Fossano, una cantante lirica, un ragazzo diversamente abile, insieme per dar voce allo strazio delle mogli, a quella che è stata la speranza che i medici riuscissero a salvare la vita ai mariti ustionati durante l’esplosione, alla disperazione dei vigili del fuoco accorsi, impotenti, sul posto, alle forze dell’ordine, preparate sì ad agire in una situazione di emergenza con efficienza, ma non senza sofferenza.

È il racconto di una ferita che non si è ancora rimarginata e questo è un fatto positivo perché fintanto che rimarrà nel cuore dei fossanesi sarà un monito, un campanello costante che risuonerà nelle menti di datori di lavoro e operai facendo crescere la soglia di attenzione e la consapevolezza.

Prima della pièce di Masca Teatrale si è tenuto un momento di riflessione di Mons. Derio Olivero che come sempre è riuscito a portare un messaggio universale: “Siamo umani, sbagliamo, ci correggiamo, ma soprattutto desideriamo un giorno perfetto. Siamo costantemente messi a confronto con il dolore e la tragedia, ma siamo su questa terra per costruire”. Ad intervallare gli interventi di Derio, struggenti le voci di Walter Lamberti e Raffaella Buzzi, accompagnate dalla chitarra di Davide Martina, hanno commosso il numerosissimo pubblico.

Bisogna ricordare – ha sottolineato il sindaco Davide Sordella - . Per dieci anni quello che resta del Molino è stato una ferita. Ora sarà possibile ricostruire, ma le ferite non vanno cancellate. Sarò nostro impegno chiedere che qui rimanga un segno tangibile, visibile che ci ricordi chi, questa sera, non è qui con noi”.

 

Agaata Pagani

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