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Cronaca | 19 settembre 2017, 12:29

Operazione Robin: smantellata una banda di albanesi responsabile di almeno 18 furti

Su Facebook scrivevano "Rubiamo ai ricchi per dare ai poveri". Uno di loro, alla voce professione, aveva scritto "ladro" in albanese (VIDEO)

Operazione Robin: smantellata una banda di albanesi responsabile di almeno 18 furti

Spregiudicati e seriali, per gli inquirenti sono responsabili di 18 furti in abitazione compiuti tra novembre 2016 e febbraio 2017. Nel loro palmares anche una rapina, ricettazione e il favoreggiamento di un latitante, che deve scontare 7 anni e 6 mesi di reclusione per un tentato omicidio avvenuto a Verzuolo nel 2006.

Un'indagine lunga e complicata quella che ha portato all'arresto di 9 persone, tutte di nazionalità albanese, provenienti per lo più dalle province di Milano e Bergamo. Dei veri pendolari del crimine, con appoggi nel saluzzese, dove erano aiutati da due incensurati. L'attività investigativa è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Cuneo (dott.ssa COLANGELI e Dott. BRAGHIN) e delegata al Nucleo Investigativo di Cuneo e al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Saluzzo.

Degli arrestati, quasi tutti pregiudicati, cinque sono in carcere. Uno di loro, su Facebook, scriveva di se stesso, alla voce professione, "ladro". Altri scrivevano: "Rubiamo ai ricchi per dare ai poveri", sentendosi come Robin Hood: da qui il nome dell'operazione. Il più vecchio. L.P., ha 38 anni. Il più giovane, S.A, ne ha 29. K.H, classe 1993, incensurato, si trova ai domiciliari, così come A.G, classe 1987, anche lui sconosciuto al crimine. Un altro membro della banda è stato tratto in arresto per violazione della normativa sull’immigrazione e, ancora, A.G. è stato sottoposto a fermo di Polizia Giudiziaria per ricettazione. E' stato fermato a bordo di un furgone, diretto verso l'Albania, con a bordo gioielli e preziosi, oltre a pc, tablet e materiale vario, tutto riconducibile ai furti. 

Sono stati recuperati, infatti, 2 veicoli rubati e 40.000 euro di refurtiva, il tutto restituito ai legittimi proprietari nel corso delle indagini. Le zone prese di mira dai furti erano in prevalenza il Saluzzese (Verzuolo, Busca, Manta, Villafalletto) e il monregalese (Pianfei, Villanova Mondovì, San Michele Mondovì, Vicoforte, Farigliano, Lesegno e Mondovì).

Sono in corso accertamenti per verificare se sono attribuibili alla banda anche altri furti messi a segno nei mesi scorsi. Tra i reati di cui devono rispondere, anche la rapina commessa a Villanova Mondovì ai danni del bar “Terranova”, avvenuta nella notte del 18 gennaio 2017. In tre avevano divelto la serranda e forzato la porta di ingresso, entrando all’interno del locale. La proprietaria, che vive sopra il bar, svegliata dai forti rumori provenienti dal locale, era scesa per verificare cosa stesse accadendo. Qui era stata minacciata con un manganello di ferro. 

Le indagini  - svolte anche con l’ausilio di intercettazioni e delle immagini di videosorveglianza - sono state avviate nel novembre scorso e si sono concluse nel mese di febbraio ed hanno consentito di individuare un gruppo di cittadini di nazionalità albanese, tutti dediti alla loro unica fonte di reddito: la progettazione ed esecuzione di furti in abitazione e in esercizi commerciali (eseguiti prevalentemente in orario serale o notturno) in maniera “abituale” e “professionale”.

L’organizzazione “logistica” della “batteria” (procurare appartamenti “coperti” e telefoni celllulari “dedicati” intestati a prestanome in favore dei complici) era di competenza, appunto, dei cittadini albanesi già residenti in Granda.

Nel corso delle intercettazioni sono state captate conversazioni durante le quali gli stranieri hanno discusso con altri loro connazionali, residenti in altre zone del territorio nazionale, dei “gruppi” di lavoro e della “qualità” delle persone che li compongono; dei rispettivi “modus operandi” (principalmente effrazione delle finestre, rottura delle serrature delle porte, sfondamento delle stesse); della possibilità di "scambiarsi i territori e le persone" con le quali collaboravano.

Un vero e proprio network di professionisti dei furti, interscambiabile negli elementi, finalmente smantellato. La dottoressa Francesca Nanni, capo della Procura di Cuneo, ha tenuto a specificare una cosa: "Dall'agosto 2017, per disposizioni del legislatore, quando dalla perlustrazione delle abitazioni interessate dal furto non emergono elementi, quali reperti biologici o impronte digitali - è il 98% dei casi -, il caso viene archiviato. Le persone vittime di furto ricevono la notifica che li avvisa di questo. Ma non significa che le indagini non proseguano, anzi. Noi continuiamo e, anche a distanza di tempo, siamo spesso in grado di risalire ai responsabili. In questo sono forndamentali le intercettazioni telefoniche e le immagini della videosorveglianza. E' necessario sempre fare denuncia e dare agli inquirenti qualunque tipo di informazione, anche fosse un solo numero di targa della vettura usata dai criminali"

 

 

 

 

 

barbara simonelli

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