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Cronaca | mercoledì 13 settembre 2017, 16:09

L'imprenditore di Beinette accusato di bancarotta è stato condannato a cinque anni di reclusione

Riconosciuti colpevoli anche la moglie e un imprenditore di Gaiola

Cinque anni di reclusione (contro i 7 chiesti dall’accusa) è la condanna inflitta questa mattina dal tribunale collegiale di Cuneo all'imprenditore di Beinette R.B., già titolare di aziende di noleggio di mezzi da lavoro e del settore del commercio di metalli, a processo con l’accusa di emissione di fatture per operazioni inesistenti e bancarotta fraudolenta distrattiva aggravata, per reati commessi tra il 2006 e 2011. Quattro anni per la moglie L.M., che sarebbe stata a conoscenza di tutto quello che stata accadendo e quindi avrebbe aiutato il marito, e 1 anno e 10 mesi per M.R., imprenditore di Gaiola, che sarebbe stato complice e avrebbe beneficiato dell'Iva a credito che B. riusciva a ottenere utilizzando il meccanismo della “frode carosello”. Davanti ai giudici lo stesso R.B. aveva ammesso e spiegato nel dettaglio come funzionava la sua “altra” attività, ovvero quella di staccare false fatture a clienti compiacenti che se ne servivano per raggirare il fisco. Lui si tratteneva gli importi pari all'Iva in fattura. Il tutto puntigliosamente registrato in una contabilità “parallela” e fantasma, accanto ad una semplificata che passava al commercialista: “E’ reo confesso, si spartivano l’Iva con M.R.”, aveva commentato il pm Pier Attilio Stea. Per la Procura avrebbe trasferito in conti esteri di 1 milione e 105 mila euro.

R.B. il 19 novembre 2011 era partito con la famiglia dall'aeroporto di Nizza alla volta della Repubblica Dominicana. “Esilio dorato” che aveva lasciato prima la moglie, raggiunta in seguito dal marito che si era consegnato spontaneamente alle Autorità nell'agosto 2013, affidando 700 mila euro in titoli di credito alla GdF. Per la Procura avrebbe trasferito in conti esteri di 1 milione e 105 mila euro. Secondo Riccardo Sartoris, legale di B., la somma ricostruita dal pm sarebbe stata nella disponibilità del fallimento che poteva recuperarli e i beni in Italia già stati venduti nella procedura fallimentare, e che il passivo, stimato dall’accusa di 6 milioni di euro, doveva essere ridimensionato.

I giudici hanno stabilito che ai fallimenti delle società di B., costituiti parte civile con l'avvocato Franco Lazzarone, vadano risarcimenti provvisionali per oltre un milione di euro, oltre alla consegna dei beni sequestrati nella Repubblica Dominicana.

Per la moglie L.M., l’avvocato Dora Bissoni aveva chiesto l’assoluzione perché “faceva la casalinga, era all’oscuro di tutto”. Per i legali Perraccino e Summa difensori dell’imprenditore di Gaiola M.R., “non sapeva che B. non versasse l’Iva”.



Monica Bruna

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