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Overmovie | domenica 13 agosto 2017, 05:00

“Angoscia”, quando “It Follows” disinnesca “L’Esorcista”

Nella consueta, e canicolare, diffusione estiva di film horror colpisce per il successo riscosso ai festival e per le lodi incassate dalla critica specializzata ( su tutte Fangoria) questo atipico “Angoscia”, scritto e diretto da Sonny Mallhi,

IL FILM

Nella consueta, e canicolare, diffusione estiva di film horror colpisce per il successo riscosso ai festival e per le lodi incassate dalla critica specializzata ( su tutte Fangoria) questo atipico “Angoscia”, scritto e diretto da Sonny Mallhi, qui alla sua prima opera dietro la macchina da presa, con una curatissima fotografia (Amanda Treyz) e le musiche, con brani melodici alternati a puro rumorismo, d’un sorprendente James Curd.

Nel cast spicca l’inquieta e inquietante Ryan Simpkins ( “A single man”, “Revolutionary Road”) e le pertinenti prove di Annika Marks (“Monna Lisa Smile”) e Karina Logue, quest’ultima con uno stile recitativo del tutto lynchiano. Distribuito in Italia dalla Twelve Entertainement  il film sta avendo anche un discreto successo ai botteghini.

 

TRAMA

L’adolescente Tess, che soffre di dissociazione della personalità ed è costantemente sotto cura farmacologica, trasloca nella tipica provincia americana e, mentre sua madre s’impegna nel cercare un lavoro da operaia, lei resta a casa in attesa di poter andare a scuola. In un’atmosfera paranoica se non allucinatoria le giornate di Tess trascorrono in perfetta solitudine, con la madre fuori fino a tardi ed un padre militare in Iraq che vede solo tramite Skype, finchè la lisergica lentezza popolata da inquiete ossessioni si spezza quando durante una delle sue passeggiate in skate la ragazza s’imbatte nel feretro stradale d’una coetanea morta investita qualche anno prima.

Le loro storie s’intrecceranno come le vite delle rispettive madri e la psicopatologia verrà lambita dall’ ipotesi della possessione demoniaca ma in modo assolutamente inconsueto rispetto ai normali parametri del genere.

 

I TURBAMENTI DELLA GIOVANE TESS

In un cast tutto al femminile, con padri in fuga o inadeguati, il film, che dice d’ispirarsi ad una storia vera ma non sappiamo se si tratti solo del classico espediente narrativo, si apre parlando dei quattro milioni  di persone che ogni anno negli Stati Uniti soffrono di patologie psicologiche e di come gli psicofarmaci riescano ad arginare solo in parte il fenomeno.

Con un incipit così inusuale la storia non poteva che evolversi in maniera apparentemente confusionaria delineando la personalità d’un’adolescente problematica che sente rumori e voci, dorme pochissimo e cerca di scrutare l’abisso che, com’è noto, se fissato, ricambia lo sguardo (Nietzsche). Passi sul tetto, vetri che si appannano, luci che si scompongono e neon che tremano, le consuete coordinate del cinema horror vengono messe in scena senza villain né voci fuori campo con un approccio fenomenologico che sembra flirtare col sovrannaturale senza mai evocarlo pienamente.

In questa prima parte della pellicola Ryaan Simpkins è perfetta nel ruolo di quindicenne cogli occhi cerchiati, disperatamente sola in abiti sformati e coi lunghi capelli biondi da grunge generation. Potrebbe essere l’eterno simbolo del perturbamento prepuberale e “Angoscia” una piccola gemma esistenzialista anche grazie alle musiche dissonanti e alle immagini che attraverso il sapiente uso di inquadrature strettissime e visionari fuori-fuoco trasferiscono nello spettatore il disagio della ragazza.

 

OSSESSIONE O POSSESSIONE?

Il tema dell’adolescenza come fragile porta verso l’Aldilà  ha attraversato tutta la letteratura horror più matura e come per il misticismo (v. Santa Teresa D’Avila) è la sua declinazione al femminile ad aver interessato i grandi maestri del genere, basti pensare al King di “Carrie” o al Friedkin de “L’Esorcista”; “Angoscia” non fa eccezione e sfiorando il limite fra ossessione e possessione introduce l’elemento sovrannaturale senza rinunciare al pathos intimista della prima parte, regalandoci l’immagine d’un sacerdote (Ryan O’ Nan) totalmente incapace  prime di far fronte al dolore d’una madre che ha perso prematuramente sua figlia e poi di aiutare la giovane Tess a tacitare le voci che la attraversano.

Persino la Bibbia appare un vuoto simulacro di fronte alla sempre più fragile membrana fra Tess e il mondo dei morti e quando la madre di Lucy (la ragazza investita) cercherà di aiutarla rievocando il ricordo d’una medium, l’impotenza di qualsiasi istituzione, religiosa o scientifica, sarà inequivocabilmente sancita.

 

LA SANTITA’ DELLA FOLLIA

“Angoscia” è un film indipendente che non ha paura di essere lento o di destrutturare l’horror dal suo interno ma cosa sarebbe potuto diventare se non avesse virato, per quanto in modo sottile, verso l’abusato tema della possessione? Se i fantasmi della giovanissima Ryan fossero rimasti informi e quindi universali la trama si sarebbe slabbrata come un gomitolo e di certo i critici più dogmatici avrebbero parlato d’inconsistenza o fallimento ma se l’intera pellicola fosse rimasta sul tema della psicopatologia, il sovrannaturale, come la rassicurazione religiosa, sarebbero stati mostrati per quello che sono e cioè riduzioni di complessità d’un orrore ben più grande e del tutto umano.

La follia avrebbe esibito il suo volto più medievale e grottesco e la glossolalia avrebbe preso il posto dei versetti biblici facendo confinare il dolore dell’esclusa con la santità della rivelazione.

 

CONCLUSIONI

Film inusuale e ben girato “Angoscia” è un “It follows” meno coraggioso ma merita per l’atmosfera d’inquietudine  che riesce ad evocare anche grazie all’ottima prova di tutti gli attori e a delle musiche che contribuiscono a disgregare le immagini  quando l’orbita razionale dell’adolescenza si rovescia.

Poteva essere meglio approfondito il rapporto fra le madri e c’è un distacco troppo netto fra la prima e la seconda parte, contenutisticamente parlando, ma nel complesso la seconda opera di Sonny Mallhi chiarirà tutti i nostri dubbi.

Germano Innocenti

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