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Attualità | venerdì 11 agosto 2017, 07:15

Giro d'Italia a ritmo di pedale: l'impresa ciclistica del monregalese Stefano Grosso (FOTO)

Il 27enne di Mondovì ha percorso 2877 chilometri in 29 giorni di viaggio, pedalando per più di 185 ore, attraversando 12 regioni e trascorrendo 14 notti all'addiaccio

Il giovane monregalese Stefano Grosso durante il suo personale "Giro d'Italia" in bicicletta

29 giorni trascorsi in viaggio. 2877 chilometri percorsi. Più di 185 ore pedalate in sella a una bicicletta da 15,6 chilogrammi (più 36 di equipaggiamento), attraversando 12 regioni e toccando 4 mari. La velocità massima raggiunta è stata di 64,2 chilometri orari, i chili di peso persi 8, le ruote bucate 3, le albe e i tramonti visti 22, le notti trascorse all'addiaccio 14, le persone conosciute 92, i cicloturisti incrociati 35, le chiamate a casa 6, le situazioni di pericolo zero.

Numeri e statistiche che incorniciano un'impresa titanica e tutta "made in Mondovì": a compierla, infatti, è stato il 27enne Stefano Grosso, nato e cresciuto all'ombra della torre civica del Belvedere.

Un "Giro d'Italia" in cantiere sin dal 2013, quando il giovane monregalese inizia a pianificarlo insieme ad un suo amico, pensando proprio a tutto: itinerario, equipaggiamento, tipologia di bici più idonea. Un viaggio low cost all'insegna dell'ecologia, un mese da trascorrere in sella percorrendo in lungo e in largo il Belpaese in cerca di avventure. Una vacanza alternativa, insomma.

Tuttavia, per una serie di concause, il momento giusto per salire sulla bicicletta e lasciarsi tutto alle spalle per trenta giorni sembra non arrivare mai; così trascorrono gli anni e Stefano abbandona gli studi universitari per entrare nel mondo del lavoro, accantonando il suo progetto ciclistico, almeno fino a marzo 2016, quando si trasferisce a Milano per motivi lavorativi (è analista tattico presso una celebre emittente televisiva, ndr). Entra nel capoluogo lombardo in punta di piedi ma determinato, con l'obiettivo di raggiungere i giorni di ferie utili a consentirgli di rispolverare quel vecchio sogno a due ruote.

Un sogno che riacquista vigore dall'inizio del 2017: Stefano ricomincia a studiare, leggere e informarsi. Non ha alcun tipo di esperienza in materia di viaggi in bicicletta, ma si prepara con i mezzi che trova, e si allena duramente in palestra, concedendosi qualche sporadica uscita in bicicletta nel Monregalese. Due settimane prima della partenza, una ragazza conosciuta in un locale gli parla della "Via Francigena", un percorso di pellegrinaggio che passa da Roma, una sorta di "Camino de Santiago" nostrano. Incuriosito e affascinato, Stefano decide di modificare l'itinerario: una scelta importante a quattordici giorni dal via, alla cui base vi è soprattutto una motivazione spirituale che lo spinge ad affrontare un percorso più difficile rispetto a quello preventivato.

Così, da Mondovì si dirige a Genova, la sua città universitaria, puntando poi verso La Spezia, Pietrasanta, Lucca e San Gimignano, dove incontra un altro ragazzo con il quale condivide le fatiche del viaggio per tre giorni, attraversando Monteriggioni, Siena, Radicofani per poi raggiungere Viterbo, ultima tappa vissuta "in tandem".

Successivamente, Stefano prosegue in solitaria fino a Roma, anche se, in realtà, solo non lo è mai: lungo la strada conosce ciclisti che lo accompagnano per ore lungo il tragitto e persone straordinarie, che si fermano a chiacchierare con lui e lo invitano a tavola. Abbandonata la Capitale, segue il percorso costiero, superando Gaeta, Napoli, Amalfi e Policastro, fino a giungere a Lamezia Terme, da dove si dirige verso il Mar Ionico.

La risalita incomincia da Catanzaro: percorre, nell'ordine, Crotone, Trebisacce, Policoro e prosegue nell'entroterra giungendo a Matera. Il giorno seguente visita Alberobello e Monopoli, risalendo poi la costa adriatica (Bari, Manfredonia, Vieste, Termoli e Pescara).

Conclude il suo viaggio toccando le città di Ancona e Pesaro, per essere poi recuperato dai suoi genitori a Ravenna.

"Lungo i 2877 chilometri percorsi ho incontrato persone di ogni età e di diversa estrazione sociale - racconta Stefano -. Ho condiviso con loro brevi momenti o intere ore, imparando a conoscere la gente in maniera più profonda, mai soffermandomi alla mera prima impressione. Proprio come speravo (rubando le parole del mio professore di scienze del liceo), ho scoperto un paese meno cinico e brutale di quello che ci consegna la quotidianità raccontata in televisione. Disavventure o problemi fisici? Di certo non sono mancati (sono descritti singolarmente nel dettaglio sulla pagina Facebook "GrossonTour", ndr), ma la forza di volontà, unita al grande supporto ricevuto dagli amici che mi hanno incoraggiato a distanza, mi hanno consentito di affrontare e superare ogni avversità".

C'è da credergli: quando una pedalata in più vale una nuova alba o un nuovo tramonto italiani, quando una pedalata in più vale un nuovo amico, quando una pedalata in più vale una nuova emozione, tutto il resto conta meno, sparisce, si disperde. Potere delle due ruote non motorizzate, potere della bici.

Alessandro Nidi

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