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Ad occhi aperti | sabato 02 settembre 2017, 08:03

Ius soli: “Nessuno pensa ai bambini!” - The War for the Planet of the Apes

Nessun essere vivente può incolpare un bambino per le colpe di persone con cui condivide unicamente una manciata di caratteristiche biologiche, pur determinanti

The War – Il Pianeta delle Scimmie (The War for the Planet of the Apes) è un film americano scritto da Mark Bomback e Matt Reeves basandosi sul soggetto di Pierre Boulle, e diretto dallo stesso Reeves. Terzo capitolo della nuova saga del Pianeta delle Scimmie, ha come protagonista lo stesso primate potenziato biologicamente dei primi due, Cesare, che da alcuni anni sta conducendo una guerra per la sopravvivenza della sua tribù di scimmie contro gli esseri umani; in questa pellicola conclusiva dovrà vedersela con un soldato reso completamente folle dalla vicinanza dell'umanità all'ineluttabile estinzione.

Terminate le ferie, eccoci di nuovo al lavoro, rigettati nella nostra solita quotidianità. Di cosa parlare, questa settimana? Gli argomenti sarebbero stati molteplici tra stupri di gruppo, dichiarazioni pubbliche quantomeno dubbie e il rischio della Terza Guerra Mondiale sempre più prossimo, ma in effetti in questo nostro nuovo appuntamento con “Ad occhi aperti” avrei piacere di parlare di qualcosa che l'opinione pubblica italiana parrebbe aver accantonato un po': il tema dello ius soli e, in linea più generale, della cittadinanza aperta ai figli di genitori stranieri nati sul territorio italiano.

Sì, avete capito bene. Lo ius soli non riguarda in modo assoluto gli stranieri di prima generazione attualmente presenti nel nostro paese (le “risorse boldriniane”, sapete, quelli “che stuprano perché sono culturalmente portati a farlo”), ma soltanto i loro figli nati all'interno dei nostri confini, e in ogni caso in una famiglia i cui membri possiedano un certo numero di caratteristiche civili ben definite.

Bambini, quindi. Ragazzini. Che è possibilissimo quantificare in senso strettamente numerico guardando i dati del MIUR relativi all'incidenza dei bambini stranieri di seconda generazione nelle classi del nostro paese... e sì, anche della nostra provincia. Lo ripeto: bambini.

Quindi perché consigliarvi un film blockbuster d'azione tra i più recenti partoriti da quell'insana signora di facili costumi che è Mamma Hollywood, per parlarvi di bambini, stranieri e cittadinanza?

Perché uno dei protagonisti è proprio una bambina, umana, che viene trovata da Cesare e dal piccolo gruppo di scimmie che lo accompagnano nella sua missione suicida per eliminare il responsabile della morte della compagna e del figlio (missione che, tra l'altro, finirà per ritorcersi contro il suo intero popolo, dimostrazione di come la violenza non possa essere compresa nelle azioni e nelle decisioni di un capo di stato... che non ha nulla a che fare con quello di cui stiamo parlando, ma direi che visto il periodo ci sta benissimo); una bambina muta, del cui passato non si conosce assolutamente nulla ma che appartiene inequivocabilmente alla specie, alla razza, che da decenni ormai spende tempo e risorse e opportunità per cancellare completamente quella dei protagonisti. E Cesare, obnubilato appunto dalla propria rabbia egoistica, non avrebbe alcuna intenzione di portarla con sé, di salvarla, di interessarsene in alcun modo: è Maurice, il suo fidato consigliere scimpanzé e personaggio ricorrente all'interno della trilogia a farlo, cosa che si rivelerà poi fondamentale per la salvezza delle scimmie stesse.

Un concetto romantico e un po' banale, forse. Ma in un mondo in cui pare che le basi logiche dell'empatia umana e del vivere civile siano qualcosa che, a possederla, ci si debba vergognare, forse è anche un concetto assolutamente necessario: nessun essere vivente può incolpare un bambino (o, in generale, un membro qualunque di una data etnia) per le colpe di persone con cui condivide unicamente una manciata di caratteristiche biologiche, pur determinanti.

Quindi vi inviterei, cari miei soliti, cinque lettori, a riflettere un po' prima di schierarvi a prescindere contro lo ius soli “perché la cittadinanza italiana a chi arriva da un'altra parte del mondo NO E BASTA”; condividere diritti e doveri con altre persone, da qualunque luogo del mondo arrivino, mi pare un buon modo per interpretare la società no?

simone giraudi

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