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Cronaca | venerdì 18 agosto 2017, 08:00

"Barcellona, che paura! Si teme un secondo attentato": la testimonianza di Massimiliano, 23enne monregalese

Massimiliano Manera era appena uscito dal lavoro quando il furgone ha travolto i pedoni sulla Rambla. "Ora dicono che colpiranno la zona residenziale", afferma preoccupato. Due mesi fa suo fratello Enrico è scampato all'attentato del London Bridge

"La situazione generale è di grande panico, perché a Barcellona non era ancora successo nulla di simile e i timori esistenti non erano in realtà così marcati. Ci siamo spaventati un bel po'".

La voce di Massimiliano Manera rimbalza, preoccupata, dalla Catalogna: il 23enne originario di Mondovì risiede nella città della Sagrada Família, dove lavora presso un'agenzia pubblicitaria americana. "Ho scoperto Barcellona tre anni fa per motivi di studio - racconta - e il suo fascino mi ha conquistato a tal punto da farmi maturare la decisione di trasferirmi qui. Non sarà certo quest'attentato terroristico a farmi cambiare idea: sono innamorato di questo posto e di questa gente e non muterò nemmeno le mie abitudini, in quanto ritengo che il miglior modo per non stare al gioco degli attentatori sia quello di andare avanti esattamente come prima, avendo però coscienza e prendendo le giuste precauzioni".

Tuttavia, in città circolano voci non troppo rassicuranti: "Sembrerebbe che sia in cantiere un secondo attentato, questa volta nell'"Eixample", la zona residenziale, dove abito anch'io. La Rambla infatti è un'area centrale, ma molto turistica, presso cui è difficile trovare gli abitanti di Barcellona: i visitatori sono in netta superiorità numerica. Per ora, si avverte molta tensione e la polizia locale fornisce continuamente indicazioni sul da farsi. La serata di giovedì della "Festa de Gràcia", l'evento più atteso del mese di agosto, è stata annullata".

Ritornando al momento in cui il furgone ha barbaramente travolto come birilli le vittime e i feriti della Rambla, Massimiliano stava tornando dal lavoro: "Dal momento che è estate e fa molto caldo, moltissime imprese osservano l'orario intensivo, in base al quale si entra prima a lavorare, non si fa pausa pranzo e si esce verso le 15 o le 16 - spiega -. Io ieri ero in ritardo di un'ora, infatti sono uscito fra le 17 e le 17.30. Immediatamente il mio cellulare ha cominciato a squillare, ma non capivo bene cosa fosse accaduto. Appena rientrato a casa, ho guardato i notiziari in televisione e mi sono reso conto della gravità della vicenda; e dire che ho sempre frequentato la Rambla, soprattutto quando mi trovavo qui per motivi di studio".

E ancora: "Tanti amici, colleghi e compagni si trovavano proprio in quelle zone e sono stati bloccati per ore in metropolitana senza sapere cosa stesse succedendo là fuori. Le notizie giungevano frammentarie e disordinate. Personalmente, mi sarei dovuto recare da un amico alle 19 per tagliarmi i capelli, ma è stato lui per primo a scrivermi di non muovermi di casa, poiché la situazione sulla Rambla, dove lui vive, si era fatta ricca di insidie" . 

In questa storia di sangue e violenza, l'aspetto che ha maggiormente scosso la coscienza di Massimiliano è rappresentato "dalla solidarietà creatasi fra le persone presenti in strada, compresi giovani e immigrati. La Rambla sorge vicino a un quartiere denominato "Raval", in cui risiedono moltissimi musulmani, provenienti da Paesi arabi o indiani. Sono stati collaborativi al cento per cento, agevolando anche la velocità di circolazione dei messaggi e delle informazioni. Il popolo spagnolo ha dimostrato una grandissima forza nel non lasciarsi sottomettere da questo episodio terribile".

Curiosità: il fratello maggiore di Massimiliano, Enrico, è scampato due mesi fa all'attentato del London Bridge. Una coincidenza da brividi, fortunatamente priva di risvolti negativi.

Alessandro Nidi

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