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Cronaca | lunedì 17 luglio 2017, 12:42

Nucetto, condannato per l’aggressione alla vicina di casa

L’episodio nel 2015: minacciò di morte una donna, procurandole lesioni, e suo figlio

Dopo un tortuoso iter giudiziario, con plurimi rinvii per tentativi di conciliazione, esame dei testimoni, nomina di un perito medico-legale ed espletamento di una consulenza tecnica, fino all'astensione del giudice designato e sua sostituzione in corso di procedimento, è finalmente giunto a sentenza il processo che vedeva sul banco degli imputati da una parte G.P., 45 anni, e M. N., 50 anni, marito e moglie, difesi dall’avvocato Esterina Giacobbe del Foro di Torino, e dall’altra P.N., 56 anni, e C.G., 22 anni, madre e figlio, difesi dagli avvocati Enrico Martinetti e Laura Filippi Martinetti del Foro di Cuneo, in relazione ad una vicenda verificatasi il 22 marzo 2015 a Nucetto.

Al termine di una lite per futili motivi di vicinato P.N. veniva aggredita fisicamente da G.P., riportando lesioni personali guaribili in venti giorni, con necessità di ricorrere alle cure del pronto soccorso presso l’ospedale di Ceva.  

All’esito del dibattimento svoltosi davanti al Giudice di Pace di Mondovì, è emerso che la causa del diverbio era dovuta all’astio e al risentimento covato dai coniugi G.P. e M.N. nei confronti di P.N., cugina della donna, in quanto proprietaria di diversi animali da cortile allevati in un’area confinante con la loro abitazione, da cui provenivano a loro dire fastidiosi odori e rumori molesti.  

Al culmine dell’ennesima lite G.P., operaio in una ditta di Nucetto, si avventava su P.N., capo stazione in una località della Langa cebana, ingiuriandola pesantemente, supportato dalla moglie M.N., sferrandole un pugno al collo e scaraventandola a terra, procurandole un trauma rachideo cervicale, con contrattura paravertebrale, da cui derivavano alla vittima una sindrome vertiginosa e un disturbo acuto da stress con umore deflesso, protrattisi per lungo tempo dopo l’aggressione.  

La donna riferiva al Giudice che successivamente alla subita aggressione ha paura a stare da sola in casa. Subito dopo i fatti intervenivano sul luogo i Carabinieri di Bagnasco. Al processo emergeva che il G.P. minacciava di morte tanto la P.N. quanto il figlio ventiduenne C.G., intervenuto per proteggere la madre dalla furia aggressiva dell’uomo.

I quattro protagonisti della lite sono stati assolti dalle accuse di ingiurie reciproche, per depenalizzazione del reato, assolveva P.N. e il figlio C.G. dall’accusa di minacce, e condannava G.P. per il reato di lesioni personali in concorso con le minacce alla multa di euro 1.200, oltre al risarcimento dei danni biologici e morali in favore delle parti civili P.N. e C.G. nella misura complessiva di euro 4.000, oltre al rimborso delle spese processuali.  

rg

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