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In&Out | domenica 13 agosto 2017, 07:40

Dalla Tundra alle Alpi Marittime: la svolta "targata Cuneo" di Katerina

Vorrei che gli italiani scoprissero il mio paese senza "aiuto" della cronaca internazionale, che non rispecchia del tutto la situazione reale

Katerina Afanasyeva

Ho sempre considerato la Russia il meno europeo dei geograficamente compresi all'interno del territorio del Vecchio Continente e, proprio per questo, tra i più affascinanti in assoluto. Una realtà ideologicamente vicina ma fisicamente tanto lontana da essere nei fatti sconosciuta, con una storia e una cultura da paese occidentale, ma capace di conservare tratti spietati, selvaggi, rigidi da società tribale: una fonte inesauribile di scoperte, più di qualunque altro territorio del pianeta.

E mai avrei pensato, lo dico sinceramente e nonostante la comprensione (almeno superficiale) della storia recente del paese, che qualcuno potesse andarsene dalla Russia per raggiungere un posto per me assolutamente comune.

Ma così è stato, per Katerina Afanasyeva, appassionata insegnante di musica arrivata a Boves direttamente dalle steppe della gelida Siberia. Con lei, ho fatto quattro chiacchiere per il nostro appuntamento settimanale.

- Partiamo dal principio: perché ti sei spostata a vivere in Italia? E perché proprio la nostra provincia?

Rispondere a questa prima domanda è facile. Sono venuta a vivere qui per motivi sentimentali, ho conosciuto il mio compagno, che è italiano, e abbiamo deciso di restare qui perché il clima è più favorevole rispetto estremità del Nord russo, con i suoi geli invernali e le zanzare d'estate!

- Io sono di Peveragno e conosco bene il contesto in cui vivi da 7 anni. Cosa ci puoi dire della tua esperienza conla comunità bovesana? E' stato difficile integrarsi?

Abito a Boves da 5 anni e mi trovo abbastanza bene. La casa dove abitiamo si trova in un posto molto bello ma un po' isolato, ai piedi della Bisalta, perciò non so se sono ben integrata, amici bovesani di fatto non li ho...ma quando vado in paese tutti sono gentilissimi e va benissimo così.

Apprezzo molto la diversità del popolo italiano; noi viaggiamo tanto e ho avuto la possibilità di conoscere le differenze tra le varie regioni d'Italia, credo davvero sia questa la vostra ricchezza culturale. Credo noi stranieri si debba rispettare le regole del paese che ci ospita, insomma: "A Roma fai come i romani".

- Di cosa ti occupi adesso?

Di che cosa mi occupo ora... dei fiori! Questa primavera ho scoperto una nuova passione che mi rende felice: sto studiando, sto curando i vegetali e credo che questo nuovo hobby rimanrrà con me per sempre, come la mia tanto amata professione che è la musica: il pianoforte e l'educazione musicale dei bambini.

Negli ultimi mesi stiamo preparando con la mia cara amica e collega pianista cuneese Luciana Barale un programma a quattro mani molto interessante di concerti in provincia di Cuneo. Due anni fa abbiamo dato 3 concerti  organizzati dall'associazione ALCASE: la nostra musica la dedichiamo alle persone che lottano contro una terribile malattia, il cancro al polmone, desideriamo che non si sentano soli in una battaglia così dura e feroce. Speriamo che la gente apprezzi questo gesto.

- Vieni da un luogo molto lontano, anche più che soltanto in senso fisico-geografico. Ci sono similitudini tra le nostre valli e la Russia del Nord?

Si, vengo da un posto lontano, e piuttosto freddo! Ho cambiato gli spazi orizzontali di tundra con la verticalità delle Alpi Marittime e mi sono innamorata di questi luoghi stupendi e continuo a scoprirli ogni giorno, innamorandomi ancora di più.

- Per distante, il tuo paese è spesso vicino all'Italia grazie alla cronaca internazionale. Che sguardo hai, tu, sulla Russia di oggi... ora che sei lontana?

La Russia vista da qui, per me è ancora più cara e ho tanta nostalgia per la mia gente. Nel repertorio ho un programma composto dai brani dei compositori russi accompagnati dei quadri degli artisti russi (ho suonato in questo modo lo scorso dicembre in Casa Delfino ed è stato davvero molto emozionante). Vorrei che gli italiani scoprissero  il mio paese senza "aiuto" della cronaca internazionale, che non rispecchia del tutto la situazione vera.

simone giraudi

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