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Ad occhi aperti | sabato 12 agosto 2017, 16:45

Catastrofi naturali: l'uomo non è parte della Natura - The Green Inferno

E se fosse proprio questo il nostro errore? Conferire caratteristiche troppo umane a qualcosa che di umano non ha assolutamente nulla, per come lo si intende?

"The Green Inferno" è un film horror americano del 2013 scritto, diretto e prodotto dal regista cult Eli Roth.

Protagonisti della vicenda, che riprende omaggiandoli gli stilemi del "cannibal movie" all'italiana degli anni '70-'80, sono un gruppo di attivisti green che visitano l'amazzonia peruviana per protestare contro l'abbattimento degli alberi e l'estinzione di una tribù locale; scopriranno però, dopo un atterraggio "problematico", che i membri di quest'ultima sono dei terribili cannibali.

Non posso più mentire: in queste prime settimane di agosto, dove l'intero universo sembra andato in ferie tranne me e chi posiziona tipo Monopoly i cantieri urbani nella cintura del cuneese, dal punto di vista dell'informazione il piatto piange. E cercare di tirar su un quotidiano giorno per giorno diventa impresa ben più complessa del solito.Ecco allora che il buon giornalista del 2017 si appella a quello che per i restanti 11 mesi dell'anno troppo spesso non può che vedere come il proprio nemico giurato: l'Internet. Internet, sì, e la sua riserva inesauribile di spunti più o meno credibili.

Proprio navigando mi è stato possibile imbattermi nei risultati dello European Commission Joint Research Centre in merito ai disastri naturali all'interno del territorio del Vecchio Continente. Dati ben poco incoraggianti, diciamolo pure, quelli sulla quantità di vittime annuali: secondo il Centre, infatti, il numero a fine XXI° secolo sarà (se non si prendono immediate contromisure organizzative e strutturali) 50 volte superiore a quello registrato dagli anni '80 al 2010, e ottimisticamente di più di 150mila soggetti all'anno.

Centocinquamila e più morti, ogni anno, a causa di alluvioni, trombe d'aria, terremoti e compagnia cantante.

Direi una buona occasione per riflettere, ancora una volta, sul rapporto tra uomo e natura. Lo stesso esercizio che fa "The Green Inferno", tra gli ultimi lavori di Roth e (purtroppo e incomprensibilmente dal mio punto di vista) tra i meno apprezzati. Anche se, in effetti, la pellicola più che riflettere sulla questione regala una visione netta e ben poco rassicurante della stessa: la natura (simboleggiata dalla tribù di cannibali) è un universo ormai del tutto estraneo all'essere umano, e l'essere umano a sua volta si ritrova a osservarlo dall'esterno, come da una vetrina. E quando guardi qualcosa senza conoscerlo concretamente puoi iniziare a odiarlo, oppure a idolatrarlo senza alcuna valida ragione; proprio questo fanno gli attivisti protagonisti del film, convinti, anche se dubito lo ammetterebbero mai, di potersi ergere a protettori e salvatori di una realtà perfettamente funzionante e che di protettori e salvatori non solo non ne desidera... ma anzi decide senza mezzi termini di farli a pezzi.

I veri "antagonisti" del film non sono i cannibali, per quanto ovviamente quel che vengono mostrati fare è orribile e inconcepibile, ma sono gli attivisti stessi e in particolar modo la loro bieca morale egoistica. In questa seconda metà degli anni '10 del 2000 stiamo vivendo un sempre più esteso e preponderante (e disgustoso, se mi permettete, in quanto fittizio) "ritorno alla natura", di cui l'animalismo estremo è ovviamente la più assurda concretizzazione ma che credo comprenda anche l'antropomorfizzazione dei vari fenomeni naturali, come la tendenza a dare un nome, spesso mitologico, a uragani e tornado.

E se fosse proprio questo il nostro errore? Conferire caratteristiche troppo umane a qualcosa che di umano non ha assolutamente nulla, per come lo si intende?Basta danneggiare la natura, basta legarla troppo a concetti che non la riguardano. Cominciamo a rispettarla e a rispettarci, e basta.

simone giraudi

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